Cos’è l’eccesso di legittima difesa e quali sono le sanzioni

La legittima difesa è una forma di autotutela permessa dalla legge quando è proporzionata alla minaccia subita. Invece, se la reazione è eccessiva, si passa dalla parte del torto. Ecco la disciplina sull’eccesso di legittima difesa.

Cos'è l'eccesso di legittima difesa e quali sono le sanzioni

L’eccesso di legittima difesa è la circostanza in cui la persona che si trova in uno stato di pericolo reagisce oltrepassando il principio di proporzionalità tra l’offesa ricevuta e la difesa, commettendo un delitto colposo.

Spetta al giudice il difficile compito di valutare quando e come la condotta é stata eccessiva. La valutazione tiene conto delle circostanze oggettive che connotano il fatto, ovvero l’esistenza di un pericolo e dell’offesa ingiusta, i mezzi di difesa a disposizione dell’aggredito, l’importanza del bene minacciato ed altri ancora.

L’eccesso di legittima difesa è un argomento assai delicato in quanto va a determinare il confine tra la vittima ed il colpevole, con un capovolgimento delle parti.

I recenti fatti di cronaca, ultimo quello dell’imprenditore che ha ucciso il ladro entrato nella sua azienda ad Arezzo, hanno riportato il tema della legittima difesa e del suo eccesso al centro del dibattito politico. Gli schieramenti sono sempre gli stessi: da una parte quelli che ribadiscono la legge in vigore, dall’altra quelli che vogliono limitare le ipotesi di eccesso di legittima difesa.

Cerchiamo di fare chiarezza alla luce delle previsioni normative vigenti.

Eccesso di legittima difesa: la norma

L’eccesso di legittima difesa si ha in relazione ad una difesa sproporzionata rispetto alla situazione di pericolo; in questo caso il soggetto non ha la volontà (dunque non c’è dolo) di commettere un reato contro il ladro o l’aggressore, ma pone in essere un comportamento eccessivo che fa venire meno il requisito della proporzionalità.

In sostanza si tratta di un errore di valutazione, ma chi lo ha commesso deve dimostrare la non intenzionalità del fatto.

La disciplina sull’eccesso di legittima difesa è contenuta nell’articolo 55 del Codice penale, nel quale si trova la definizione di “eccesso colposo”:

“Quando nel commettere alcuno dei fatti preveduti dagli articoli 51, 52, 53 e 54, si eccedono colposamente i limiti stabiliti dalla legge o dall’ordine dell’autorità ovvero imposti dalla necessità, si applicano le disposizioni concernenti i delitti colposi, se il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo”.

Il significato della norma è che bisogna prestare attenzione anche quando ci si difende dall’offesa ricevuta, seppur ingiusta; infatti l’errore di valutazione viene punito come se fosse un delitto colposo perché l’evento non è voluto da chi agisce ma è causato dalla sua negligenza, imprudenza o imperizia.

In giudizio, egli ha l’onere di provare che il fatto compiuto è proporzionale all’offesa/minaccia ricevuta e che la condotta posta in essere era l’unico modo per evitare il protrarsi della situazione di pericolo.

La valutazione è sempre rimessa al libero convincimento del giudice che deve tener conto di molti fattori: la concreta esistenza del pericolo, l’arma di difesa usata, il valore del bene minacciato ed anche le caratteristiche psicologiche dei soggetti coinvolti. Si tratta di un giudizio complesso perché molto spesso è difficile individuare il confine tra la difesa e la vendetta per il torto subito.

Se il giudice accerta che il fatto è stato commesso a causa dell’eccesso di legittima difesa, il soggetto agente sarà condannato alla pena prevista per il reato commesso (che può essere una lesione aggravata o un omicidio) nella modalità colposa (quindi non intenzionale). Se, invece, il giudice accerta che l’azione posta in essere supera i confini dell’eccesso di legittima difesa ma integra una vendetta premeditata, si applicheranno le pene previste per i reati commessi con dolo, quelli voluti intenzionalmente.

Facciamo un esempio: se il proprietario di una gioielleria viene minacciato da un ladro e reagisce sparando per primo, si ha legittima difesa; al contrario, se spara mentre il ladro sta scappando dal negozio con la refurtiva commette l’eccesso di legittima difesa - nello specifico un omicidio - perché ha premuto il grilletto anche se la situazione di pericolo era terminata.

Nel recentissimo fatto di cronaca su menzionato, il titolare di un’azienda di Arezzo, dopo 38 furti subiti e tentati, aveva deciso di dormire nello stabile per proteggere i beni aziendali. Non appena ha sentito il ladro entrare, gli ha sparato e lo ha ucciso ed è stato accusato di eccesso di legittima difesa. Spetterà al giudice valutare se si è trattato di una difesa legittima o di una vendetta pianificata.

Vediamo ora quali sono i presupposti della legittima difesa.

Quando la difesa può dirsi legittima

La legittima difesa è definita una “causa di giustificazione”e in quanto tale va a legittimare un comportamento che in altre circostanze sarebbe un reato.

Nella legittima difesa devono ricorrere i seguenti requisiti:

  • la necessità della difesa, chi agisce è costretto dalla necessità di salvaguardare un diritto, proprio o altrui;
  • la tutela di un diritto proprio o altrui, vuol dire che il fatto deve essere commesso per tutelare un bene giuridicamente rilevante;
  • il pericolo attuale, significa che il pericolo dal quale ci si vuole proteggere deve essere incombente;
  • l’offesa ingiusta, quindi la condotta altrui deve essere una circostanza punita dall’ordinamento giuridico;
  • la non volontarietà del pericolo, significa che il pericolo dal quale l’aggredito si difende non deve essere stato causato da lui;
  • la proporzionalità tra difesa ed offesa, giudizio rimesso alla discrezionalità del giudice.

Solo quando ricorrono tutti questi presupposti, la difesa può dirsi legittima e viene riconosciuta l’innocenza del soggetto agente.

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Argomenti:

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