Dipendenti pubblici “fannulloni” grazie al Covid: Brunetta ci ricasca

Chiara Esposito

27/09/2021

27/09/2021 - 11:56

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Brunetta e i suoi tornano a polemizzare: bufera sulla reputazione dei dipendenti della PA, lo smartworking è nel mirino.

Dipendenti pubblici “fannulloni” grazie al Covid: Brunetta ci ricasca

Dipendenti pubblici: nuove accuse dal Ministro Brunetta, il quale già una volta si era appellato a questi parlando di “fannulloni”.

Tutto è nato da un post social prontamente cancellato; i profili della PA parlavano del Covid come alibi per non fare nulla, riprendendo un articolo che - seppur scritto da un fantomatico Ugo Fantozzi - sembra descrivere una storia realmente accaduta (almeno secondo quanto dichiara l’autore, il quale se ne prende ovviamente la responsabilità).

Una storia che dimostra tutte le inefficienze dello smart working nella Pubblica Amministrazione. Riportando un tale articolo, lo smartworking veniva criticato dall’ufficio di Brunetta e visto come una scappatoia ai propri doveri, rilanciando dunque l’idea dei presunti dipendenti pubblici “fannulloni” che reitera lo stereotipo che il Ministro difende da anni.

Se a questo attacco, già formalmente ritirato, seguiranno però delle conseguenze è bene domandarselo visti i precedenti. Il responsabile della PA non è infatti alle prime armi e da sempre si scaglia contro i lavoratori del settore che gestisce. Vediamo i precedenti di questo caso.

Il post della discordia

Domenica 26 settembre, per pochi minuti, resta online sui profili Facebook e Twitter del Dipartimento della Pubblica amministrazione un articolo pubblicato dal «Giornale d’Italia». Il pezzo sembra essere ironico, in quanto firmato da Ugo Fantozzi, ma l’autore ci ha scritto per spiegarci che in realtà non c’è nulla di inventato:

Trattasi di una storia assolutamente vera, anche nei singoli dettagli, accaduta il 3 Settembre us a Milano, Municipio 5 di Viale Tibaldi, e non di una parodia come erroneamente riportato. L’articolo è firmato Ugo Fantozzi semplicemente per rendere ironica e leggibile una storia diciamo tragicomica. Abbiamo informato il Ministro Brunetta che ha già, correttamente, attivato gli ispettori, informando anche il Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e il Prefetto di Milano Renato Saccone. Abbiamo chiesto oggi una replica al Sindaco Beppe Sala e al candidato sindaco Luca Bernardo.

Una storia che descrive tutte le inefficienze dello smart working negli uffici pubblici, dai contorni tragicomici ma assolutamente veritieri (o così raccontano).

Dopo poco la pubblicazione fioccano così commenti e segnalazioni e il post viene prontamente rimosso. Pur provando a uscire di scena, però, il contenuto del post resta al centro del dibattito. Grazie ai provvidenziali screenshot del messaggio e alle sue condivisioni, il tema del ritorno in presenza di tutti i dipendenti della Pubblica Amministrazione a scapito del sistema del lavoro agile viene alimentato.

Tra le risposte più interessanti troviamo anche qualche nome della politica che porta avanti le sue posizioni con note di acceso fervore. Ad opporsi a questa visione c’è infatti la responsabile per le Politiche giovanili, Fabiana Dadone, che afferma:

«Chi guarda al lavoro agile come a un problema ha già perso la sfida».

Non è la prima volta: Brunetta ci va giù pesante

D’altro canto Brunetta non è nuovo ad uscite simili: durante la sua precedente esperienza ministeriale ne aveva dette delle belle.

La sua antipatia verso i dipendenti pubblici è nota sin dal 2008 quando dichiarò guerra a tutti quelli che definì «i furbetti della PA». La riforma da lui promossa all’epoca puntava a premiare i lavoratori più meritevoli e a sanzionare di riflesso chi non raggiungeva i risultati. Si parlò di licenziare i fannulloni con l’intento di aumentare la produttività del 50%.

Le Forze di Polizia vennero anche apostrofate da Brunetta come “panzoni cinquantenni”, ma l’attacco più duro (e sessista) fu quello alle donne per cui l’impiego pubblico era considerato alla pari di un “ammortizzatore sociale”. Le impiegate vennero anche tacciate indiscriminatamente di andare a fare la spesa durante l’orario di lavoro; un bel modo per fare di tutta l’erba un fascio e prendere alcuni casi di cronaca a modello per una narrazione generalista capace di legittimare la propria posizione intransigente.

A quelle parole tuttavia seguirono anche dei fatti poiché il tutto si tradusse con un nuovo regolamento delle assenze con decurtazioni dello stipendio e visite fiscali anche per un solo giorno di assenza.

Da questa nuova dichiarazione, per quanto fuori contesto, cosa dobbiamo aspettarci invece? Ci saranno sviluppi o solo screen che continueranno a circolare come monito del pensiero del ministero?

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