Il Fondo Monetario Internazionale ha svolto un’azione di controllo sul sistema finanziario e bancario italiano. La missione, nell’ambito del Programma FMI Assesment (FSAP) è stata condotta da Dimitri Demekas ed ha avuto luogo tra il 14 e il 31 gennaio e dal 12 al 26 marzo 2013.
Secondo il rapporto del FMI, le banche italiane sono abbastanza solide da poter resistere anche a nuove «ondate di crisi», sebbene uno shock finanziario rischi di indebolirne le capacità. Il settore finanziario italiano, scrive il FMI, poggia su una base solida, ma la crisi e la recessione impongono cambiamenti perché in questo momento lo scopo principale di qualsiasi intervento dev’essere quello di ripristinare la crescita economica.
Durante la missione, il rappresentante del FMI ha incontrato le più alte cariche del settore finanziario pubblico e privato d’Italia, da Ignazio Visco, Governatore della Banca d’Italia, a Giuseppe Vegas (Consob). Di seguito, traduciamo dal sito web del FMI, il rapporto sul settore finanziario italiano.
FMI: bene l’Italia nonostante la crisi
Il sistema finanziario italiano ha mostrato notevole capacità di recupero a fronte di una prolungata recessione nazionale e di una grave crisi in Europa. Il sistema è riuscito a superare questi shock e ad aumentare i depositi nazionali, reperendo capitali aggiuntivi.
A differenza di altri paesi, l’adeguatezza patrimoniale è stata realizzata con un modesto supporto dello Stato. Le stime suggeriscono che l’impatto delle norme requisite dal piano Basilea III lasceranno il sistema bancario, nel complesso, con un comodo fondo capitale.
L’espansione strutturale della liquidità dalla Banca Centrale Europea ha attenuato l’impatto della crisi del debito sulle banche, temporaneamente protette dalla volatilità del mercato. Il progresso verso l’unione bancaria rafforzerà questa tendenza.
Italia: i rischi rimangono
Sebbene più stabile, il sistema finanziario italiano non è immune ai rischi: perdura la debolezza dell’economia reale e il collegamento tra settore finanziario e debito sovrano rimane uno dei fattori chiave di rischio. La recessione si riflette nella bassa redditività delle banche e nel deterioramento della qualità del credito. La copertura dei prestiti e dell’accesso al credito è leggermente diminuita, anche se il confronto con i partner internazionali potrebbe essere fuorviante, visto che le regole di classificazione del prestito sono più obsolete che altrove.
Sul breve termine, il contesto economico continuerà a pesare sulla redditività, ma un programma mirato di ispezioni in loco da parte della Banca d’Italia potrebbe invertire la tendenza alla diminuzione dell’approvvigionamento di fondi.
Le banche che detengono grandi ampi possedimenti di titoli sovrani rimangono esposte a perdite e costi di finanziamento più elevati, se i rendimenti dei titoli di Stato dovessero aumentare in modo sensibile.
Le compagnie di assicurazione, allo stesso modo, detengono grandi porzioni di titoli di Stato, ma beneficiano di un incremento della redditività delle attività, dovuta al livello dei rendimenti garantiti. Nel complesso, il rendimento sui titoli di Stato italiani è sceso dai massimi raggiunti, nonostante la crisi dell’Euro non sia ancora finita.
Stress test: ecco i risultati
Stress test preliminari, suggeriscono che il sistema bancario italian nel suo complesso sia in grado di resistere ad uno scenario da shock o ad una protratta crescita lenta, grazie alla forte posizione capitale delle banche e al sostegno di liquidità della BCE.
Allo stato attuale, il sistema bancario italiano, nel suo complesso, appare ben capitalizzato. Le riserve di capitale costruite negli ultimi anni, compenserebbero la maggior parte delle perdite generate da uno scenario macro-economico sfavorevole, anche tenendo conto dei requisiti Basilea III. In tali scenari, tuttavia, il sistema troverebbe le riserve impoverite; inoltre, shock di liquidità del mercato potrebbero venir assorbiti dalle notevoli quantità di garanzie disponibili.
Presupposto per la stabilità? La crescita
Azioni mirate sul settore finanziario, andrebbero a puntellare ulteriormente le difese delle banche italiane. Il presupposto più importante per la stabilità finanziaria italiana è il ripristino della crescita economica mediante la stabilità macroeconomica, finanze pubbliche oculate e riforme strutturali che favoriscano la crescita.
Ma importanti contributi possono giungere anche sal settore finanziario, migliorando l’efficienza e la redditività del settore bancario, lo sviluppo di un mercato che recuperi le attività deteriorate e rafforzando i piani di finanziamento capitale ove necessarie. Alcune di queste misure sono già state avviate dalla Banca d’Italia.
Controlli: ne servono di più
Le fondazioni hanno svolto un ruolo fondamentale nella stabilizzazione del mercato azionario e la loro presenza garantisce una più stretta sorveglianza. Il quadro giuridico attuale dovrebbe essere rivisto per garantire una maggiore trasparenza, una migliore governance e una gestione finanziaria sana che promuova la maggiore diversificazione.
Il maggiore controllo del settore finanziario rappresenta un pilastro per la stabilità. La conformità alle nome internazionali per il settore bancario e la vigilanza mobiliare sono elevati e si avvicinano alle «best practice» internazionali.
I regolatori esistenti dovrebbero essere rafforzati ed avere il potere di imporre ammende non solo agli individui, ma anche alle persone giuridiche, con la possibilità di revocare i singoli membri del consiglio e della direzione delle banche. I cambiamenti in corso nell’architettura del sistema di vigilanza, contribuiranno ad aumentare l’efficacia della vigilanza assicurativa.
L’Italia e la crisi
L’Italia ha adottato un quadro efficace per la gestione della crisi e per la risoluzione del sistema bancario. Tuttavia, esistono alcuni aspetti che andrebbero migliorati per consentire maggiore flessibilità, ad esempio allineando il sistema di risoluzione italiano a quello delle future riforme a livello Europeo.
| Traduzione a cura di Federica Agostini | Fonte: imf.org |