Draghi apre alla MMT: cos’è e perché è importante? Verso la caduta del Muro di Francoforte

Draghi menziona la MMT come un nuovo approccio «da considerare»: la svolta potrebbe essere epocale, ma Lagarde sembra meno disponibile all’idea. Tutto è possibile...

Il governatore della BCE, Mario Draghi, ha tenuto lunedì 23 settembre l’ultimo degli incontri al Parlamento Europeo a cui è tenuto a partecipare dal suo mandato ormai in scadenza.

Draghi, come è ormai noto, ha esposto dati poco incoraggianti per la crescita dell’area euro, per la quale si prevede un rallentamento, e che l’inflazione naviga sotto gli obiettivi che la BCE si prefigge (proprio per questi motivi il 12 settembre aveva annunciato la ripresa del Quantitative Easing). Ha chiesto perciò maggiore stimolo fiscale ai Paesi con i conti in ordine. Ma c’è un’altra cosa che ha detto e che è passata perlopiù in sordina:

«Dovremmo considerare la MMT».

Sì, proprio quella teoria economica per alcuni malsana e per alcuni invece toccasana. Una dichiarazione che potrebbe far breccia in un muro pesante, quello che impedisce alla BCE di finanziare direttamente gli Stati dell’area euro: il Muro di Francoforte. Sempre se Christine Lagarde lo permetterà.

Cos’è la MMT

La MMT (Modern Monetary Theory, in italiano Teoria Monetaria Moderna) stravolge il sistema dominante di politica monetaria attraverso il quale il denaro stampato dalla banca centrale finisce prima alle banche private e solo su decisione di queste ultime all’economia reale e ai governi, e propone che la spesa dello Stato sia finanziata direttamente dalla banca centrale stessa.

Un tale approccio annullerebbe in buona sostanza la validità del famoso detto «non ci sono i soldi» quando si parla di spesa pubblica, perché non dovrebbero essere chiesti né a debito né attraverso le tasse, perché sarebbero direttamente stampati. Insomma, i soldi per pagare i servizi pubblici, stipendi e pensioni ci sarebbero eccome. E non solo per questi scopi.

Draghi infatti, dopo aver sommariamente spiegato come funziona la politica monetaria contemporanea (ovvero, attraverso l’immissione di denaro da parte dalla banca centrale nel sistema bancario privato tramite acquisto di titoli), si è chiesto se questa sia la maniera migliore per una banca centrale per contribuire ad affrontare problemi contemporanei così pressanti come il cambiamento climatico e le diseguaglianze. E si è risposto di no.

«Alcune delle nuove idee a proposito della politica monetaria, come la MMT o studi come quello recentemente presentato da vari autori tra cui il professor Fisher, così come altri di altri autori, suggeriscono diverse maniere di incanalare il denaro nell’economia. Queste sono oggettivamente idee piuttosto nuove che non sono state discusse dal Consiglio Direttivo; le dovremmo considerare, ma non sono state testate».

Queste le parole che hanno fatto esultare chi da anni sostiene la validità delle tesi della MMT, propugnata in maniera particolare alla University of Missouri-Kansas City da Warren Mosler, Randall Wray, Stephanie Kelton e Paulina Tcherneva e appoggiata da parlamentari statunitensi di spicco quali Bernie Sanders (che ha come consigliere economico proprio Kelton) e Alexandria Ocasio-Cortez.

Per completezza, spieghiamo anche che lo studio a cui ha collaborato Stanley Fischer, ex presidente della banca centrale di Israele ed ex vice presidente della Fed, riguardava un’altra idea di politica monetaria espansiva.

Si tratta dell’helicopter money, pensata dall’economista Milton Friedman decenni or sono e secondo la quale, sempre con il finanziamento diretto della banca centrale, si potrebbe dare un quantitativo di denaro (ad esempio 1000 dollari o euro) a ciascun cittadino in maniera periodica ma permanente al fine di migliorare le condizioni economiche di un Paese in crisi deflattiva. Si potrebbe fare questo anche attraverso una riduzione delle tasse da pagare ogni anno.

Questa idea però ha poco a che fare con quanto proposto dalla MMT che, coerentemente con quanto afferma anche la teoria economica mainstream, ritiene che una misura come l’helicopter money potrebbe provocare una forte svalutazione della moneta e quindi molta inflazione. Questo perché un tale intervento rappresenterebbe una distribuzione di denaro senza una contestuale creazione di ricchezza reale, che invece può essere creata con la spesa pubblica.

