Una Fase 2 lenta per “colpa” della Lombardia?

Alessandro Cipolla

27/04/2020

05/07/2021 - 16:36

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Dopo l’annuncio del premier Conte su come sarà strutturata la Fase 2 monta la protesta soprattutto dei commercianti: a frenare il governo sulle riaperture però potrebbero essere stati i dati sul contagio in Lombardia, specie a Milano.

La riapertura regionalizzata è una riapertura monca, zoppa, che non consentirebbe un equilibrato sviluppo neanche alle regioni che aprono. C’è una tale interconnessione tra filiere produttive a attività commerciali che c’è il rischio che un’apertura a macchia di leopardo faccia più danni che vantaggi”.

Così lo scorso 21 aprile Attilio Fontana dai microfoni di Radio24 si scagliava contro l’ipotesi, tenendo conto della curva del contagio da coronavirus, di una riapertura diversa tra le Regioni.

Il rischio era infatti che la Lombardia, la regione più colpita nel nostro Paese insieme a Piemonte, Emilia Romagna e Veneto, potesse vedere allentate e misure restrittive in atto più tardi rispetto a quelle del Sud dove ormai in diversi casi si è vicini al contagio zero.

Alla fine Giuseppe Conte nel delineare il suo ultimo DPCM sembrerebbe aver tenuto conto delle osservazioni del governatore della Lombardia, con la Fase 2 che dal prossim o4 maggio inizierà in maniera uguale in tutta Italia.

Fase 2: riapertura lenta a causa della Lombardia?

La Fase 2 così come è stata illustrata dal premier Conte ha scontentato un po’ tutti. Sul piede di guerra ci sarebbero soprattutto i commercianti, viste che molte attività come bar e ristoranti potranno ripartire solo dal 1 giugno mentre inizialmente si era parlato del 18 maggio.

Il governo da quando è iniziata l’emergenza coronavirus è sempre stato molto prudente, ascoltando i consigli dell’ISS e del Comitato Tecnico Scientifico, ma questa volta gli italiani che finora hanno comunque apprezzato l’operato di Palazzo Chigi si aspettavano un maggiore coraggio.

L’edizione odierna de Il Messaggero racconta però un retroscena su quale potrebbe essere stato uno dei motivi che hanno spinto Conte, in vista della Fase 2, ad allungare i tempi del calendario della riaperture.

Nella domenica dell’Annuncio - si legge in un articolo del quotidiano romano a firma di Simone Canettieri - i dati che provengono dalla Lombardia continuano a essere complicati e densi di preoccupazioni: a Milano è tornato a crescere il dato dei contagiati, anche se in Lombardia sono calati i decessi, ieri a più 56. Campanelli d’allarme che ieri hanno fatto rimettere al centro della task force di Vittorio Colao che parla con il Governo l’indice di contagio R0 e la capacità delle singole regioni di predisporre letti di terapia intensiva in caso di ritorno del contagio”.

Se la soluzione più logica poteva apparire quella di una Fase 2 a macchia di leopardo, permettendo così a un bar o a un centro estetico di Campobasso di riaprire prima di uno di Bergamo, questa scelta avrebbe senza dubbio provocato la “ribellione” della Lombardia e delle altre Regioni escluse.

Per non creare disparità di trattamento e tensioni politiche, alla fine Giuseppe Conte potrebbe così aver scelto di optare per una linea omogenea in tutta Italia nonostante le diverse linee di contagio tra il Nord e il Sud del Paese.

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