Effetti del Franco Svizzero: in Danimarca, Croazia e Polonia è corsa alla revisione dei tassi

Simone Casavecchia

20/01/2015

Effetto domino del franco svizzero: mentre la Danimarca sceglie di sganciare il cambio della corona dall’Euro, Croazia e Polonia corrono ai ripari stabilendo un tasso di cambio fisso con la valuta elvetica.

Effetti del Franco Svizzero: in Danimarca, Croazia e Polonia è corsa alla revisione dei tassi

La decisione di sganciare il tasso di tasso di cambio del franco svizzero dall’euro, presa lo scorso Venerdì dalla Swiss National Bank, sta determinando effetti ben più consistenti di un momentaneo sbandamento delle piazze borsistiche europee, peraltro già molto rientrato (ieri Zurigo ha chiuso con un rialzo del 3,21%).

Prima di considerare quel che sta succedendo in Danimarca, Croazia, Polonia e negli altri Paesi dell’Est Europa è opportuno tornare per un attimo alla decisione presa la scorsa settimana dalla SNB: la banca centrale svizzera ha, infatti, annunciato l’abolizione della soglia di cambio del tasso svizzero con l’euro, fissata a 1,20 con l’euro da oltre tre anni e, congiuntamente, ha abbassato i tassi d’interesse sui depositi portandoli da -025% a -0,75%. Questa decisione ha comportato un improvviso rialzo del franco svizzero che prima è sceso fino a quota 0,86 con l’euro e poi si è stabilizzato intorno alla parità.
Questa decisione che è stata presa in vista della riunione di Giovedì prossimo del consiglio direttivo della BCE, si è resa necessaria in vista del varo del quantitative easing, considerato ormai imminente. Qualora il board della BCE decidesse effettivamente di immettere grandi quantità di liquidità sul mercato, per acquistare titoli di stato e contrastare, così, la deflazione dell’Eurozona, determinerebbe una svalutazione dell’euro. Nel caso in cui i franco fosse rimasto ancorato all’euro con una soglia di cambio limite, avrebbe rischiato di non riuscire a tenere le spinte ribassiste collegate all’andamento dell’euro.
Quel che però sta avvenendo ora, al di là degli effetti interni alla Svizzera, è un effetto domino che sta contangiando molti dei Paesi dell’Eurozona che non hanno ancora adottato la moneta unica.

Danimarca
La Danimarca pur non avendo aderito alla moneta unica, fin dal 1999 aveva legato l’andamento della sua moneta nazionale, la corona danese, a quello dell’euro, fissando una banda di oscillazione teorica del 2,25% che, in realtà, non ha mai subito variazioni maggiori dell’1% sulla moneta unica, determinando un cambio che si attestava intorno al 7,4.
La Banca Centrale Danese ha deciso ieri di tagliare sia i tassi d’interesse di 15 punti base, portati allo 0,05%, che i tassi di remunerazione sui depositi, abbassati al -0,2% (tassi allineati a quelli della BCE). La decisione è stata presa a causa degli ingenti acquisti di valuta estera (ovvero di euro) effettuati sul mercato (come è avvenuto in Svizzera negli ultimi tre anni), al fine evitare un eccessivo rialzo della corona danese e con lo scopo di mantenere stabile il tasso di cambio tra corona danese e Euro. La paura dei danesi è stata, in fondo, la stessa degli svizzeri: se con il QE l’euro dovesse svalutarsi sensibilmente, sarebbe stato sempre più difficile mantenere la corona danese ancorata a un tasso di cambio fisso ed evitare quelle tendenze rialziste che il mercato valutario avrebbe prodotto.

Croazia
Gli effetti del franco svizzero non sono mancati neanche nell’Est Europa dove prima della crisi finanziaria iniziata nel 2007, i mutui contratti in franchi svizzeri hanno goduto di grande popolarità, dal momento che erano concessi a un tasso molto più conveniente di quello previsto per i prestiti in valuta locale. La rivalutazione del franco determinerà anche un’impennata delle rate ancora dovute per questi mutui, per questo le banche centrali di molti Paesi dell’Est hanno deciso di correre ai ripari ed evitare molteplici casi di insolvenze e pignoramenti.
La Croazia ha già agito, fissando per un anno un tasso di cambio fisso con il franco svizzero: per acquistarne 1 ci vorranno 6,39 kune (moneta croata). La decisione è stata presa per contrastare il rialzo soprattutto delle rate dei mutui a tasso variabile.

Polonia
La stessa situazione si configura anche in Polonia dove i mutui accesi in franchi svizzeri corrispondono all’8% del PIL dell’intero Paese (una cifra che si aggira intorno ai 36 miliardi di dollari). Anche se, in questo caso non sono state prese ancora decisioni ufficiali si aspettano delle scelte molto simili a quelle croate. E’ stato il presidente della banca centrale polacca a spiegare la necessità di misure straordinarie a seguito della rivalutazione del franco, dal momento che se fino alla settimana scorsa erano sufficienti 3,6 zloty (moneta polacca) per acquistare 1 franco ora ne occorrono 4,2. Tale situazione determinerà, come nel caso croato pesanti conseguenze per i 556000 polacchi che hanno dei mutui accesi in franchi svizzeri, mutui che, tra l’altro, sono stati accesi tra il 2006 e il 2008, quando per acquistare 1 franco svizzero occorrevano solo 2,5 zloty. Se la banca centrale polacca non agisse subito, con il franco forte si configurerebbe una vera e propria situazione critica per il 37% delle famiglie polacche che hanno debiti in franchi.