Donazione: chi può farla, costi, imposte ed effetti sulla successione

Donazione di un bene mobile o immobile: è sempre obbligatoria la presenza del notaio? Quanto costa e quali sono le imposte? Ecco tutto quello che c’è da sapere.

Donazione: chi può farla, costi, imposte ed effetti sulla successione

La donazione è quell’atto con il quale un soggetto donante cede a titolo gratuito un bene mobile o immobile ad un altro soggetto, il donatario.

Si tratta di un vero e proprio contratto con il quale si può cedere anche un proprio diritto su un bene (ad esempio, ci può essere la donazione di un usufrutto); con la donazione, inoltre, si può anche liberare il donatario da un obbligo.

Come anticipato la donazione è un contratto; per questo motivo per essere valida ha bisogno del consenso sia del beneficiario che del donante, i quali devono manifestare pubblicamente la loro volontà. Per la stessa motivazione la donazione non è un atto revocabile unilateralmente; affinché ne vengano meno gli effetti, quindi, è necessario l’accordo di entrambe le parti.

Trattandosi di un atto formale pubblico, quindi, la donazione va formalizzata dal notaio in presenza di due testimoni. Tutte le persone che in qualche modo sono interessate all’atto di donazione non sono comprese nel conteggio dei testimoni.

Una delle donazioni più frequenti è quella che riguarda gli immobili, specialmente le case. La donazione di una casa è il modo con cui un soggetto “regala” il bene immobile a un altro soggetto, senza che quest’ultimo debba corrispondere alcunchè al primo.

Tradizionali esempi di donazione casa sono quelli che vedono protagonisti i genitori, in qualità di donanti, e un figlio, in qualità di donatario.

Cerchiamo ora di comprendere quali siano le caratteristiche di tale operazione e quali sono i costi e le imposte sulla donazione.

Chi può fare una donazione?

La donazione può essere effettuata solamente da soggetti in piena capacità di agire.

Sono esclusi quindi i minori, gli interdetti, gli inabilitati e le persone soggette all’amministratore di sostegno, ma solo se sono state private della facoltà di disporre dei propri bene. Anche le persone giuridiche, sia pubbliche che private, possono donare.

Per quanto riguarda il donatario, invece, non ci sono particolari restrizioni. Infatti, si può donare anche ai minori, o ai figli non ancora nati o concepiti. Nel caso dei minori sono i genitori, o i loro rappresentanti legali, a dover accettare la donazione, previa l’autorizzazione del giudice tutelare.

Imposte sulla donazione

La donazionè soggetta a una tassazione differente a seconda del livello di relazione e parentela tra donante e donatario.

Se infatti la donazione avviene tra coniugi o parenti in linea retta, si applica l’aliquota del 4 per cento sulla parte di valore della casa che supera la franchigia di 1 milione di euro.

Se la donazione avviene tra fratelli e sorelle, l’aliquota sale al 6 per cento, mentre la franchigia scende a 100 mila euro.

Ancora, se la donazione interviene tra cugini, tra un coniuge e i genitori, o i fratelli o i nipoti dell’altro coniuge (parenti entro il IV°grado), si applica l’aliquota del 6 per cento, ma senza alcuna franchigia. Infine, se la donazione avviene tra soggetti diversi da quelli finora precisati, l’aliquota sale all’8 per cento, senza franchigia.

Eccezione è rappresentata dalla donazione in favore di un soggetto affetto da handicap grave: in questo caso la donazione non è soggetta a imposte, qualunque sia il rapporto di parentela, fino alla soglia di 1,5 milioni di euro.

Facciamo un esempio; consideriamo un immobile del valore di 400mila euro. In questo caso l’imposta di successione è:

  • 0€ per coniuge, figli e genitori (l’imposta non si applica perché il valore è inferiore alla franchigia);
  • 18.000€ per fratelli o sorelle;
  • 24.000€ per altri parenti entro il IV° grado;
  • 32.000€ per tutti gli altri soggetti.

Alle imposte previste dalla legge poi bisogna aggiungere i costi del notaio, che solitamente si aggirano intorno ai 2.000€ e i 2.500€. Molto però dipende dal valore dell’immobile che si intende

Sancito quanto precede, ricordiamo altresì che le aliquote di cui sopra vanno applicate al valore dei beni immobili, considerati solamente per il valore catastale (ovvero, la rendita catastale moltiplicata per il coefficiente di aggiornamento).

