Quando la distanza tra una quotazione di Borsa e il prezzo obiettivo degli analisti supera il 40%, il numero finisce inevitabilmente per attirare l’attenzione. Una percentuale di queste dimensioni può suggerire che il mercato stia valutando un titolo con maggiore prudenza rispetto alle banche d’affari, ma può anche nascondere problemi che hanno spinto rapidamente verso il basso le quotazioni senza che i target siano ancora stati adeguati nella stessa misura.
È proprio questa la situazione con cui Piazza Affari si presenta all’appuntamento con ottobre. Tra i titoli del listino italiano emergono quattro società appartenenti a settori molto diversi, accomunate da una distanza superiore al 40% rispetto ai rispettivi prezzi obiettivo. Dietro un dato apparentemente simile si nascondono però storie quasi opposte, sia per l’andamento dell’ultimo anno sia per il giudizio espresso più recentemente dagli analisti.
Per comprendere se questa anomalia sia realmente significativa non basta quindi guardare il target price. Occorre verificare come si è arrivati a quella distanza, quali banche d’affari continuano a sostenere valutazioni elevate e, soprattutto, se il comportamento dei prezzi fornisca qualche indicazione coerente con lo scenario delineato dal consensus. Da questo confronto emergono differenze molto più importanti del semplice potenziale percentuale.
Quattro titoli oltre il 40%, ma il significato non è lo stesso
La fotografia di fine settembre individua Fincantieri, STMicroelectronics, Leonardo e Stellantis come i quattro titoli con la maggiore distanza positiva rispetto al target price degli analisti.
Per Fincantieri il potenziale indicato è del 46,73%, per STMicroelectronics del 46,17%, per Leonardo del 40,37% e per Stellantis del 40,20%.
È importante chiarire subito un aspetto. Parlare di un potenziale superiore al 40% non significa automaticamente affermare che queste azioni siano sottovalutate del 40%. Il target price è una stima prospettica, normalmente riferita a un orizzonte di dodici mesi, e può cambiare quando vengono aggiornate le previsioni sugli utili, le valutazioni del settore o lo scenario macroeconomico.
C’è poi un’altra differenza sostanziale. Fincantieri ha perso il 42,62% nell’ultimo anno, mentre Stellantis arretra del 49,11%. Leonardo registra una flessione molto più contenuta, pari al 9,01%. STMicroelectronics si trova all’estremo opposto, con un progresso del 91,24%.
Lo stesso potenziale teorico nasce quindi da dinamiche radicalmente differenti.
Fincantieri, gli analisti restano molto più ottimisti del mercato
Fincantieri rappresenta probabilmente il caso in cui lo scarto tra andamento del titolo e valutazioni degli analisti appare più evidente.
Le indicazioni raccolte negli ultimi mesi mostrano una prevalenza di giudizi positivi. Banca Akros ha indicato un target di 17 euro con raccomandazione Buy. Con una quotazione di riferimento intorno a 12,26 euro, la distanza è di circa il 38,7%.
Deutsche Bank si è spinta a 19 euro, valore superiore di circa il 55% rispetto allo stesso riferimento. Intermonte, con un giudizio Outperform, ha fissato il target a 18,20 euro, corrispondente a un potenziale di circa il 48,5%.
Equita ha indicato 16 euro, circa il 30,5% sopra la quotazione, mentre Intesa Sanpaolo ha collocato il proprio obiettivo a 16,80 euro, con un margine nell’ordine del 37%.
Ancora più elevate le valutazioni di Kepler Cheuvreux e Jefferies. La prima ha indicato 19,50 euro, quasi il 59% sopra la quotazione di riferimento, mentre Jefferies, con un target a 20,50 euro, arriva a prospettare una distanza superiore al 67%.
L’elemento interessante non è però soltanto il livello dei target. È la scarsità di giudizi esplicitamente negativi a rendere significativo il consensus. Gli analisti sembrano quindi interpretare la debolezza del titolo come una correzione molto più profonda rispetto al deterioramento che incorporano nei fondamentali della società.
