Secondo lavoro dipendenti pubblici: quando è vietato e cosa si rischia

Per i dipendenti pubblici il doppio lavoro è vietato, sia se assunti che a partita Iva e si rischia anche il licenziamento. Esistono però delle eccezioni. Ecco cosa dice la legge sul secondo lavoro nel pubblico impiego.

Secondo lavoro dipendenti pubblici: quando è vietato e cosa si rischia

I dipendenti pubblici possono fare un secondo lavoro part time o aprire la partita Iva? Sull’argomento c’è molta confusione, per questo si tende a credere che i dipendenti pubblici non possano mai avere un doppio lavoro, ma non è esattamente così.

È vero che la regola generala sul pubblico impiego impone il “dovere di esclusività”, tuttavia come ogni regola anche questa prevede delle eccezioni.

Quindi se il secondo impiego non è incompatibile, non concorre e non contrasta con i principi della Pubblica Amministrazione il dipendente potrà chiedere di essere autorizzato ad un secondo lavoro, anche aprendo la partita Iva.

Si tratta di ipotesi residuali, come andremo a vedere, ma che permettono di arrotondare lo stipendio mensile. Se nonostante la mancata autorizzazione il dipendente esercita ugualmente un doppio lavoro ci saranno pesanti conseguenze, nei casi più gravi anche il licenziamento e la condanna al risarcimento i danni.

In questo articolo spiegheremo in maniera dettagliata quando è consentito e quando è vietato avere un secondo lavoro e quali sono le sanzioni che il dipendente pubblico rischia se non rispetta il dovere di esclusività con la Pubblica Amministrazione.

Secondo lavoro per dipendenti pubblici: quando è vietato?

L’articolo 60 del DPR 03/1957 e l’articolo 53 del Testo unico del pubblico impiego stabiliscono che i dipendenti pubblici non possono:

  • assumere impieghi presso datori di lavoro privati;
  • assumere cariche in società aventi scopo di lucro;
  • esercitare attività di carattere commerciale o industriale;
  • svolgere incarichi retribuiti non attribuiti dall’amministrazione di appartenenza.

Tuttavia, il divieto non è assoluto, poiché i dipendenti pubblici possono svolgere queste attività qualora ottengano l’autorizzazione dall’amministrazione di appartenenza. Si tratta del dovere di esclusività che vieta al dipendente pubblico di svolgere il doppio lavoro senza aver prima ottenuto l’autorizzazione dal datore di lavoro.

Ad esempio, gli insegnanti che negli orari extra di lavoro vogliono occuparsi delle ripetizioni private devono prima attendere l’autorizzazione del Dirigente Scolastico della scuola nella quale si presta servizio.

Perché è importante l’autorizzazione? In questo modo l’amministrazione può valutare se il secondo impiego è compatibile con l’incarico svolto. Nel dettaglio, la valutazione avviene sulla base di criteri oggettivi, con i quali l’amministrazione si accerta che il secondo lavoro:

  • non sia vietato dalla legge;
  • non comprometta l’impegno e l’efficienza nel lavoro per la Pubblica Amministrazione;
  • non si configuri come un conflitto d’interesse.

Per gli incarichi per i quali è richiesta l’autorizzazione dell’amministrazione si parla quindi di incompatibilità relativa.

Ci sono dei casi però in cui il dipendente pubblico - proprio perché non rispetta le condizioni fissate per la concessione dell’autorizzazione - non può mai svolgere il doppio lavoro. Si parla di incompatibilità assoluta, infatti, per i dipendenti pubblici con contratto a tempo pieno o a part-time superiore al 50%, dal momento che questi non hanno il tempo necessario per svolgere il doppio lavoro senza compromettere l’efficienza dell’impiego pubblico.

I dipendenti pubblici possono aprire la partita Iva?

Secondo la regola generale il personale assunto nella pubblica amministrazione non può nemmeno aprire la partita Iva, necessaria a svolgere un’attività come libero professionista.

Anche questa regola conosce le sue eccezioni, esattamente come avviene per il secondo lavoro dipendente. Quindi chi lavora per la PA potrà aprire la partita Iva dietro l’autorizzazione del Ministero competente o del dirigente scolastico, nel caso degli insegnanti.

La normativa sul pubblico impiego inoltre non vieta di percepire i compensi che derivano da collaborazioni e interventi a seminari, convegni, articoli di giornali o su riviste specializzate.

Dipendenti pubblici e secondo lavoro part time

Le limitazioni per il doppio lavoro dei dipendenti pubblici valgono anche se la seconda attività lavorativa è part-time, come può essere per l’appunto quella dell’insegnante che impartisce ripetizioni. Ove concesso a seguito di autorizzazione, l’attività part-time non deve superare il 50% delle prestazioni lavorative complessive.

Quindi chi è assunto in una pubblica amministrazione con contratto part time, anche con contratto indeterminato, non ha l’assoluto divieto di svolgerne un altro part-time come dipendente o in libera professione con partita Iva, ma sempre se l’altra attività non è incompatibile con quella pubblica e con i principi della pubblica amministrazione.

Doppio lavoro: quando non serve l’autorizzazione?

Ci sono degli impieghi per i quali invece non è necessaria neppure l’autorizzazione.

Ad esempio, al dipendente pubblico è concesso lo sfruttamento economico di un’opera dell’ingegno o di un’invenzione industriale - ma solo egli stesso ne è l’autore - così come di collaborare con giornali, riviste o enciclopedie.

Inoltre, non è necessario richiedere l’autorizzazione per lo svolgimento di un incarico retribuito con un semplice rimborso spese documentate. Niente autorizzazione anche per gli incarichi per i quali il dipendente pubblico si è posto in aspettativa.

Al dipendente è consentita la partecipazione a congressi, così come l’assunzione di un incarico assegnato da organizzazioni sindacali (se non retribuiti).

Ci sono inoltre dei dipendenti pubblici esonerati dal rispetto di queste regole: ad esempio i docenti universitari, gli insegnanti (per i quali comunque è richiesta l’autorizzazione del Dirigente Scolastico) e il personale sanitario.

Per tutti gli altri il non rispetto delle regole prevede una sanzione molto severa, vediamo quale.

Dipendenti pubblici: le sanzioni per il doppio lavoro

Il dipendente pubblico che non rispetta le disposizioni sul doppio lavoro è soggetto a sanzioni.

Come prima cosa se il dirigente preposto si renderà conto che questo svolge un’attività di incompatibilità assoluta gli invierà una diffida, invitandolo a mettere fine al secondo impiego.

Qualora entro il 15° giorno dalla notifica della diffida il dipendente non abbia ancora attuato le disposizioni del Dirigente, allora può essere licenziato per giusta causa. È bene specificare, inoltre, che anche il dipendente pubblico che entro il 15° giorno mette fine al doppio impiego può essere soggetto ad un provvedimento disciplinare.

Sanzioni differenti per il dipendente pubblico che svolge il secondo lavoro senza chiedere l’autorizzazione (incompatibilità relativa): in questo caso la retribuzione riconosciuta per il secondo impiego andrà versata nel bilancio dell’amministrazione di appartenenza. Inoltre se il giudice accerta che dal secondo lavoro è derivato un danno in capo all’amministrazione pubblica, il dipendete sarà anche condannato a risarcire i danni.

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