Startup di Intelligenza Artificiale? Il 40% la sbandiera ma non la usa davvero

Molte aziende di AI in Europa non la usano davvero, e ne sfruttano solo l’hype per farsi pubblicità. Il report che lo afferma.

Startup di Intelligenza Artificiale? Il 40% la sbandiera ma non la usa davvero

Il 40% delle startup di Intelligenza Artificiale in Europa in realtà non utilizza l’Intelligenza Artificiale. Ciò significa che moltissime aziende che la gente pensa siano società di AI (Artificial Intelligence) probabilmente non lo sono davvero.

Suona come un paradosso, eppure è quello che emerge dal sondaggio effettuato dalla società londinese di capitali di rischio MMC. Nel report pubblicato sulla testata specializzata The Verge si fa presente che le aziende di IA vogliono solo approfittare dell’hype generato da questa promettente tecnologia per farsi pubblicità e attirare capitali.

Un termine che fa presa sugli investitori

Intelligenza Artificiale è, infatti, uno dei termini più abusati nel mondo tecnologico oggi, a conferma di quanto sia diventata popolare. Stando alla ricerca MMC, che ha preso in considerazione più di 2.800 startup nei paesi UE classificate come società di Intelligenza Artificiale, ben il 40% non la utilizza effettivamente in modo concreto per le proprie attività. Come spiegato da David Kelnar, capo dello studio MMC e autore del report: “Nel 40 percento dei casi non abbiamo trovato traccia di prove di Intelligenza Artificiale”.

Ma non sempre la definizione di azienda di Intelligenza Artificiale proviene dall’azienda stessa. Spesso sono siti di analisi di terze parti i responsabili della classificazione.Dal report di MMC non è chiaro quale percentuale di false startup di IA identificate stia effettivamente fuorviando i propri clienti.

Il fatto è che le aziende avrebbero tutto l’interesse a non far presente la classificazione errata. Sembra proprio che il termine Intelligenza Artificiale sia una forte calamita per gli investitori. MMC ha scoperto che le startup che sviluppano Intelligenza Artificiale attraggono tra il 15 e il 50% in più di finanziamenti rispetto ad altri tipi di aziende. Nella maggior parte dei casi le startup sono consapevoli dell’errore di classificazione, ma non sono interessate a correggere il dato, anzi, ne sfruttano il beneficio.

MMC ha scoperto che quando le aziende distribuiscono intelligenza artificiale e apprendimento automatico, i casi d’uso sono piuttosto banali. I più popolari sono i chatbot (26%) e il rilevamento delle frodi (21%). In entrambi i casi è difficile giudicare quanto esattamente questa tecnologia sia vantaggiosa per i clienti. I chatbot sono spesso fastidiosi e, almeno ad oggi, si rivelano solo un modo per eliminare i costi legati all’assistenza clienti umana. Quanto al rilevamento delle frodi, esso è un servizio indubbiamente utile per privati e aziende, ma non di importanza cruciale lato vendite.

In sostanza, solo perché ci dicono che qualcosa è dotato di Intelligenza Artificiale non significa che in realtà lo sia, o ancora che sia anche indispensabile per la nostra vita quotidiana. Ad oggi l’AI, comprendendo una vasta gamma di tecnologie, è un termine che può significare tutto e niente; quel che è certo è che attira una grande quantità di pubblicità.

Cos’è davvero l’Intelligenza Artificiale?

È un fenomeno psicologico diffuso: ripetere una parola così tante volte che alla fine perde di significato, disintegrandosi nel nulla fonetico. È quello che è successo al termine Intelligenza Artificiale, onnipresente nell’odierno mondo tecnologico.

I suoi ambiti e modi d’uso sembrano i più disparati: dalla TV allo spazzolino da denti, dal settore della musica al lavoro, passando per l’automotive e la medicina, l’AI può esaminare i curriculum, aiutare i medici a diagnosticare malattie, consente alle macchine di guidarsi da sole, giudica il merito creditizio delle società, abbellisce le foto scattate con il telefono. In breve, l’IA prende decisioni che influenzano la nostra quotidianità.

In verità sembra piuttosto che la parola sia utilizzata in modo improprio, tanto da creare confusione su cosa sia davvero l’intelligenza Artificiale. Spesso le persone confondono erroneamente l’AI contemporanea con la versione con cui hanno più familiarità: uno scenario sci-fi con un computer cosciente e mille volte più intelligente di un essere umano. Un’immagine non conforme a quella che è la realtà dei fatti, e per la cui attuazione ci vorranno ancora molti anni di studio e di sviluppo.

Ecco perché oggi probabilmente è meglio parlare di machine learning piuttosto che di IA. Il machine learning, o apprendimento automatico, è tutto ciò che consente ai computer di imparare le cose da soli. Una scorciatoia brillante in cui c’è dell’intelligenza, ma non è “organica” e non gioca secondo le regole umane. Dove stiamo andando, quindi? Da anni si annuncia la prossima grande svolta nel settore. Kai-Fu Lee, un venture capitalist ed ex ricercatore di Intelligenza Artificiale, descrive il momento attuale come l’era dell’implementazione, in cui la tecnologia, dai laboratori, inizia a diffondersi nel mondo reale. La ricerca ha ancora tantissime strade da esplorare, e dal lato del prodotto abbiamo visto (ancora) solo la punta dell’iceberg algoritmico.

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