Divorzio: dopo quanto tempo ci si può risposare?

Quando la sentenza di divorzio passa in giudicato gli uomini possono subito risposarsi; per le donne, invece, c’è da aspettare per ulteriori 300 giorni (limite facilmente aggirabile pagando una multa).

Con il divorzio viene meno qualsiasi vincolo matrimoniale; quindi una volta depositata la sentenza ognuno dei due- ormai - ex coniugi si può risposare.

Tuttavia dalla data del divorzio a quella del nuovo matrimonio deve passare un determinato periodo che non è lo stesso per uomini e donne. Infatti, mentre gli uomini per sposarsi nuovamente devono attendere solamente che la sentenza di divorzio passi in giudicato, le donne hanno l’obbligo di aspettare per ulteriori 300 giorni, il periodo conosciuto anche come “lutto vedovile”. Eppure la sanzione prevista per chi trasgredisce le regole è talmente di poco conto che aggirare l’obbligo dei 300 giorni è molto semplice.

Facciamo chiarezza analizzando caso per caso il tempo necessario per convolare nuovamente a nozze dopo aver ottenuto il divorzio.

Uomini divorziati: dopo quanto tempo si possono sposare?

Come anticipato per gli uomini divorziati non esiste un tempo obbligatorio da rispettare prima di risposarsi. L’importante è che la sentenza di divorzio sia definitiva così che questa non possa più essere impugnata.

Quando si può parlare di sentenza definitiva? Dipende dai casi; ad esempio, se la sentenza non viene notificata alla controparte questa passa in giudicato dopo 6 mesi. Se invece la sentenza viene notificata alla controparte diventa definitiva dopo 30 giorni dalla notifica.

Gli ex mariti più impazienti, quindi, potranno convolare a nozze dopo appena un mese dalla sentenza di divorzio. Per le ex mogli, invece, c’è un po’ più di tempo da aspettare.

Donne divorziate: dopo quanto tempo si possono sposare?

La donna invece deve attendere per 300 giorni prima di risposarsi; questa, infatti, deve rispettare il cosiddetto lutto vedovile, ossia lo strumento introdotto per consentire l’identificazione - con maggiore certezza - della paternità di eventuali figli nati dopo il matrimonio.

Una norma (articolo 89 del Codice Civile) molto antica scritta ai tempi in cui i rapporti fisici avuti al di fuori del matrimonio erano socialmente condannati; ai giorni d’oggi, in effetti, non è certamente il “lutto vedovile” a permettere l’identificazione certa della paternità.

Viste le finalità della suddetta norma, comunque, l’obbligo dei 300 giorni non vale quando:

  • il divorzio viene pronunciato per impotenza di uno dei coniugi;
  • il giudice può autorizzare il matrimonio dopo un accertamento che escluda un’eventuale gravidanza della donna;
  • se dalla sentenza di divorzio definitiva risulta che marito e moglie non abbiano convissuto nei 300 giorni precedenti allo scioglimento del matrimonio.

Salvo questi tre casi, la donna prima di risposarsi deve attendere 300 giorni, pena una sanzione amministrativa.

Quali sanzioni per chi non rispetta i termini?

Se una donna si sposa prima che siano decorsi i 300 giorni dal divorzio il matrimonio non viene annullato; l’unica pena prevista infatti è una sanzione amministrativa, tra l’altro di un importo minimo.

L’importo della multa, infatti, va dai 20€ agli 82€; una cifra talmente bassa che rende quasi inutile la previsione del lutto vedovile.

Argomenti:

Divorzio Matrimonio

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