Diffida: cos’è e come difendersi

Cos’è la diffida? Come ci si difende? Occorre sempre l’avvocato? Disciplina, contenuto e conseguenze della diffida e della diffida ad adempiere.

Diffida: cos'è e come difendersi

Cos’è la diffida? Come ci si può difendere?

Dunque, nel nostro ordinamento giuridico, la diffida è un atto con cui una parte invita un’altra a compiere o a non compiere una determinata azione o ad astenersi da un comportamento lesivo.

La diffida può essere inviata per mezzo di varie forme, ma, il più delle volte, ci si avvale della posta raccomandata con ricevuta di ritorno. Quando contiene l’intimidazione ad adempiere ad un contratto, si parla di diffida ad adempiere con la quale la parte avvisa che, in caso di inadempimento, adirà le vie legali denunciando il fatto alle autorità giudiziarie competenti.

Diffida: cos’è e come si fa

La diffida è una lettera con cui un soggetto privato, un’azienda o una pubblica amministrazione, intima ad un altro soggetto di tenere o di astenersi da un certo comportamento. In pratica la diffida può contenere la richiesta di:

  • dare, in riferimento a documenti, somme di denaro o altro;
  • fare, ovvero compiere un’azione dovuta;
  • non fare, cioè astenersi da un’azione lesiva, antigiuridica o semplicemente fastidiosa.

La diffida, pur essendo una comunicazione ufficiale, non produce effetti automatici ma è condizionata ad un termine che è rimesso alla volontà della parte.

Per inviare una diffida efficace occorre innanzitutto descrivere la vicenda in modo chiaro ed esaustivo, indicando precisamente i dettagli della richiesta, e procedere all’invio mediante raccomandata con ricevuta di ritorno o con posta elettronica certificata, per essere certi che la comunicazione giunga al destinatario.

Per scrivere la diffida serve l’avvocato?

Come abbiamo poc’anzi detto, la diffida è una comunicazione ufficiale ma ciò non implica che debba essere scritta da un avvocato. Naturalmente, sarebbe inutile negarlo, la diffida redatta da un legale assolve meglio la funzione “intimidatoria” nei confronti del destinatario.

Come difendersi dalla diffida

Chi riceve una diffida non è obbligato a rispondere e la legge non prevede alcuna conseguenza automatica al silenzio. Dunque, anche senza contestazione, il ricevente può agire in giudizio.

Tuttavia è sempre consigliabile rispondere alla diffida con la clausola di stile “contesto formalmente il contenuto della diffida integralmente/nella parte in cui”, ciò per tutelarsi nel caso in cui venga aperto un contenzioso in sede giudiziaria.

Se la diffida proviene da un avvocato, è opportuno - ma non obbligatorio - rivolgersi ad un altro avvocato per formulare una risposta, per non rischiare di incorrere in errori formali.

La diffida ad adempiere

Una particolare tipologia di diffida prevista dal Codice Civile è la diffida ad adempiere , ovvero un atto unilaterale con cui una parte intima ad un altra di adempiere un contratto entro un certo termine.

La diffida ad adempiere è disciplinata dall’articolo 1454 del Codice Civile, che recita:

«Alla parte inadempiente l’altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s’intenderà senz’altro risoluto. Il termine non può essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore. Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risoluto di diritto».

Nonostante l’articolo indichi il termine di 15 giorni, le parti possono stabilire un termine diverso, a patto che la natura del contratto o gli usi lo rendono congruo.

La diffida ad adempiere deve essere inviata per posta raccomandata con ricevuta di ritorno e deve contenere:

  • l’intimazione ad adempiere;
  • l’indicazione di un termine adeguato (minimo 15 giorni);
  • la dichiarazione che il contratto si intende risolto in caso di inadempimento.

Inoltre la parte può manifestare l’intenzione di prendere iniziative legali in caso di inadempimento per ottenere il risarcimento del danno eventualmente subito.

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2 commenti

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Isabella Policarpio • 3 settimane fa

Gentile lettrice, le copio ed incollo il testo dell’articolo 1454 del Codice Civile dove, come molto spesso accade in diritto, il legislatore preferisce il termine «risoluto» anziché «risolto»:

«Alla parte inadempiente (1) l’altra può intimare per iscritto di adempiere in un congruo termine, con dichiarazione che, decorso inutilmente detto termine, il contratto s’intenderà senz’altro risoluto.

Il termine non può essere inferiore a quindici giorni, salvo diversa pattuizione delle parti o salvo che, per la natura del contratto o secondo gli usi, risulti congruo un termine minore.

Decorso il termine senza che il contratto sia stato adempiuto, questo è risoluto di diritto (2).»

Un saluto,

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eleonora ferrari • 4 settimane fa

risoluto? ??? il contratto in diffida al massimo sarà risolto , ovvero non esiste più . è un errore di stampa , me lo auguro o avete tradotto dall’inglese ? buona giornata

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