Mappa del Fintech: i migliori paesi dove lanciare una startup e perché

La valutazione da parte di istituti di ricerca e analisti dei principali FinTech hub del mondo: in vetta Singapore, poi Zurigo e Ginevra. L’Italia, con Milano, al 22° posto.

Mappa del Fintech: i migliori paesi dove lanciare una startup e perché

FinTech, ovvero un mercato globale che continua a crescere a doppia cifra e che si stima toccherà gli 8 trilioni di dollari entro il 2022. Un giro d’affari che al momento vede protagonisti gli Stati Uniti e la Cina, mentre l’Europa, ancora distante, è in rincorsa. Fintech in Italia: i numeri e le startup più interessanti nel 2019->/Fintech-in-Italia-le-startup-piu-interessanti-2019]

Dato questo contesto, la dinamicità delle start-up si trova a dover fare i conti con una serie molto complessa di fattori, tutti da considerare e da tenere ben presenti qualora si voglia investire in questo settore.

Si parla infatti di “FinTech hub” per definire i punti focali delle attività FinTech all’interno di un’area geografica o di un network. Sono di fatto gli ecosistemi composti da infrastrutture, organizzazioni e persone all’interno dell’hub, ma anche il modo in cui tali elementi sono organizzati e interagiscono con le città o con le regioni.

In quest’ottica, quali paesi hanno il più forte potenziale di imprenditorialità, innovazione e FinTech nel mondo?

Fintech: le 10 città ideali per aprire una startup

  1. Singapore
  2. Zurigo
  3. Ginevra
  4. Londra
  5. Amsterdam
  6. Toronto
  7. Stoccolma
  8. New York
  9. San Francisco
  10. Hong Kong

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La classifica è stata stilata dall’Istituto per i servizi finanziari Zug (IFZ) dell’Università di Scienze Applicate di Lucerna, attraverso uno studio che identifica le regioni con gli ecosistemi FinTech più solidi utilizzando fattori generalmente associati alla promozione dell’imprenditorialità e dell’innovazione, nonché indicatori relativi alle tecnologie finanziarie (analisi PEST/political-legal, economic, social, technological).

Lo stesso approccio utilizzato anche da Deloitte per realizzare il suo Global Fintech Report, incrociando in maniera ponderata dati e analisi relativi all’area del talento, del capitale, della domanda e della politica e regolamentazione. La capacità di attrarre talenti nei settori chiave della finanza, tecnologia e imprenditoria è cruciale per il successo degli hub su scala globale. Anche l’accesso al capitale, sia che provenga da investitori privati, governi o aziende, è un driver chiave delle attività FinTech attraverso gli hub.

Come in qualsiasi altro settore, anche in ambito FinTech è la domanda a guidare la fornitura, sia che provenga dai consumatori (B2C) o da altre attività (B2B). Se questa equazione è vera, per i maggiori hub finanziari (Londra, Chicago, New York, San Francisco e Hong Kong), non sempre la presenza di forti servizi finanziari equivale a un forte hub FinTech: ad esempio a Tokio, nonostante un’industry potente dal punto di vista finanziario, il FinTech si è affermato più lentamente a causa di altri fattori, come la regolamentazione.

Dove c’è una legislazione favorevole

Infatti sono proprio la politica e le leggi a rappresentare un altro elemento decisivo nello sviluppo e nel successo di un FinTech hub. I governi e gli enti regolatori devono riuscire a trovare un equilibrio tra la promozione dell’innovazione e della competitività e la protezione di investitori e consumatori. Ne sono testimonianza due dei poli FinTech più rilevanti al mondo, ovvero Londra e Singapore, con la loro legislazione e gli enti preposti (rispettivamente la Financial Conduct Authority e la Monetary Authority) in continuo divenire, visti come dei veri e propri pionieri in materia.

Anche le misure governative possono fare la differenza, come successo ad esempio in India, dove il Governo ha stabilito programmi e previsto investimenti per supportare lo sviluppo del FinTech e delle start-up nel Paese.

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Anche Milano tra le città migliori per aprire una startup

La classifica proposta da IFZ è guidata da Singapore, grazie al suo ambiente politico e giuridico eccezionale: un mercato piccolo, ricco però di talenti tecnologici, sviluppatosi anche grazie alle leggi sull’immigrazione più favorevoli di quelle britanniche, in grado di attirare a sé numerosi “cervelli” stranieri. Non a caso qui il 70% dei fondatori di aziende FinTech è immigrato.

Al secondo e terzo posto due città svizzere: Zurigo e Ginevra, grazie alla loro solida performance sotto il profilo politico e legale (in questo ambito sono al primo posto tra tutte e 30 le città). L’elevata stabilità politica, il basso livello di corruzione, l’alto livello di libertà di stampa e le moderate aliquote dell’imposta sulle società sono fattori determinanti del loro successo, mentre sono possibili miglioramenti sul versante della tecnologia.

Al quarto posto si posiziona Londra, città che negli anni passati era sempre stata considerata la capitale mondiale del fintech, grazie ai grandi incentivi fiscali e alla cornice legislativa. Amsterdam, Toronto, Stoccolma, New York, San Francisco e Hong Kong completano la top ten della classifica generale degli hub tecnofinanziari.

Seguono due altre città europee, le tedesche Francoforte e Berlino. Qui sembra essere conveniente affittare spazi per le startup, ma restano scarsi gli investimenti esteri. In Australia (Sidney è al 13° posto) “pagano” l’agenda digitale governativa (National Innovation and Science Agenda) e l’introduzione di incentivi fiscali di impronta inglese. Presente anche l’Italia, con Milano al 22° posto (non a caso la maggior parte delle migliori startup italiane dove lavorare ha sede a Milano), dopo Dubai e prima di due città cinesi, Beijing e Shangai.

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Argomenti:

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