Gli agricoltori tedeschi marciano su Berlino, paralizzano una Germania sempre più in affanno politico, mostrano le fragilità della coalizione di governo di Olaf Scholz chiamata dalla Corte Costituzionale a un doloroso autodafé austeritario e risvegliano la rivolta dell’Europa rurale.
Cosa anima la rivolta tedesca
La rivolta degli agricoltori in Germania dura da inizio anno stata causata dai tagli ai sussidi voluti dal governo del cancelliere Olaf Scholz. Dopo che la Corte Costituzionale ha, in autunno, bocciato i conti pubblici del Paese e evidenziato nella legge di bilancio dell’anno scorso l’esistenza di un rovinoso buco da 30 miliardi di euro, in Germania ha ripreso quota la posizione del super-falco delle Finanze, il liberale Christian Lindner. Il governo del socialdemocratico Scholz, dei Verdi e dei liberali dell’Fdp ha, come noto, imposto un taglio alla spesa di 17 miliardi in cui ricadono anche le agevolazioni di cui godono gli agricoltori, profondamente sussidiati dallo Stato tedesco fin dal 1951. Questa decisione ha portato alla protesta degli agricoltori tedeschi, che hanno organizzato una settimana di scioperi e manifestazioni a Berlino.
Trascurate in larga parte dai media italiani, le proteste hanno incendiato la Germania. I trattori hanno sfilato fino alla Porta di Brandeburgo e le rivendicazioni dei movimenti agrari sono diventati sempre più ampie. Nel mirino degli esponenti della Germania rurale c’è anche la strategia europea del Farm to Fork, fortemente sostenuta dai Verdi del vicecancelliere Robert Habeck e del Ministro degli Esteri Annalena Baerbock, che prevede l’abbandono del 10% dei terreni agricoli, la conversione in produzioni di tipo biologico di almeno un quarto dei campi coltivabili e la decisa riduzione dell’utilizzo di concimi e fitofarmaci. In forma indiretta, il sostegno di Scholz e del suo governo a questa manovra è stata un altro punto contestato dagli agricoltori tedeschi.
In particolare, quello che per gli agricoltori tedeschi è un punto non negoziabile è il rallentamento del processo del governo per eliminare gradualmente le agevolazioni fiscali sul carburante diesel, la versione teutonica del “gasolio agricolo” caro ai coltivatori italiani. “Sebbene il governo abbia annacquato le proposte iniziali di tagliare i privilegi fiscali degli agricoltori, molti rimangono insoddisfatti, affermando che il piano governativo minaccia l’esistenza di molti agricoltori con bassi margini di profitto”, nota Politico.eu riportando la posizione della Dbv, la Coldiretti tedesca.
Afd punta sugli agricoltori
La partita è destinata a essere ricoperta anche di grande peso politico: la protesta degli agricoltori tedeschi ha visto l’attivo supporto di esponenti di Alternative fur Deutschland, formazione che sulla scia della crisi della coalizione “semaforo” vola nei sondaggi. Il partito di estrema destra tedesco di impronta nazional-conservatrice è oggi seconda nei sondaggi con il 24-25% dei consensi dietro l’Unione Cdu-Csu che veleggia attorno al 30%. Metterà alla prova la sua forza alle elezioni europee e al voto dei tre Lander - Brandeburgo, Turingia e Sassonia - che saranno chiamati alle urne nel 2024, in cui è in testa nei sondaggi.
La saldatura tra ascesa delle destre conservatrici e rivolte agricole non è un caso. La protesta degli agricoltori tedeschi è parte di un’ondata di proteste dell’Europa rurale che ha avuto inizio in Francia con i Gillet Gialli nel 2019 e si è poi estesa ad altri paesi europei, tra cui l’Olanda, in cui il movimento Bbb ha fatto parlare di sé delegittimando politicamente Mark Rutte, premier uscente, e contribuendo al nuovo vento nazional-conservatore che politicizzando l’agenda agricola e green ha dato nuova linfa. In tutti questi paesi, le proteste sono state scatenate da una serie di fattori, tra cui la crisi economica, la disoccupazione, la crescita della povertà, la precarietà del lavoro agricolo, la risposta a un’agenda contro la crisi climatica ritenuta plasmata dalle élite urbane e la mancanza di rappresentanza politica nelle forze tradizionali.
La destra cavalca l’agricoltura
In Germania l’Afd, in Olanda Gert Wielders, in Francia Marine Le Pen, egemone col Rassemblement National nel voto delle comunità agricole che hanno alimentato i Gillet Gialli: la contiguità tra ascesa delle destre dopo quello che sembrava esser stato il riflusso dell’ondata populista andata in scena tra 2020 e 2021 sull’onda della pandemia da Covid-19 e le dinamiche agricole è palese.
E anche nel resto dell’Europa ha avuto una chiara manifestazione. In Italia, ad esempio, la rivolta agricola non c’è stata, ma è chiaro il peso giocato da Coldiretti e dagli agricoltori nel portare acqua al mulino della Lega prima e di Fratelli d’Italia. Ma ci si ricorda anche della “rivolta del latte” animata dai pastori sardi nel febbraio 2019, che consolidò la saldatura, ritenuta innaturale fino a pochi anni prima, tra il Carroccio e il Partito Sardo d’Azione che animò le regionali vinte, quell’anno, da Christian Solinas del Psd’Az. In Spagna, lo stesso anno, a Madrid si riunirono decine di migliaia di cittadini della España vaciada, la Spagna profonda, periferica, dell’hinterland di Madrid agricolo e in declino. Una delle roccaforti elettorali, in seguito, di Vox.
Il trend, chiaramente, è analizzabile anche oltre Atlantico, ove il Partito Repubblicano nella sua versione più conservatrice domina gli Stati della Corn Belt agricola, inondata di sussidi anche dai più fiscalmente integerrimi esponenti del Grand Old Party andata alla Casa Bianca. Solo Barack Obama è riuscito a espugnarne il cuore, l’Indiana e il Nebraska, dal 1968 a oggi, mentre tra “i campi di grano del Tennessee” cantati da Franco Battiato i repubblicani hanno perso solo negli Anni Novanta con Bill Clinton, ultimo presidente dem che veniva, non a caso, dall’America profonda, dall’Arkansas per la precisione.
Cosa succede negli Usa
“Come in Europa” anche negli Usa, “l’espansione della politica ecologica raggiungerà un punto di rottura che scatenerà una mobilitazione politica dell’America rurale che non vedevamo da molti anni”, ha analizzato il Washington Times parlando delle prospettive politiche dell’America rurale.
“Dato che gli Stati Uniti sono stati fondati da agricoltori rivoluzionari che hanno rischiato tutto per difendere il proprio stile di vita, la reazione contro i politici e gli attivisti urbani elitari che tentano di dettare il modo in cui gli agricoltori gestiscono la terra sarà probabilmente ancora più intensa”: le primarie repubblicane hanno, in uno Stato della Corn Belt come l’Iowa, premiato proprio chi degli agricoltori “dimenticati” vuole essere il campione. Nientemeno che l’ex presidente Donald Trump. La rivolta populista del 2016-2018 nacque dalle periferie urbane. Saranno i campi e gli agricoltori a alimentare quella attualmente in corso, di stampo nazional-conservatore, in via di consolidamento? Dalla Germania in avanti i segnali sono sempre più forti.