Il mercato, almeno per ora, racconta una storia più prudente. La struttura tecnica di Fincantieri ha subito un deterioramento significativo. Dopo la forte discesa, il titolo ha toccato a fine settembre un minimo intorno a 11,23 euro, prima di reagire con decisione.
Questo movimento rende particolarmente interessante l’area compresa tra 11,20 e 11,70 euro. Finché rimane intatta, può rappresentare una zona di stabilizzazione dopo la correzione.
Per parlare di un cambiamento più convincente del quadro di breve periodo servirebbe però qualcosa di diverso da un semplice rimbalzo. La fascia 12,60-12,70 euro rappresenta un primo ostacolo significativo. La capacità di recuperarla e soprattutto di mantenersi al di sopra di essa fornirebbe un segnale più consistente di ricostruzione della struttura tecnica.
Fino a quel momento rimane evidente la divergenza tra un consensus degli analisti molto favorevole e un grafico che deve ancora dimostrare di avere completato la fase correttiva.
STMicroelectronics, il caso più particolare dei quattro
La situazione di STMicroelectronics è profondamente diversa. Il titolo presenta un potenziale verso il target medio del 46,17%, quasi identico a quello di Fincantieri. Nell’ultimo anno, però, STMicroelectronics ha guadagnato oltre il 91%.
Non siamo quindi davanti a un titolo che mostra un forte upside teorico semplicemente perché è crollato. Il mercato ha già rivalutato sensibilmente STM, mentre diversi analisti continuano a ritenere che la valutazione possa essere superiore.
Tra le indicazioni più significative troviamo UBS, che ha confermato una raccomandazione Buy con target a 80 euro. Rispetto a una quotazione di riferimento vicina a 46,90 euro, si tratta di una differenza di circa il 70,6%.
Berenberg ha indicato 68 euro mantenendo il giudizio Buy. In questo caso la distanza è di circa il 45%. Citi ha invece portato il proprio obiettivo da 62 a 65 euro, conservando una valutazione positiva: il nuovo target si colloca circa il 38,6% sopra il prezzo preso come riferimento.
Il confronto con i multipli evidenzia però un aspetto da non trascurare. STM tratta a un P/E superiore a 100 sulla base degli utili degli ultimi dodici mesi e a circa 69 volte l’EBIT. Si tratta di rapporti che risentono della fase attraversata dalla redditività e che rendono evidente come le valutazioni degli analisti siano fortemente prospettiche.
Il mercato, in altre parole, non sta attribuendo valore soltanto ai risultati correnti, ma alla possibilità di un miglioramento degli utili futuri.
Anche il quadro tecnico distingue STM dagli altri titoli considerati.
La quotazione si è mantenuta sopra alcune delle principali medie mobili di medio e lungo periodo, compresa quella a 200 sedute. L’RSI non segnala una condizione estrema e la configurazione del MACD ha mostrato maggiore solidità rispetto a quella osservabile sui titoli reduci dalle correzioni più profonde.
L’area tra 44 e 45 euro assume una particolare importanza. Una permanenza sopra questa fascia manterrebbe sostanzialmente intatta la struttura costruita negli ultimi mesi.
Sul lato superiore, invece, la regione 47-48 euro rappresenta il primo passaggio da superare per consentire alle quotazioni di uscire dalla fase di consolidamento di breve periodo.
Tra i quattro titoli, STM è quindi quello nel quale la distanza dai target degli analisti convive con la struttura tecnica più costruttiva. Questo non elimina il rischio di correzioni, soprattutto dopo una performance annuale così pronunciata, ma rende il caso profondamente differente rispetto a quello di un titolo che presenta un elevato potenziale soltanto dopo una forte caduta.
Leonardo, il mercato ha corretto ma i target restano elevati
Leonardo presenta un’altra configurazione ancora.
La performance annuale è negativa del 9,01%, decisamente meno severa rispetto a Fincantieri e Stellantis. La distanza dal target medio raggiunge tuttavia il 40,37%.
Le valutazioni pubblicate dagli analisti rimangono nel complesso elevate.
