Forex: tempi duri per le valute legate al petrolio

La caduta dei prezzi del petrolio sta mettendo al tappeto le monete di quei paesi che traggono dalla vendita di «oro nero» gran parte delle proprie entrate fiscali

Il crollo dei prezzi del petrolio sui mercati internazionali sta avendo un grosso impatto anche sull’andamento di quelle valute particolarmente correlate alle oscillazioni dell’oro nero. Si tratta di monete di paesi produttori e/o esportatori di greggio, che dalla vendita dei prodotti energetici traggono buona parte delle proprie entrate fiscali. Il petrolio Wti è sceso fin sotto 37$, aggiornando nuovi minimi pluriennali che non si vedevano dai tempi della crisi finanziaria globale del 2008.

Il crollo del greggio è stato favorito dalla recente decisione dell’Opec di non fissare alcun tetto alla produzione, senza contare la decisione del Cartello di continuare a evitare qualsiasi riferimento a un possibile taglio dell’output da qui ai prossimi mesi. Alcuni paesi, come il Venezuela, che stanno soffrendo terribilmente la caduta del petrolio, ritengono che i prezzi potrebbero scendere anche fino a 25$ o addirittura 20$ nel caso in cui non vengano intraprese azioni aggressive mirate a far risalire le quotazioni.

Le monete legate al petrolio che stanno accusando di più il colpo sono il dollaro canadese, il rublo russo, la corona norvegese e il peso messicano. La valuta di Ottawa è scesa sui livelli più bassi da quasi 12 anni sul biglietto verde, con il cambio USD/CAD che è riuscito a sfondare anche quota 1,36. Tecnicamente il Loonie sembra ora proiettato almeno a 1,40. Vola il cambio USD/RUB, a un passo da 70 e sui massimi da fine agosto, mentre il cambio USD/MXN è tornato sopra 17. Male anche la corona di Oslo: ai minimi dal 2002 contro il dollaro e in forte ribasso anche nel cambio con l’euro.

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