Al valore catastale si applicherà l’aliquota dell’1 per cento per l’imposta catastale, e del 2 per cento per l’imposta ipotecaria. Se tuttavia il donatario chiede l’agevolazione per la prima casa, le due imposte sono dovute in misura fissa.

Donazione senza notaio

In linea di massima - e a maggior ragione quando oggetto della regalia è una casa - la donazione deve essere effettuata mediante l’assistenza di un notaio, considerando che la forma tecnica utile per accertare la donazione è l’atto pubblico.

Costituisce eccezione la donazione di una cosa mobile, di modico valore. Infatti, è consentita la “donazione manuale” senza il supporto di un notaio per tutti i beni di modesto valore. Questo si calcola in base alle condizioni del donante: infatti, per “modesto valore” si intende quel bene che non incide in maniera significativa sulla ricchezza di chi dona.

Quindi, più una persona è ricca e più aumenta il valore del bene che si può donare senza ricorrere al notaio.

Si può chiedere indietro una donazione?

In linea di principio la legge non consente la possibilità di chiedere indietro ciò che si è dato per spirito di liberalità; tuttavia vi sono delle situazioni talmente gravi, al verificarsi delle quali, l’ordinamento ritiene possibile la restituzione di quanto corrisposto.

La donazione può dunque essere revocata dal donante al verificarsi di due casi:

  • a) per sopravvenienza di figli o di altri discendenti; in questo caso la revoca, a differenza di quanto avviene in caso di testamento , non è automatica ma deve essere richiesta dal donante;
  • b) per ingratitudine del donatario.

Nella prima ipotesi il donante può esercitare l’azione per ottenere la restituzione entro il termine di 5 anni oltre il quale l’azione si considera prescritta.

La nascita di un figlio o la scoperta di un figlio non noto all’epoca dell’avvenuta donazione possono indurre il donante a rivalutare gli effetti dell’atto compiuto. La revoca potrà essere domandata sia nel caso di figli legittimi che per quelli naturali.

Nella seconda ipotesi l’azione si prescrive in 1 anno da quando il donante è venuto a conoscenza del fatto.

Il comportamento ingrato può consistere in:

  • nell’aver volontariamente ucciso o tentato di uccidere il donante o un familiarei;
  • nell’aver commesso ingiuria grave verso il donante;
  • nell’aver arrecato grave pregiudizio al patrimonio del donante;
  • nel mancato versamento degli alimenti da lui dovuti in favore del donante.

Se il donatario aveva alienato il bene, dovrà restituirne il valore. Sono salvi invece i diritti del terzo acquirente.

Non sono soggette a revoca:

  • le donazioni remunerative;
  • le donazioni fatte in riguardo di matrimonio.

Se l’azione di revocazione viene accolta, il donatario dovrà restituire, i beni donati insieme ai frutti maturati dal giorno della domanda.

Qualora i beni siano stati nel frattempo alienati a terzi, il ricevente dovrà restituire il corrispondente valore in denaro.

Donazione e successione: l’azione di riduzione

La donazione non è un atto impugnabile.

Infatti, il legislatore la considera come un anticipo sulla successione e di conseguenza è soggetta ad impugnazione da parte di tutti gli eredi che vantano il diritto ad una quota dell’eredità del donante.

Questo perché il nostro ordinamento tutela i vincoli familiari nell’ambito della trasmissione del patrimonio concedendo loro il potere di impugnazione per tutte le donazioni che ledano la quota di eredità a loro riconosciuta dalla legge.

L’impugnazione rende inefficace l’atto, ed è per questo motivo che è molto difficile vendere un immobile ottenuto in seguito alla donazione. Per la stessa motivazione le banche non concedono mutui nei quali la garanzia è rappresentata da un immobile donato.

Al momento dell’apertura della successione, quindi, se gli eredi legittimi scoprono che il de cuius ha donato alcuni beni ledendo una quota legittima della loro eredità, possono intervenire tramite l’azione di riduzione.

Si tratta di un’azione con la quale gli eredi legittimari ottengono in via giudiziale il reintegro della quota di legittima (la somma tra i beni intestati al de cuius e tutte le donazioni compiute da lui in vita) attraverso la riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni eccedenti della quota disponibile al testatore.

L’azione di riduzione produce effetti anche nei confronti di terzi che hanno acquistato l’immobile dal donatario, poiché potrebbe essere costretto alla restituzione del bene, a meno che non siano passati 20 anni dall’atto di donazione (poiché l’azione di restituzione si prescrive).

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