Bernstein ha confermato un giudizio Outperform, pur riducendo il prezzo obiettivo a 60 euro. Con una quotazione vicina a 49,76 euro, si tratta ancora di circa il 20,6% di distanza.
Exane BNP Paribas ha migliorato la propria valutazione da Neutral a Outperform e portato il target da 65 a 67 euro. L’obiettivo si colloca circa il 34,6% sopra il riferimento di mercato.
Più elevata l’indicazione di JP Morgan, che ha portato il target a 73 euro con giudizio Overweight. La distanza raggiunge in questo caso circa il 46,7%.
Equita ha indicato 69 euro, quasi il 39% sopra la quotazione considerata, mentre Jefferies ha espresso un obiettivo di 68 euro, corrispondente a circa il 36,7%. Anche in questo caso emerge dunque una discrepanza tra comportamento recente delle quotazioni e valutazioni prospettiche degli analisti.
Sul piano fondamentale, inoltre, Leonardo presenta multipli molto diversi da quelli di STM. Il rapporto prezzo/utili è intorno a 25, mentre l’EV/EBITDA è circa 15,6. Numeri che, presi isolatamente, non determinano se un titolo sia caro o conveniente, ma aiutano a comprendere quanto siano differenti le quattro società racchiuse nello stesso gruppo dal criterio del potenziale verso il target.
La situazione tecnica richiede qualche attenzione in più. Leonardo si è allontanata dai massimi raggiunti nel corso dell’anno e la correzione ha portato il titolo a confrontarsi nuovamente con l’area dei 50 euro. L’RSI era sceso verso quota 38 e il MACD aveva assunto un’impostazione negativa, mentre il prezzo si era portato sotto diverse medie mobili.
La zona 48,8-49 euro rappresenta un primo supporto da osservare. La sua tenuta permetterebbe alla fase di consolidamento di proseguire senza un ulteriore deterioramento evidente.
Verso l’alto, invece, l’area 50,5-51 euro costituisce un primo spartiacque. Un recupero stabile di questi livelli avrebbe maggiore rilevanza rispetto alle oscillazioni giornaliere e potrebbe indicare un progressivo riassorbimento della correzione.
Anche per Leonardo, quindi, il giudizio espresso dai target appare più costruttivo del segnale proveniente attualmente dal grafico.
Stellantis, il +40% che va interpretato con maggiore cautela
Stellantis è probabilmente il titolo che dimostra meglio perché la distanza dal target medio non debba essere interpretata automaticamente come un segnale positivo.
Il titolo ha perso il 49,11% nell’ultimo anno. Il rapporto prezzo/valore contabile è appena 0,20 e il rapporto prezzo/fatturato è 0,07. L’EV è pari a circa un quarto dei ricavi degli ultimi dodici mesi.
Sono valori estremamente contenuti, ma una valutazione bassa non equivale necessariamente a una sottovalutazione. Può anche riflettere le aspettative del mercato su redditività, generazione di cassa e difficoltà operative future.
È proprio sulle raccomandazioni degli analisti che emerge la differenza più importante rispetto agli altri tre titoli.
Berenberg ha ridotto il giudizio da Buy a Hold e abbassato il target da 7,80 a 5,10 euro. Rispetto a un prezzo vicino a 3,94 euro, anche il nuovo obiettivo conserva una distanza di circa il 29%, ma la direzione della revisione è chiaramente negativa.
Morgan Stanley ha modificato il giudizio da Equal Weight a Underweight e ridotto il prezzo obiettivo da 5,70 a 4,50 euro. Il margine rispetto alla quotazione è quindi appena superiore al 14%.
Bernstein ha indicato un target di 4 euro, sostanzialmente in linea con le quotazioni di fine settembre.
Equita ha mantenuto un’impostazione più prudente con un target di 6 euro, mentre UBS ha indicato 5,80 euro. Questi ultimi due prezzi obiettivo implicano rispettivamente distanze nell’ordine del 52% e del 47%.
È quindi la dispersione delle valutazioni a essere particolarmente significativa.
