Rialzo del franco svizzero: addio alla soglia minima di cambio. Ecco le ragioni della scelta

La Swiss National Bank taglia la soglia minima di cambio tra franco svizzero e euro e scatena una tempesta sulla piazza di Zurigo. Le ragioni della scelta che riconfigurerà i rapporti tra valute.

Da ormai tre anni la Swiss National Bank (Snb) sosteneva una politica monetaria estremamente interventista: aveva, infatti, fissato un limite alla forza del franco svizzero, ponendo un tasso di cambio minimo di 1,20 franchi per 1 euro.

Si trattava di una decisione presa in un momento , il 2011, i debiti sovrani dell’area euro erano nel pieno della loro crisi e molti investitori, temendo che la moneta unica non reggesse, avevano iniziato a portare fuori dai paesi periferici dell’Eurozona i loro capitali, facendo così impennare i rendimenti dei titoli di Stato e lo spread dei bond pubblici.

Dove portare quei capitali? Gli investitori erano alla ricerca di sicurezza e intravedevano nel franco un bene rifugio, un bene da acquistare in larga scala, determinando una forte sopravvalutazione del franco stesso e facendo salire il cambio con il dollaro fino a quota 1,04 franchi nell’estate del 2011.

Questa situazione suscitò le preoccupazioni della Swiss National Bank, dal momento che una moneta molto forte avrebbe comportato conseguenze nefaste sulle esportazioni, per questo l’istituto di credito elvetico decise di fissare una soglia minima di cambio: qualora il franco svizzero fosse sceso sotto quota 1,20 nel cambio con l’euro la banca centrale sarebbe intervenuta acquistando euro, così da mantenere il tasso di cambio stabile.

L’abolizione di questa soglia, avvenuta ieri, congiuntamente all’abbassamento del tasso di interesse di riferimento di mezzo punto percentuale (ora è fissato al -0,75%) si è configurata come una mossa a sorpresa, che ha spiazzato molti operatori finanziari e ha provocato scossoni sul mercato finanziario, facendo crollare la borsa di Zurigo, che ha perso più dell’11% (attualmente in perdita con un -8,67%). Per quanto riguarda il cambio con l’euro il franco svizzero è sceso fino a soglia 0,85 con un ribasso del 30% per poi ricominciare a risalire (attualmente a quota 1,02421 con una variazione del +2,48%).

Le conseguenze maggiori sono state subite dai titoli azionari della borsa di Zurigo che rappresentano grandi società che fanno dell’export uno dei loro maggiori business, come Swatch o Compagnie Financière Richemont, la società che controlla marchi del lusso come Cartier o Montblanc e che produce ogni anno fattura circa 13 miliardi di franchi.

Sono molte le ragioni che hanno portato la Snb a questa scelta dalla discesa dell’euro in rapporto al dollaro, fino all’imminente avvio dell’operazione di quantitative easing da parte della BCE ma, soprattutto, le grandi quantità di moneta straniera acquistate nel corso di questi anni dalla banca centrale svizzera che rendevano, di fatto, questa strategia non più sostenibile.

Per parte sua la Snb ha spiegato che la scelta di mantenere una soglia minima del tasso di cambio non poteva durare per sempre e che negli ultimi tre anni la Confederazione Elvetica ha saputo trarre molteplici vantaggi da questa politica monetaria. La scelta messa in campo ieri dalla Snb è stata comunque accompagnata da decisioni concomitanti che ne dovrebbero ridimensionare gli effetti negativi. Non solo il dollaro è salito molto rispetto al franco, fattore questo che dovrebbe incidere positivamente sulle esportazioni ma anche l’abbassamento dei tassi d’interesse a livelli negativi dovrebbe consentire di ottenere nei prossimi giorni un ribasso del franco.

Per ora però gli operatori finanziari si sono trovati di fronte a una situazione diversa dal momento che ieri il franco ha subito un maxi rialzo (nella giornata di ieri si è arrivati anche alla parità con l’euro). Al di là delle fluttuazioni serpeggia una preoccupazione diffusa per le conseguenze di questa scelta: mentre Christine Lagarde del Fondo Monetario Internazionale si è riservata di commentare successivamente questa scelta, ad di grandi gruppi industriali e operatori finanziari sono stati colti del tutto di sorpresa e ora temono pesanti contraccolpi sulle esportazioni.

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