Ex festività (soppresse) in busta paga: quali sono nel 2020 e cosa spetta

Le festività soppresse nel 2020 danno diritto a giorni di permesso in più in busta paga. I permessi per ex festività possono essere monetizzati se non goduti.

Ex festività (soppresse) in busta paga: quali sono nel 2020 e cosa spetta

Le festività soppresse nel 2020 riconosciute in busta paga sono quattro e diventano tre per chi lavora a Roma.

Il 19 marzo, la festa del papà, è una delle ex festività che da diritto a permessi aggiuntivi in busta paga. Per le quattro giornate annuali di festa soppresse i lavoratori dipendenti hanno diritto in busta paga a permessi retribuiti.

La dicitura “ex festività”, che in busta paga si colloca tra i permessi e le ferie residui, spesso può destare qualche perplessità nel lavoratore che la legge e che è un po’ inesperto.

Abbiamo visto che il 19 marzo è una festività soppressa capire quindi di cosa si tratta è molto semplice. Lo faremo più avanti nel dettaglio e anticipiamo che sono tutte quelle festività riconosciute dal vecchio ordinamento e che ora non lo sono più, ma che danno comunque diritto a ore di permesso aggiuntive rispetto ai ROL tradizionali secondo quanto disposto dal proprio CCNL di riferimento.

Quali sono le ex festività

Ad oggi i giorni riconosciuti dalla legge come festività nazionali sono tre: stiamo parlando della Festa della Liberazione (25 aprile), di quella dei Lavoratori (1° maggio) e di quella della Repubblica (2° giugno). Ci sono poi delle festività religiose, quali ad esempio Immacolata, Natale, S.Stefano, Capodanno, Epifania, Pasqua, Pasquetta, Ferragosto e Ognissanti riconosciute anche come festività civili, durante le quali ai lavoratori spetta il diritto ad astenersi dall’attività lavorativa.

Tuttavia, in passato tra le festività riconosciute dal nostro ordinamento ve ne erano altre cinque:

  1. San Giuseppe (Festa del papà),
  2. Ascensione,
  3. Festa dell’Unità Nazionale,
  4. Corpus Domini,
  5. S.S. Pietro e Paolo.

Queste, infatti, erano disciplinate dalla legge 269/1949, salvo poi essere abrogate dalla legge 54/1977 e da successive disposizioni. Nonostante diverse proposte di legge che si sono susseguite negli ultimi anni, queste non sono state più ripristinate.

Le ex festività, però, non sono state soppresse del tutto: queste giornate, infatti, pur non essendo più riconosciute come festive vengono comunque convertite in permessi quando cadono in giorni per cui è prevista l’attività lavorativa. Quindi si considerano solamente quelle che cadono nei giorni compresi tra il lunedì e il venerdì (e sabato per chi è impiegato per 6 giorni su 7); vediamo quindi quali sono le ex festività riconosciute nel 2020 e in quali casi al dipendente spetta un giorno di permesso.

Ex festività, quando spetta il permesso: calendario 2020

Dopo aver visto cosa si intende per ex festività, vediamo nello specifico quali sono quelle che i lavoratori troveranno per l’anno in corso in busta paga.

Le ex festività indicate in busta paga per il 2020 sono quattro, ovvero:

  • San Giuseppe: giovedì 19 marzo 2020;
  • Ascensione: giovedì 21 maggio 2020 (il 39° giorno dopo la domenica di Pasqua);
  • San Pietro e Paolo: lunedì 29 giugno 2020;
  • Festa dell’Unità Nazionale: mercoledì 4 novembre 2020.

Nel corso del 2020, infatti, l’ex festività del Corpus Domini cade domenica 14 giugno 2020 e non dà diritto alla maturazione dei permessi ex festività.
Negli altri quattro giorni indicati, invece, il lavoratore ha diritto a un giorno di permesso extra - indicato in busta paga - di cui può godere in caso di necessità.

Il discorso è controverso per la festività di S.S. Pietro e Paolo del 29 giugno. Per chi lavora a Roma, infatti, questa non si considera come un’ex festività: trattandosi della festa patronale della Capitale è da considerarsi a tutti gli effetti come un festivo. Tuttavia, per tutti gli altri lavoratori dipendenti risulta essere una ex festività.

Ex festività in busta paga: come sono retribuite?

Come anticipato le ex festività - quando riconosciute come tali - vengono convertite in permessi retribuiti di cui può godere il lavoratore. Il dipendente, quindi, oltre ai ROL maturati mensilmente in busta paga potrà beneficiare di ulteriori 32 ore di permesso per il 2020 nel caso di full time a 40 ore settimanali. Nel caso di lavoratori dipendenti part-time, il calcolo è proporzionale.

È bene sottolineare però che non si è obbligati a beneficiare di tutti i permessi - ROL ed ex festività - maturati nel corso dell’anno, dal momento che questi non si perdono del tutto. Infatti, qualora il lavoratore non riuscisse a godere dei permessi residui entro scadenza (solitamente dopo 12/24 mesi dalla loro maturazione), gli stessi verranno indennizzati in busta paga, solitamente nelle mensilità di dicembre o di gennaio dell’anno successivo.

Iscriviti alla newsletter Lavoro e Diritti per ricevere le news su Busta paga

Argomenti:

Busta paga Stipendio

Condividi questo post:

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.