Il target medio rimane molto più elevato del prezzo di mercato, ma il consensus non presenta la stessa compattezza osservabile, per esempio, su Fincantieri. Alcuni analisti stanno progressivamente ridimensionando le proprie aspettative e questo rende necessario distinguere il dato medio dall’evoluzione delle raccomandazioni più recenti.
Anche il grafico continua a indicare debolezza. A fine settembre l’RSI era sceso verso quota 34 e il MACD risultava negativo. La quotazione si trovava inoltre sotto le principali medie mobili di breve, medio e lungo periodo.
L’area dei 4 euro è diventata il primo riferimento tecnico. Un recupero stabile della fascia 4-4,10 euro sarebbe necessario almeno per attenuare la pressione ribassista di breve periodo.
Verso il basso, la zona compresa tra 3,86 e 3,92 euro rappresenta invece il primo sostegno. Una sua violazione renderebbe ancora più fragile la configurazione tecnica.
Per Stellantis, quindi, il potenziale superiore al 40% deriva in misura importante dalla profondità della discesa del titolo. È un’informazione molto diversa rispetto a quella fornita dallo stesso numero su STM.
Il confronto tra analisti e grafico cambia la lettura dei quattro titoli
La fotografia iniziale potrebbe suggerire quattro opportunità molto simili. Un esame più approfondito porta invece a conclusioni assai diverse, senza la necessità di stabilire una graduatoria tra i titoli.
Fincantieri presenta una delle divergenze più marcate tra analisti e mercato. La maggioranza delle valutazioni rimane positiva e alcuni target sono molto lontani dalle quotazioni, ma il titolo deve ancora confermare tecnicamente di avere costruito un minimo affidabile dopo la forte correzione.
STMicroelectronics arriva allo stesso appuntamento dopo una performance annuale superiore al 90%. Gli analisti continuano tuttavia a indicare obiettivi sensibilmente più elevati e, soprattutto, la struttura grafica di medio periodo appare meno deteriorata di quella degli altri titoli.
Leonardo si trova in una posizione intermedia. La correzione dai massimi ha indebolito il quadro tecnico, ma non ha prodotto finora un ridimensionamento altrettanto drastico delle valutazioni degli analisti.
Stellantis presenta invece la situazione più complessa da interpretare. Il forte potenziale implicito nel target medio convive con una perdita annuale vicina al 50%, alcuni downgrade recenti e una configurazione tecnica ancora fragile. È esattamente il caso in cui osservare soltanto la distanza dal prezzo obiettivo potrebbe restituire un’immagine incompleta.
Cosa osservare nel mese di ottobre
L’inizio di ottobre offre quindi un interessante banco di prova. Per Fincantieri sarà importante verificare la capacità di superare stabilmente l’area 12,60-12,70 euro. Per STMicroelectronics la tenuta della fascia 44-45 euro e un eventuale superamento di 47-48 euro potranno fornire indicazioni sulla prosecuzione della struttura costruita negli ultimi mesi.
Per Leonardo l’attenzione può concentrarsi sulla fascia 48,8-49 euro come primo sostegno e su 50,5-51 euro come area da recuperare. Per Stellantis, infine, l’eventuale ritorno sopra 4-4,10 euro rappresenterebbe un primo segnale di attenuazione della debolezza, mentre nuovi minimi sotto l’area 3,86-3,92 euro confermerebbero le difficoltà attuali.
Target price e analisi tecnica descrivono due orizzonti diversi. I primi cercano di stimare dove potrebbe trovarsi un titolo nei mesi successivi, il grafico registra invece ciò che compratori e venditori stanno facendo adesso. Per questo, più che concentrarsi sul potenziale superiore al 40%, può essere utile seguire durante ottobre l’evoluzione dei livelli tecnici e soprattutto eventuali nuove revisioni dei target e delle stime sugli utili. Sono questi elementi, più del singolo numero, a permettere di capire se la distanza tra prezzo e valutazioni degli analisti stia iniziando a ridursi oppure se il mercato continui a esprimere una cautela giustificata.
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