Fincantieri crolla del 23% da inizio anno nonostante utili record. Cosa sta succedendo al titolo?

Redazione Money Premium

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Resta da verificare se il management riuscirà a convertire le opportunità defense e underwater in ricavi e margini coerenti con la guidance confermata di ricavi a 9,3-9,4 miliardi

Fincantieri crolla del 23% da inizio anno nonostante utili record. Cosa sta succedendo al titolo?

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Il titolo Fincantieri da inizio anno ha perso oltre il 23 per cento, un movimento che ha riportato il titolo ben lontano dai massimi toccati nei primi mesi dell’anno e dal picco di 52 settimane a 27,38 euro.

Il calo si è materializzato nonostante risultati semestrali record, con un utile netto salito a 102 milioni di euro, circa il triplo rispetto ai 35 milioni del primo semestre 2025, un Ebitda cresciuto del 12,5 per cento a 350 milioni e un margine salito al 7,6 per cento.

Perché il mercato è deluso?

La reazione negativa del mercato si spiega in buona parte con la delusione per la conferma della guidance 2026 invece di un rialzo, dopo un primo semestre solido, e con l’effetto ancora percepito della diluizione derivante dall’aumento di capitale da circa 500 milioni concluso a febbraio 2026. In quell’operazione, curata tra gli altri da Mediobanca, Bnp Paribas e Jefferies, sono state collocate 32,6 milioni di nuove azioni a 15,32 euro, con uno sconto del 7 per cento, portando Cdp Equity dal 70,67 per cento al 64,25 per cento e aumentando il flottante verso il 36 per cento.

Pierroberto Folgiero, amministratore delegato e direttore generale, ha ribadito che l’operazione serviva a rafforzare la flessibilità finanziaria per la crescita inorganica, in particolare nel segmento underwater, e i proventi sono stati poi impiegati per acquisizioni annunciate a luglio. Il mercato, tuttavia, ha interpretato l’operazione come un overhang e ha penalizzato il titolo anche nei mesi successivi, quando gli ordini del primo semestre sono risultati inferiori all’anno precedente per ragioni di timing, soprattutto nel defense, dove si attendono ancora commesse visibili come le tre fregate Fremm Evo per la Marina portoghese e altri programmi europei. Le implicazioni di questo storno sono ambivalenti.

I rischi per il titolo e cosa monitoreranno gli analisti?]

Da un lato il calo ha compresso i multipli, con un rapporto prezzo/utili ancora elevato sul trailing ma più contenuto sul forward e un Ev/Sales intorno a 0,6 volte, rendendo il titolo più accessibile rispetto alla visibilità offerta da un carico di lavoro complessivo di 73,9 miliardi di euro, di cui 43 miliardi di backlog, con consegne che si estendono fino al 2039. Dall’altro permane il rischio che ulteriori ritardi nella conversione degli ordini defense o una saturazione dei cantieri possano pesare sulla generazione di cassa e sul sentiment, già provato dal confronto con il rally del 2025. Il caso di investimento per Fincantieri poggia sulla capacità del gruppo di trasformare un portafoglio ordini di dimensioni eccezionali in redditività crescente, come già dimostrato dal miglioramento dei margini nel cruise, sostenuto da pricing migliore e da iniziative di efficienza, e dalla crescita organica e per linee esterne dell’underwater.

Analisti come Tommaso Castello di Jefferies, che mantiene un target a 20,50 euro con raccomandazione buy, Sriram Krishnan di Deutsche Bank con 19 euro, Antonio Gianfrancesco di Intermonte con 18,20 euro outperform e Matteo Bonizzoni di Kepler Cheuvreux con 19,50 euro, vedono un potenziale di rialzo medio intorno al 38-40 per cento rispetto ai livelli attuali, con un consensus complessivo buy e un target medio vicino ai 17,70-17,80 euro. Il recente accordo con Viking per due navi da crociera di piccole dimensioni da costruire ad Ancona con consegna nel 2032, del valore compreso tra 500 milioni e un miliardo di euro, rafforza la pipeline cruise e conferma la continuità occupazionale e industriale del sito, come sottolineato da Folgiero.

La valutazione attuale incorpora già gran parte delle incertezze sul timing degli ordini e sulla diluizione, mentre i fondamentali, inclusa la riduzione del rapporto posizione finanziaria netta adjusted su Ebitda a 1,0 volta nel primo semestre grazie anche all’aumento di capitale, delineano un profilo di rischio-rendimento più equilibrato rispetto a mesi fa. Resta da verificare se il management riuscirà a convertire le opportunità defense e underwater in ricavi e margini coerenti con la guidance confermata di ricavi a 9,3-9,4 miliardi, Ebitda tra 700 e 710 milioni e utile netto tra 140 e 180 milioni per l’intero 2026, un test che determinerà se il calo da inizio anno rappresenti un’occasione di accumulo o il segnale di una fase di consolidamento più lunga.

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