Disoccupazione: differenza tra strutturale, frizionale e ciclica?

Dimitri Stagnitto

28/08/2016

30/08/2016 - 15:01

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La disoccupazione è un fenomeno complesso, esistono infatti almeno 3 differenti tipi di disoccupazione individuati dalla teoria economica

Il lavoro è una colonna portante di ogni economia: gli stipendi pagati come compenso per il lavoro si trasformano in spese dei consumatori e il prodotto del lavoro è essenziale per la sopravvivenza di ogni azienda.

Per questo i lavoratori non occupati rappresentano un potenziale produttivo sprecato all’interno di un’economia. Pertanto, la disoccupazione si configura come una questione di elevata importanza per l’economia e lo studio di questa.

Come si classifica la disoccupazione

Il tasso di disoccupazione rappresenta il numero di lavoratori civili che pur essendo alla ricerca di occupazione non hanno ancora trovato impiego. Per questo le statistiche ufficiali che misurano il tasso di disoccupazione escludono quelle persone che vorrebbero lavorare, ma sono troppo sfiduciate per cercare lavoro.

Concludendo, il tasso di disoccupazione reale, inteso come quota della popolazione che potrebbe lavorare ma non lo fa, è sempre più elevato di quello ufficiale espresso dalle statistiche.

Parlando di numeri sull’occupazione possiamo distinguerne tipi differenti:

  • Disoccupazione frizionale deriva dall’informazione imperfetta e dalle difficoltà di trovare lavoro qualificato nel breve termine. Un giovane neo laureato in cerca di lavoro ne è un esempio perfetto.
  • Disoccupazione ciclica: si riferisce alla disoccupazione come una conseguenza del ciclo economico. Ad esempio nei periodi di recessione, il tasso di disoccupazione tende ad aumentare.
  • Disoccupazione strutturale: si riferisce alla disoccupazione che incorre quando i lavoratori non sono sufficientemente qualificati per i lavori disponibili. La disoccupazione strutturale può essere un problema molto serio per l’economia, specie se interi settori come ad esempio il manifatturiero diventano obsoleti.

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Occupazione al 100%? La curva di Phillips

Così come un elevato tasso di disoccupazione non è auspicabile per l’economia, anche la totale occupazione non è desiderabile. Infatti, quando gli economisti parlano di totale occupazione, includono in questo anche una piccola percentuale (“fisiologica”) di disoccupazione frizionale e/o strutturale. In generale possiamo dire che gli economisti non ritengono possibile un tasso di occupazione pari al 100% in un’economia.

In particolare, questo concetto è evidenziato dalla curva di Phillips. Tra inflazione e disoccupazione c’è una relazione: minore è il tasso di disoccupazione, maggiore è il tasso di inflazione. Sebbene esista una varietà di fattori in grado di alterare la curva, il concetto di fondo è che un tasso di disoccupazione o di inflazione vicino allo zero, rappresenta sul lungo termine uno scenario di buona salute per un’economia.

Occupazione ed efficienza

Infine, bisogna ricordare il rapporto di compromesso tra occupazione ed efficienza economica. Le aziende massimizzano i profitti producendo il maggior numero possibile di beni al minor prezzo. In alcuni casi, il lavoro è più costoso (meno efficiente) del capitale strumentale. Di conseguenza, c’è sempre un compromesso tra costo e produttività, tra lavoro umano e sostituzione di questo con beni strumentali, una scelta che tra l’altro riduce notevolmente il numero di posti di lavoro disponibili.

Ad esempio, con l’avanzare della tecnologia i lavoratori possono scoprire di non avere le competenze idonee ai nuovi sistemi e, per questo, hanno bisogno di ulteriori corsi e nuova formazione; alimentando così il tasso di disoccupazione strutturale.

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