Dow Jones ai massimi storici sopra 20.000. Cosa aspettarsi ora da Wall Street?

Flavia Provenzani

26/01/2017

Dow Jones da record, supera e chiude la sessione sopra 20.000 punti. Cosa aspettarsi ora da Wall Street e l’effetto sui mercati azionari mondiali.

Dow Jones ai massimi storici sopra 20.000. Cosa aspettarsi ora da Wall Street?

Dow Jones ai massimi storici - Quali sono i motivi del rialzo che ha portato l’indice di Wall Street Dow Jones a superare al rialzo quota 20.000 punti?

L’indice Dow Jones, che misura la performance di 30 tra le società più grandi degli Stati Uniti, finalmente, ha superato quota 20.000 punti a livelli record record a seguito di un rapido aumento registrato nell’ultimo mese. Solo un mese fa, infatti, l’indice scambiava a circa 19.000 punti.

Quota 20.0000 punti: potrebbe sembrare solo un numero ma in un settore che vive e muore per la potenza (visibile e invisibile) di somme in tutte le loro varietà, che il Dow Jones abbia chiuso la sessione di mercoledì sopra 20.000 è stato sufficiente a dare un motivo per sorridere anche ai più pessimisti sul mercato azionario. Il Dow ha chiuso la giornata a 20.068,51.

In termini percentuali, la salita del Dow Jones da 10.000 (che ha colpito nel marzo 1999) a 20.000 è meno significativa rispetto al percorso intrapreso dall’indice per arrivare a quota 1.000 nel 1972.

È anche vero che il Dow Jones raccoglie solamente 30 società - tra cui giganti come Goldman Sachs, Apple e Wal-Mart - rispetto alle 500 che compongono l’indice S&P o le 2.000 del tracker di mercato Russell.
E nel mercato di oggi guidato dagli ETF, in cui si utilizzano indici di ogni genere per invogliare gli investitori alla ricerca di rendimenti economici e prevedibili, il Dow Jones come indice per i fondi negoziati in borsa è stato più o meno ignorato, rispetto ai fondi che seguito l’S&P e il Russell 2000.

Dopo tutto, dal punto di vista di un consulente finanziario che cerca la massima diversificazione per un cliente, un ETF che tiene traccia di soli 30 titoli azionari non è valido come le alternative che riescono a rappresentare una fascia più ampia dell’economia americana.

Eppure, anche se la potenza della rottura di quota 20.000 sia più psicologica che quantificabile, ciò non necessariamente dovrebbe indebolire la sua importanza.
L’evento per molti analisti di Wall Street è significativo: non importa quale sia la propria politica o i propri timori - il Dow Jones è uno degli indicatori più affidabili per comprendere dove si sta dirigendo l’economia americana.

Dow Jones ai massimi storici sopra 20.000: i motivi

Ci sono voluti oltre 17 anni per arrivare al risultato da record storico per il Dow Jones. L’indice ha raggiunto quota 10.000 su una ondata di entusiasmo, ma la salita verso 20.000 è stata tutt’altro che facile.

Il recente rally post elezioni USA verso quota 20.000 è stato spinto da ciò che gli investitori chiamano “trade sulla reflazione” (reflation trade), che si traduce in una scommessa che l’economia guidata dal presidente Trump possa beneficiare dei tagli alle tasse proposti e dall’aumento della spesa fiscale.

Nelle prime ore di mercoledì, rispondendo alla notizia riportata dall’Associated Press su Twitter che l’indice era riuscito a salire sopra 20.000 per la prima volta nella storia, Trump ha inviato un tweet dal suo account da presidente commentando «Grande!» (Great!).

Da sottolineare, tuttavia, che la prospettiva di tagli alle tasse sulle plusvalenze ha spinto molti investitori a non prendere profitto durante il rally.

Il rally di Wall Street si è concentrato sugli Stati Uniti, è il quarto anni che il mercato statunitense sovraperforma le controparti dei Paesi sviluppati ed emergenti oltreoceano.

L’evento è raro e mette in evidenza fino a che punto la corsa del dollaro forte ha rafforzato la performance del mercato.

Alcuni economisti hanno cominciato a sottolineare che un dollaro che supera costantemente tutte le altre valute mondiali dovrebbe essere visto come un segnale di avvertimento. Questo perché le aziende e i Paesi che hanno preso in prestito una grande quantità di dollari avranno difficoltà a ripagare i debiti, in scia dell’indebolimento della propria valuta.

Dow Jones: come siamo arrivati a quota 20.000

Guardiamo nella storia quali sono stati i passaggi che hanno portato il Dow Jones dove è oggi a quota 20.000.

