Ex festività (soppresse) in busta paga: quali sono nel 2019 e cosa spetta

Festività soppresse: nel 2019 tre (o quattro) giorni di permesso in busta paga. In caso di mancato utilizzo i permessi per ex festività non goduti possono essere monetizzati.

Ex festività (soppresse) in busta paga: quali sono nel 2019 e cosa spetta

Quest’anno sono tre le festività soppresse riconosciute in busta paga, quattro per coloro che lavorano anche di sabato. I lavoratori dipendenti, quindi, possono godere di altri tre o quattro giorni di permesso retribuito.

Prima di vedere nel dettaglio quali sono le ex festività per le quali spetta un giorno di permesso, è importante fare chiarezza sul significato di questo termine. Probabilmente molti di voi leggendo la busta paga si sono chiesti cosa significasse la voce “ex festività” presente - solitamente - vicino allo spazio dedicato alle ferie e ai permessi maturati.

In realtà capire cosa sono le festività soppresse è molto semplice: si tratta di tutti quei giorni di festa non più riconosciuti dal nostro ordinamento.

Quali sono le ex festività

Oggi i giorni riconosciuti dalla legge come festività nazionali sono tre: stiamo parlando della Festa della Liberazione (25 aprile), di quella dei Lavoratori (1° maggio) e di quella della Repubblica (2° giugno). Ci sono poi delle festività religiose, quali ad esempio Immacolata, Natale, S.Stefano, Capodanno, Epifania, Pasqua, Pasquetta, Ferragosto e Ognissanti riconosciute anche come festività civili, durante le quali ai lavoratori spetta il diritto ad astenersi dall’attività lavorativa.

Dovete sapere però che negli anni scorsi le festività riconosciute dal nostro ordinamento erano molte di più poiché ce ne erano altre cinque: San Giuseppe (Festa del papà), Ascensione, Festa dell’Unità Nazionale, Corpus Domini e S.S. Pietro e Paolo. Queste, infatti, erano disciplinate dalla legge 269/1949, salvo poi essere abrogate dalla legge 54/1977 e da successive disposizioni. Nonostante diverse proposte di legge che si sono susseguite negli ultimi anni, queste non sono state più ripristinate.

Le ex festività, però, non sono state soppresse del tutto: queste giornate, infatti, pur non essendo più riconosciute come festive vengono comunque convertite in permessi quando cadono in giorni per cui è prevista l’attività lavorativa.

Quindi si considerano solamente quelle che cadono nei giorni compresi tra il lunedì e il venerdì (e sabato per chi è impiegato per 6 giorni su 7); vediamo quindi quali sono le ex festività riconosciute nel 2019 e in quali casi al dipendente spetta un giorno di permesso.

Ex festività, quando spetta il permesso: calendario 2019

Dopo aver visto in generale cosa si intende per ex festività, vediamo nello specifico quali sono quelle che i lavoratori troveranno per l’anno in corso in busta paga.

Le ex festività indicate in busta paga per il 2019 sono tre, ovvero:

  • San Giuseppe: martedì 19 marzo 2018;
  • L’Ascensione: giovedì 30 maggio 2019 (il 39° giorno dopo la domenica di Pasqua);
  • Festa dell’Unità Nazionale: lunedì 4 novembre 2018 (niente festività soppressa).

In questi tre giorni, quindi, il lavoratore ha diritto ad un giorno di permesso extra - indicato in busta paga - di cui può godere in caso di necessità.

Non spetta invece alcun giorno di permesso per la festività soppressa del Corpus Domini, visto che questa nel 2019 cade di domenica (23 giugno per l’esattezza, ossia il 60° giorno successivo alla domenica di Pasqua).

Discorso controverso per la festività di S.S. Pietro e Paolo del 29 giugno. Per chi lavora a Roma, infatti, questa non si considera come un ex festività: trattandosi della festa patronale della Capitale, infatti, si considera a tutti gli effetti come una giornata festiva.

Per chi lavora nelle altre città, invece, spetta un giorno di permesso per ex festività solamente se impiegati per sei giorni su sette: quest’anno, infatti, S.S. Pietro e Paolo cade di sabato 29 giugno 2019.

Ex festività in busta paga: come sono retribuite?

Come anticipato le ex festività - quando riconosciute come tali - vengono convertite in permessi retribuiti di cui può godere il lavoratore. Il dipendente, quindi, oltre ai ROL maturati mensilmente in busta paga potrà beneficiare di ulteriori 24 ore di permesso (72 per il 2019, visto che le festività soppresse sono tre).

È bene sottolineare però che non si è obbligati a beneficiare di tutti i permessi - ROL ed ex festività - maturati nel corso dell’anno, dal momento che questi non si perdono. Infatti, qualora il lavoratore non goda dei permessi residui, gli stessi verranno indennizzati in busta paga, solitamente nelle mensilità di dicembre o di gennaio dell’anno successivo.

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