Elezioni USA 2016: le possibili reazioni del dollaro al duello Clinton-Trump

Matteo Bienna

29 Settembre 2016 - 17:51

condividi

A circa un mese dalle elezioni presidenziali USA vediamo come il dollaro americano è pronto a reagire allo scontro democratici-repubblicani, e con esso i mercati azionari e valutari.

Le elezioni presidenziali americane, così come ogni altro passaggio di consegna nel governo di un paese, portano con sé un lungo periodo di incertezza su quello che potrà essere il futuro della nazione.

Dal punto di vista degli investitori i periodi di incertezza sono quelli verso i quali si è più avversi e le elezioni americane rappresentano l’evento che più di ogni altro può avere ripercussioni sui mercati, visto il ruolo di assoluto protagonista che svolgono gli Stati Uniti d’America.

I mercati azionari e valutari sono strettamente legati all’andamento del dollaro USA, vera cartina tornasole dell’economia occidentale. A sua volta il biglietto verde è funzione dello stato di salute dell’intero paese, che verrà inevitabilmente influenzato dall’esito delle elezioni presidenziali.

Così è facile intuire come il duello tra Hillary Clinton e Donald Trump non avrà solo implicazioni politiche ma soprattutto conseguenze economiche, dentro e fuori gli Stati Uniti.

Vediamo come la vittoria dell’uno o dell’altro partito potrà intaccare la salute del dollaro USA e di tutti i mercati finanziari.

Elezioni presidenziali e mercati finanziari: la teoria dei cicli

Le elezioni presidenziali americane si svolgeranno il martedì che segue il primo lunedì di novembre, come da tradizione. L’occasione ha sempre solleticato l’appetitp degli investitori e, con i mercati aperti e operativi durante quello che sarà l’Election Day, la tendenza avrà modo di manifestarsi anche quest’anno.

L’impatto di eventi politici di questa importanza può variare da modesto a sostanziale a catastrofico. Una teoria che guarda proprio alla relazione tra le elezioni americane e mercati finanziari è conosciuta come “presidential election cycle theory”, ovvero una teoria ciclica sulle elezioni presidenziali.

Secondo Yale Hirsch, che ha elaborato questo pensiero nel 2004, il ciclo di quattro anni, ovvero la durata del presidente in carica, trova una corrispondenza costante con l’andamento dei mercati.

Nel primo anno di presidenza si assiste ad una performance debole del mercato azionario, ancora scettico, solo in parte recuperata dall’anno due. Sono il terzo ed il quarto anno a mostrare poi i rendimenti migliori, con le politiche attuate durante il governo che trovano l’attribuzione di meriti per il partito in carica.

Ovviamente questa regola è iper-semplificata e altamente fallibile, come è stato nel 2008, quarto anno di governo e allo stesso tempo crollo dei mercati finanziari.

Tuttavia sono in molti che ancora sostengono questo pensiero, ritenendolo corretto da un punto di vista generale e rispettando così il timing per investimenti di medio termine sulla base dell’andamento del ciclo presidenziale.

Elezioni americane 2016 e dollaro USA: repubblicani vs democratici

Lo scopo di entrambi i partiti politici americani è quello di rafforzare il dollaro USA, ma diversi sono i metodi di approccio che si propongono in termini di politiche monetarie e spesso risultano diversi anche gli esiti.

Il partito repubblicano fonda il suo agire sul conservatorismo fiscale, la riduzione del debito pubblico e la creazione di posti di lavoro all’interno del settore privato, oltre ad una riduzione della tassazione e della spesa pubblica.

Da un punto di vista monetario il partito repubblicano si oppone alle politiche della Fed, ovvero a tassi di interesse bassi e utilizzo del quantitative easing, approccio che ha storicamente favorito l’apprezzamento della valuta interna.

Nelle elezioni di metà legislatura nel 2014, quando le aspettative erano a favore di una vittoria del partito repubblicano nel Senato, il dollaro USA ha infatti vissuto i suoi massimi contro euro, franco svizzero e yen. Un esempio isolato ma che rende l’idea della possibile reazione dei mercati.

Il partito democratico è invece incentrato su un aumento della spesa pubblica, sulla creazione di posti di lavoro nel settore pubblico, focus sui settori della salute e dell’istruzione, appoggiando in ultima istanza una politica monetaria meno restrittiva e più orientata ai principi internazionali della Fed.

L’esempio più recente che permette di valutare la reazione degli investitori sono le elezioni presidenziali del 2012.

L’esito favorevole ai democratici ha portato a reazioni per lo più incerte del mercato, con volatilità sui maggiori tassi di cambio che coinvolgevano il biglietto verde. Quindi nessun movimento forte seppure dal confronto con periodi privi di elezioni non si può dire che il dollaro USA abbia avuto performance negative.

I due esempi riportati non possono da soli costituire la regola ma danno un utile raffronto su come gli investitori potrebbero reagire al sopravanzare dell’uno o dell’altro partito e su quale direzione intraprenderà il dollaro USA, e con esso tutto il resto dei mercati finanziari.

Fonte: fxcm.com

Iscriviti a Money.it

Trading online
in
Demo

Fai Trading Online senza rischi con un conto demo gratuito: puoi operare su Forex, Borsa, Indici, Materie prime e Criptovalute.