Il Fantacalcio fa male alla salute? I possibili effetti sull’organismo

Chiara Esposito

8 Gennaio 2022 - 12:29

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Le conseguenze sulla psiche dei fantallenatori fanno discutere. Analizziamo i risultati reali della ricerca scientifica rilanciata dal The Guardian.

Il Fantacalcio fa male alla salute? I possibili effetti sull'organismo

La testata britannica The Guardian lancia la notizia: il Fantacalcio può portare al declino della salute mentale. Ma quanto dovremmo considerare questa attività ludica una minaccia?

L’assiduità che caratterizza le pratiche di gioco di molti partecipanti a questo esempio di fantasport sul calcio dovrebbe sì farci sorgere degli interrogativi quando si parla di salute mentale, ma anche stimolarci ad indagare nel dettaglio in quali contesti i soggetti riportano dei veri effetti sulla propria psiche.

Il quotidiano inglese ha dato risalto alla pubblicazione sulla rivista Human Behaviour and Emerging Technologies dello studio accademico condotto dalla Nottingham Trent University proprio per mantenere un occhio vigile e razionale sulla vita degli scommettitori.

Contestualizzare il livello di dipendenza infatti significa prima di tutto porsi le giuste domande e non saltare a conclusioni.

L’origine dell’indagine statistica: conoscere un fenomeno di massa

Nonostante si parli di un fenomeno di massa che, analizzando soltanto le stime nostrane, porta il numero di fantallenatori italiani a circa 6 milioni, la ricerca è una delle primissime condotte in questo specifico campo.

L’indagine della Nottingham Trent University aveva uno scopo esplorativo che andrebbe mantenuto vivo in vista della rapida crescita del mercato degli sport fantasy. Si prevede infatti che questa fetta di mercato aumenterà di 9,34 miliardi di dollari tra il 2020 e il 2024, mentre si prevede che il download di app di giochi fantasy in tutto il mondo raggiungerà i 258 miliardi nel 2022.

In quest’ottica inoltre il Fantacalcio (Fantasy Football in inglese, abbreviato in FF) è stato segnalato come il fantasport numero uno a livello globale.

FF inoltre è un oggetto di studio interessante perché viene considerato un ibrido tra le normali scommesse e i videogiochi, entrambi contesti in cui gli studi clinici sono invece molto avanzati con associazioni significative tra attività ludica e episodi di ansia, depressione e soddisfazione per la vita.

Per testare l’effettiva similarità, o totale distinzione, da operare tra il Fantacalcio e queste altre pratiche però servono risultati concreti.

Il campione degli intervistati: identikit del giocatore medio

Consapevoli quindi della portata di questo fenomeno, gli esperti hanno condotto un sondaggio con intervistati provenienti da ben 96 paesi per un totale di 1995 soggetti.

Anche solo da questo dato è possibile raccogliere un’informazione chiave sulla fascia di individui coinvolti nel fenomeno: l’età media di coloro che hanno contribuito allo studio era di 33 anni e quasi il 96% degli intervistati era di sesso maschile.

Una peculiarità aggiuntiva, che ha ampliato la prospettiva di studio è che la maggior parte di questi individui si affidi all’ecosistema di contenuti di supporto al gioco stesso. App e profili che offrono ogni giorno consigli su come giocare così come siti web dedicati che inviano, alla strenua della applicazioni, continue notifiche push.

L’eventuale forma di dipendenza è quindi amplificata dall’insistenza e dall’onnipresenza del coinvolgimento dei social media, strumenti su cui è la ricerca scientifica in materia di effetti sui processi cognitivi e psico-sociali è avanzata e preoccupante.

Procedure e misurazioni

Il questionario in oggetto, dalla durata di 15-20 minuti, è stato pubblicizzato attraverso Twitter e il sito FantasyFootballScout.com, un noto sito web di FF.

Ad ogni partecipante è stata data la possibilità di non rispondere a una domanda se non lo desiderava e, di conseguenza, c’erano anche una serie di punti dati mancanti. Tuttavia, i tassi di risposta sono stati ancora estremamente elevati.

Questo ha permesso una corretta misurazione dei risultati, analizzata attraverso le procedure standard dei trial di psicologia clinica.

I reali risultati dell’indagine

La notizia rimbalza su numerose testate ma risalendo allo studio originale, gli esiti dello studio tanto dibattuto sono da ridimensionare, almeno parzialmente.

In generale, solo una minoranza di giocatori ha manifestato problemi di salute mentale nei confronti di FF (24,6% con almeno un lieve umore depresso, 19,6% con almeno un’ansia lieve e 13,6% con almeno una compromissione funzionale significativa). Queste sensazioni inoltre non sembrano associate dai soggetti all’intera esperienza di vita bensì vissuti solo mentre (o non molto tempo dopo/prima) del momento ludico e inquadrati come sentimenti transitori. Ricerche future mireranno ad esaminare se l’attività ha un impatto più olistico sulla salute mentale nella vita di tutti i giorni. Per il momento quindi i risultati sono contestuali ai soli momenti di attività pratica.

Umore basso, ansia, compromissione funzionale e comportamento problematico (che indicano una salute mentale peggiore) sono stati riscontrati inoltre solo negli individui nei gruppi più alti per coinvolgimento (molti campionati giocati, oltre 45 minuti di gioco, oltre 60 minuti di ricerca e oltre 120 minuti pensando a FF al giorno) ovvero un range ristretto di giocatori.

Questo parametro infine va associato agli anni di esperienza. La scoperta che più anni di gioco in FF hanno portato a migliori punteggi di salute mentale è stata abbastanza sorprendente perché si discosta dalla letteratura sui videogiochi. Una possibile spiegazione è la seguente: solo le persone che sono in grado di gestire la propria salute mentale in modo appropriato continueranno a giocare per un periodo così lungo.

La conclusione è incoraggiate, l’attenzione sulle forme di ludopatia deve rimanere alta, ma per il momento non ci troviamo davanti ad una vera «epidemia».

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