Si avvicina il rialzo dei tassi d’interesse della FED, cambio euro-dollaro scende sotto 1,09. Analisi e prospettive
Le minutes pubblicate dalla Federal Reserve escludevano un possibile rialzo dei tassi di interesse entro giugno, ma a quanto pare nel board della banca centrale americana c’è chi non sarebbe d’accordo con questa decisione.
Il governatore della Fed di Cleveland, Loretta Mester, ha infatti dichiarato ieri, nel corso di un’intervista a Reykjavik, che a suo parere il rialzo dei tassi sarebbe «vicino» e che ogni riunione potrebbe essere un’occasione per varare la stretta monetaria attesa da mesi.
Le affermazioni della Mester confermano quelle pronunciate poche settimane fa da Janet Yellen, causando una brusca reazione dei mercati, con il cambio euro-dollaro sceso a quota 1,09.
Il prossimo board si terrà a metà giugno. A questo punto, potrebbe essere quello il frangente in cui si deciderà di cambiare l’attuale assetto. Il presidente della Fed di Cleveland ha inviato i colleghi e gli investitori a tenere «la mente aperta», prospettando la possibilità di un intervento. A questo punto, tutto dipenderà dai prossimi dati macroeconomici. A breve verrà infatti pubblicato un nuovo dato sull’occupazione che, insieme agli altri, potrà fornire un’indicazione utile sull’andamento dell’economia statunitense.
Fed: le prospettive sui tassi d’interesse
Il rialzo dei tassi potrebbe dunque essere più vicino del previsto, grazie anche agli ultimi market mover. L’inflazione «core» nel mese di aprile è cresciuta dello 0,3%, la variazione maggiore dal gennaio 2013, con un aumento annuo dell’1,8%, vicinissimo dunque al target del 2% fissato dalla banca centrale. In parallelo la disoccupazione è scesa al 5,4%. Centrati gli obiettivi, sarebbe giunta l’ora di procedere a un rialzo dei tassi.
Nonostante ciò, all’interno del board continua la spaccatura. Le riserve dei Governatori sono state espresse da Stanley Fischer, n.1 della Fed di New York e braccio destro della Yellen: se la Federal Reserve rialzerà i tassi d’interesse dallo zero, non avrà la possibilità di portarli nuovamente all’attuale livello nel caso in cui accadesse qualcosa.
La cautela sembra dunque d’obbligo. Nonostante ciò Fischer ha invitato gli investitori a non dare un’importanza eccessiva al primo rialzo che, secondo lui, rappresenterebbe solamente il passaggio da una politica monetaria «ultra-espansiva» a una «eccessivamente accomodante».
Tirando le somme, l’opzione più probabile sembra essere un rialzo de tassi d’interesse entro l’estate, non a giugno ma alla fine di luglio, periodo in cui si terrà il board della banca. Nonostante ciò l’operazione avverrebbe in anticipo sulle attese di investitori e analisti.
Cambio euro-dollaro
Il cambiamento delle aspettative ha avuto immediate ripercussioni sul cambio euro-dollaro, sceso stamattina sotto 1,09 per poi tornare a quota 1.0904. In una sola settimana l’euro si è indebolito del 3,5% contro il biglietto verde. Ma le cause di questa tendenza non devono addebitarsi solo alla FED, ma soprattutto alle tensioni sulla Grecia che stanno squassando l’Eurozona.