Patto di Stabilità, scatta l’ora dei falchi? Il tedesco Lindner pronto a alzare la posta

Andrea Muratore

17/12/2023

Ad avere in mano la palla della riforma del Patto di Stabilità sarà il falco tedesco delle Finanze, Christian Lindner, che cerca di gettare un ponte per futuri esperimenti di governo con la Cdu.

Patto di Stabilità, scatta l’ora dei falchi? Il tedesco Lindner pronto a alzare la posta

Sono giornate cruciali per il futuro dell’Europa. L’asse «latino» formato da Emmanuel Macron, Giorgia Meloni e Pedro Sanchez ha chiesto ai margini del recente Consiglio Europeo una procrastinazione della discussione sulla riforma del Patto di Stabilità a giugno. Spicca su questo tema il silenzio della Germania e del cancelliere Olaf Scholz.

La palla passerà ora all’Ecofin, la riunione dei Ministri dell’Economia e delle Finanze, convocata in videoconferenza per il 20 dicembre. Ultimo appuntamento annuo prima della pausa natalizia e ultima chance per concludere una versione condivisa delle nuove regole europee. Il grande differenziale rispetto al Consiglio Europeo sarà il fatto che a rappresentare la Germania non sarà il socialdemocratico Scholz ma il “falco” Christian Lindner, leader del partito Fdp a trazione liberale e liberista alleato di Spd e Verdi nella “coalizione semaforo” che governa Berlino.

Scatta l’ora del falco Lindner

In un trend di sostanziale collasso elettorale dei tre partiti di governo in una Germania travolta nello scorso biennio dalla crisi energetica, dall’aumento dell’inflazione e dalle tensioni geopolitiche indotte dall’invasione russa dell’Ucraina la somma delle tre formazioni è oggi pari ai voti che sono previsti per l’Unione Cdu-Csu, data oggi al 32& (8% in più rispetto al voto del 2021): 15% per la Spd, 12% per i Grunen e solo 5% per l’Fdp, in bilico sulla soglia di sbarramento e dimezzato rispetto al voto 2021 che ne aveva garantito la riscossa. Lindner vuole tenere il punto e fare della prospettiva del ritorno del Patto di Stabilità il campo di prova della sua nuova ripresa politica in seno al governo e all’elettorato. Tanto per salvare le sorti del suo partito a sei mesi dalle Europee recuperando consensi ai cristiano democratici e alla destra Afd (in volo, seconda col 23%) quanto per gettare un ponte per possibili futuri esperimenti di governo con la Cdu.

Il campo di gioco ideale sarà la discussione sul Patto di Stabilità. Berlino chiede maggiore severità alla proposta della Commissione Europea, regole più certe sugli investimenti scorporabili dal bilancio e, soprattutto, rientri netti e precisi dagli extra-debiti creati dalla pandemia di Covid-19. Una posizione in totale antitesi rispetto a quella dei “latini”, che chiedono flessibilità, una sorta di strutturazione permanente del debito comune di Next Generation Eu e, in prospettiva, pensano all’idea di strutture europee per digerire e smaltire le passività create dalla pandemia.

lI caos tedesco alimenta il massimalismo

Scholz, personalmente, non ha preclusioni totali ma non può cedere e presentarsi in Germania come l’uomo del debito. Specie alla luce della mazzata inflitta al governo di Berlino dalla Corte Costituzionale di Karlsruhe che ha imposto di inserire nel deficit 60 miliardi di euro di aiuti energetici scorporati grazie ai fondi anti-pandemia, costringendo l’esecutivo a ridiscutere completamente la sua legge di bilancio. Lindner in quest’ottica ha preso la palla al balzo preparando in patria la battaglia europea per una nuova austerità. Il 44enne politico liberale del Nordreno-Vestfalia, da sempre fiscalmente conservatore, ha sottolineato di voler chiedere agli alleati, in futuro, uno stretto rispetto del “freno al debito” costituzionalmente sancito dalla Germania, che limita il deficit federale allo 0,35% del Prodotto interno lordo in fasi non emergenziali e di non voler sostenere cambiamenti più ampi alla regola del debito, come l’esenzione dal computo degli investimenti per le politiche finalizzate alla protezione del clima, chiesta fortemente dal ministro dell’Economia dei Verdi Robert Habeck.

“Con l’accordo sul bilancio il governo ha accettato di rispettare il freno all’indebitamento nel 2024, dopo che già quest’anno aveva dovuto essere sospeso e in anni precedenti a causa della guerra in Ucraina, della crisi energetica e della pandemia”, ha scritto Politico.eu. Su questo fronte Lindner l’ha avuta vinta e si presenterà galvanizzato al dibattito europeo. Dove la Germania, sostanzialmente, si indirizzerà verso un nuovo trinceramento sull’austerità. Stop alla flessibilità, stop alle deroghe per frenare il ritorno del rigore, sì nel peggiore dei casi al vecchio Patto di Stabilità che a Berlino non dispiace in questa circostanza e sarebbe certamente un’opzione sostenuta da Lindner, che difende l’idea del ritorno della “normalità fiscale”, come l’ha definita a luglio, per l’intera Europa.

Austerità tedesca, crisi europea

L’Unione Europea si trova dunque ostaggio delle posizioni massimaliste su cui il governo tedesco si è a lungo diviso ma su cui si teme Scholz possa esser spinto dalla necessità di varare una finanziaria d’emergenza e dall’impegno di riportare il debito/Pil sotto controllo dal 2024. L’assenza di un accordo, anche sul rinvio delle discussioni, farà tornare in vigore dall’1 gennaio 2024 il vecchio Patto di Stabilità, con tanto di regole sulle procedure d’infrazione per i debiti eccedenti il 3% del rapporto col Pil o addirittura la soglia calcolata come ottimale per la crescita potenziale (output gap), una regola antistorica e che ha frenato a lungo la crescita europea fino, perlomeno, alla lunga sospensione del Patto di Stabilità decretata all’inizio del Covid-19 nella primavera 2020.

Tutto questo con in vista le elezioni europee e la necessità di costruire una nuova Commissione capace di indirizzare i fondi e le politiche Ue verso una crescita verde e digitale, verso la sfida dell’Ia, della tecnologia, della Difesa comune. Non verso nuovo rigore. Ma in Germania sembra che il discorso pubblico sia tornato indietro di un decennio. Con tutti i rischi del caso.