Tra le possibilità dell’intervento pubblico c’è quella di intervenire sul cambiamento climatico, come spiegava Draghi. Ciò potrebbe avvenire, ad esempio, attraverso creazione di imprese green oppure attraverso disincentivi alla produzione di ciò che inquina. La moneta creata dalla banca centrale potrebbe servire proprio a coprire misure come queste.

La sfida della politica monetaria per il cambiamento climatico

L’Ipcc, il panel intergovernativo delle Nazioni Unite che indaga sui problemi ambientali, individua in 2,4 trilioni di dollari all’anno da spendere fino al 2035 la cifra necessaria per evitare che il riscaldamento globale aumenti di 1,5 gradi.

La banca centrale degli USA, la Fed, ha immesso tra il 2008 e il 2014 4,25 trilioni di dollari nel mercato finanziario; la BCE nella UE ha fornito alle banche tra il 2015 e il 2018 2,6 trilioni di euro, ovvero 3 trilioni di dollari.
Queste sono le cifre spese per i quantitative easing degli ultimi anni.

Paragonate a quelle richieste per affrontare il cambiamento climatico, mostrano come l’impegno delle due banche centrali più importanti del mondo dovrebbe essere particolarmente significativo su questo tema, superiore a quanto fatto nei più recenti stimoli monetari; probabilmente non dovrebbe essere sostenuto solo da esse, ma allargato a quelle di tutto il mondo.

Lagarde testerà la MMT?

Le dichiarazioni di Draghi potrebbero ad ogni modo rappresentare una rivoluzione copernicana nella politica monetaria, un punto di svolta con una potenza superiore al famoso «whatever it takes» con cui si garantivano i debiti pubblici nel 2012...se Draghi avesse davanti a sé anni di direzione della BCE. Saremmo di fronte alla caduta di un dogma, quello del divieto di finanziamento degli Stati UE con emissione monetaria da parte della banca centrale, che per la quantità di possibilità che aprirebbe è paragonabile alla caduta di un alto muro, codificato nel Trattato di Lisbona e che si trova nella sede della BCE, a Francoforte.

Peccato però che Draghi è a fine mandato e la rivoluzione potrà essere compiuta solo se la nuova direttrice della BCE, Christine Lagarde, seguirà questa nuova traccia insieme al Consiglio Direttivo.

Lagarde si è posta in maniera diffidente e ciononostante aperta rispetto la questione. Interrogata sulla validità della Mmt, l’11 aprile scorso Lagarde ha detto:

Non pensiamo che la teoria monetaria moderna sia una panacea. Non pensiamo che alcun Paese sia attualmente in una posizione grazie alla quale quella teoria potrebbe portare del buon valore in una maniera sostenibile

Aggiungendo però che:

Se un Paese si trova in una trappola della liquidità e c’è’ una deflazione, in tali circostanze potrebbe funzionare per un breve periodo di tempo.

La prossima presidente della BCE ha quindi mostrato scetticismo verso la MMT, ma allo stesso tempo ha aperto alla possibilità di un suo utilizzo in caso di mancata trasmissione efficiente della politica monetaria. Forse, proprio quella denunciata da Draghi.
Per la verità anche l’attuale governatore ha espresso dei dubbi rispetto il governo della MMT, così come dell’helicopter money:

"Il compito di distribuire il denaro da un soggetto ad un altro è tipicamente un compito fiscale. È una decisione del governo, non della banca centrale; non si può avere una banca centrale che decide chi deve ricevere il denaro.
Ci sono dunque diverse questioni che devono essere affrontate rispetto a queste nuove idee e una centrale è quella della governance politica".

Il dubbio però è che avendo citato solamente la possibilità di fare aumentare l’inflazione, Lagarde non abbia considerato il vero scopo della MMT: quello di fare intervenire lo Stato nell’economia a fini sociali, questione invece presente nelle parole di Draghi dello scorso lunedì.

Ad ogni modo, una dichiarazione resa al Parlamento Europeo lo scorso 4 settembre dalla stessa Lagarde fornisce speranze rispetto a sue nuove aperture su questo tema. In quella occasione l’ex direttrice del FMI disse che «la moneta è un bene pubblico che appartiene al popolo».

Il Muro di Francoforte stenta a cadere, ma prima o poi potrebbe succedere.

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