Dow Jones a quota 100 (12 gennaio 1906)
Il mercato era esuberante e il denaro è stato “facile” per tutto il giorno, riporta il New York Times. I titoli più scambiati sono Amalgamated Copper, Union Pacific e Erie.

La Grande Depressione (15 marzo 1933)
Il Dow è salito di una percentuale record del 15,3 per cento dopo che il Senato ha approvato un disegno di legge di stimolo per $500 milioni.

Dow Jones a quota 1.000 (14 novembre 1972)
La prospettiva di pace in Indocina e della rielezione del presidente Richard Nixon alimenta il rialzo di mercato.

Dow Jones a quota 2.000 (8 gennaio 1987)
Nessun evento in particolare, il mercato ha semplicemente fiducia.

Black Monday (19 ottobre 1987)
I prezzi crollano ad una percentuale record del 22,6 per cento in un’ondata tumultuosa di vendita, regalando a Wall Street il giorno peggiore nella sua storia.

Dow Jones a quota 10.000 (29 marzo 1999)
Il superamento dell’ostacolo psicologico rappresenta il dominio nella scena economica mondiale da parte delle società americane.

Dow Jones: un rialzo da record

Il mercato azionario degli Stati Uniti ha iniziato a salire rapidamente sulla scia della vittoria presidenziale di Donald Trump, ma sembrava che stesse perdendo trazione nel primo giorno in carica del magnate repubblicano.

L’indice di Wall Street riesce invece a rompere la resistenza è rotto la barriera mercoledì, dopo che le società del settore infrastrutture hanno registrato un forte aumento prima dell’apertura di mercato, spinte dal rinnovato impegno di Trump di costruire un muro lungo il confine messicano e dai riferimenti sugli investimenti in infrastrutture da parte dello Stato.

Non solo Dow: anche l’indice S&P 500, il Nasdaq e il londinese FTSE 100 hanno raggiunto livelli record nella sessione odierna.

Il Dow Jones, che è aumentato di circa il 9% dalla vittoria di Trump, è probabilmente l’indice azionario statunitense più conosciuto anche se il suo valore limitato non è ben visto dalla maggior parte dei professionisti del mercato.
Questo misura la performance dei 30 delle aziende più grandi con sede negli Stati Uniti, tra cui Apple, ExxonMobil e Goldman Sachs.

Nonostante si sia avvicinato lentamente sopra quota 20.000, nel complesso l’ultima ascesa del Dow Jones è stata improvvisa. Il Dow ha superato quota 19.000 per la prima volta poco più di un mese fa - due giorni prima della festa del Ringraziamento. Simili aumenti dell’indice, in passato, sono stati seguiti da cadute rovinose.

Dow Jones ai massimi record: perché Wall Street sale

Secondo l’analista Adam Crisafully della JPM, la buona performance di Wall Street nella sessione di martedì si è tradotta in guadagni interessanti in Asia e (finora) anche in Europa. Sul fronte delle news è uscito poco nel frattempo, se non le trimestrali oltre le previsioni di società ad alta capitalizzazione (tra cui Santander, Seagate Technology e Texas Instruments), mentre sul Calendario Economico le esportazioni di dicembre del Giappone hanno superato le aspettative.

Sul fronte politico, Trump ha in programma in serata una serie di annunci a tema immigrazione e sicurezza nazionale, ma gli investitori rimangono ancora focalizzati sull’attesa della riforma fiscale, della deregolamentazione e della spesa nelle infrastrutture.

Gli investitori si sono entusiasmati in materia di spesa in infrastrutture nell’ordine del giorno di martedì a seguito del piano di spesa in trasporti da 1.000 miliardi di dollari proposto da Schumer, senatore democratico degli Stati Uniti, ma nelle ultime ore non se ne è più parlato (il divario tra la realtà e le aspettative per quanto riguarda Washington è ancora troppo grande e questo è un rischio per il mercato).

Teniamo a mente che, mentre tutti si concentrano sulle trimestrali e la politica, la Fed si prepara ad una nuova riunione di politica monetaria - la prima decisione del FOMC del 2017 è in programma il 1° febbraio, mentre il primo report sui Non Farm payrolls è atteso due giorni dopo, venerdì 3 febbraio.

La Yellen sarà protagonista della sua testimonianza semestrale davanti al Congresso entro la prima metà di febbraio e Trump potrebbe annunciare presto suoi candidati al consiglio della Fed (tra cui due consiglieri e il vice presidente del settore di regolamentazione bancaria).

Da non dimenticare il quadro macro: il rally rimane sia uno strumento di crescita che uno strumento della Casa Bianca. Il fronte crescita rimane intatto. Il gap tra le aspettative su Donald Trump e la realtà è ancora troppo grande e se un assottigliamento può anche creare delle scosse di assestamento sui mercati azionari, non dovrebbero essere datali per lo S&P.