Diritti TV: con riforma Lotti Serie A punta al modello inglese, ecco come i club divideranno gli introiti

Alessio Trappolini

2 Marzo 2018 - 12:56

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Il Ministro dello Sport ha riorganizzato la spartizione dei diritti tv delle partite di calcio di Serie A promettendo maggior equità fra i club. Evitata la stangata alle big

La riforma dei diritti televisivi del campionato italiano di Serie A è completa. Con la firma ufficiale apposta ieri dal Ministro dello sport Luca Lotti è definitivamente entrato in vigore il decreto attuativo sui nuovi criteri di spartizione dei diritti sulle partite di calcio del campionato italiano di Serie A, che di fatto va a modificare la Legge Melandri-Gentiloni del 2008.

Con queste nuove norme vi sarà una maggior equità nel Campionato italiano in quanto la quota da dividere in parti uguali viene innalzata dal 40% al 50% e la parte restante verrà assegnata sulla base di criteri certi e misurabili”, ha commentato il Ministro dello sport Luca Lotti.

Nella riforma Lotti è poi prevista la distribuzione dei diritti TV con una quota del 30 per cento sulla base dei risultati sportivi e una del 20 per cento sul radicamento sociale.

Numero di spettatori paganti che hanno assistito dal vivo alle gare casalinghe disputate negli ultimi tre anni, numero di abbonati, audience televisiva, classifica del campionato e risultati nelle competizioni europee saranno tutti fattori che andranno a stilare la classifica degli emolumenti ricevuti dai club di calcio di SerieA.

La fetta complessiva degli introiti da diritti TV è ancora da stabilire. Nelle casse della Lega Calcio dovrebbero entrare complessivamente 1,4 miliardi di euro fra ricavi garantiti da Mediapro, diritti esteri, Coppa Italia e altri.

Ora non resta che siglare la chiusura del contratto TV per avere dettagli più precisi. Va ricordato tuttavia che non tutta la somma incassata verrà divisa tra i club. Una parte sarà riservata alla mutualità.

Più soldi e meglio distribuiti, evitata la stangata per le Big

Secondo Lotti il decreto consentirà di ridimensionare lo storico gap che si è creato tra le prime della classe e le cosiddette piccole, aumentando l’appeal della Serie A e “avvicinandola a campionati come Premier League e Bundesliga ”.

Nel dettaglio, la riorganizzazione voluta da Lotti permetterà di ridurre la forbice di guadagni fra le società calcistiche medio-piccole e i grandi club, senza però danneggiare questi ultimi in modo significativo da un punto di vista economico.

Si stima che grazie a questa modifica, il cosiddetto ’first to last’, cioè il rapporto tra quanto prende la prima e quanto prende l’ultima, si ridurrà dall’attuale 4:1 a un più equo 3:1”, ha scritto su Facebook il ministro dello Sport del Governo Gentiloni.

Il timore iniziale di alcune big, Juventus, Roma, Inter, Milan, era quello di poter ricevere minori introiti rispetto a quelli incassati con la Legge Melandri-Gentiloni. La riforma Lotti ha cercato di ridurre al minimo questo rischio, evitando eccessivi squilibri in senso opposto.

La Juventus, per esempio, dovrebbe prendere fra i 10-15 milioni in meno. Non è poco ma si tratta di un valore decisamente inferiori ai 30 milioni di ricavi in meno prospettati qualche mese fa. Le ricadute reali tuttavia si vedranno in un paio di anni.

Juventus, Roma e Lazio: la reazione dei titoli in Borsa

In questo quadro, le società calcistiche quotate in Borsa quest’oggi non sembrano trarre giovamento dalla nuova riforma Lotti sui diritti TV. Juventus, Roma e Lazio stanno accusando il clima di avversione che impera sui mercati in vista della tornata elettorale di domenica 4 marzo e delle preoccupazioni causate dai nuovi ribassi di Wall Street.

Al momento le azioni della Juventus passano di mano a 0,6495 euro, con una flessione del 5,6% rispetto ai valori di chiusura di ieri. La performance odierna ha spinto in negativo i ritorni maturati dal titolo negli ultimi 3 mesi (-2,2%) mentre quella a 1 anno permane positiva per 91,16 punti percentuali.

In linea con la Juventus anche le quotazioni della Lazio, al momento in calo del 5,29% a 1,324 euro. Per la società del Presidente Lotito la performance a 3 mesi e a 1 anno si mantiene tuttavia in ampio territorio positivo, rispettivamente del 21,99% e del 134,96%.

L’AS Roma indietreggia invece del 2,84% a 0,479 euro, proseguendo così il trend negativo che ha caratterizzato l’ultima settimana di Borsa (-12,74%) e l’ultimo trimestre (-25,81%). In questo caso a penalizzare il titolo hanno contribuito i risultati del primo semestre dell’esercizio 2017-2018, chiuso con una perdita di 40,3 milioni. Per gli azionisti in vista un aumento di capitale, fissato dal Cda in 115 milioni di euro.

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