Guai per Di Maio: ecco come il golden boy dei 5 Stelle rischia di essere tagliato fuori

Entrambi i forni aperti da Di Maio si sarebbero ormai chiusi: al suo ultimo mandato elettorale, il leader dei 5 Stelle rischia così di rimanere a bocca asciutta.

Guai per Di Maio: ecco come il golden boy dei 5 Stelle rischia di essere tagliato fuori

Dopo i grandi sorrisi della notte del 4 marzo, iniziano ad arrivare le prime preoccupazioni ora per Luigi Di Maio. Lanciatissimo in un primo momento verso Palazzo Chigi, il capo politico del Movimento 5 Stelle sembrerebbe essere anche lui rimasto impantanato in questo stallo politico post voto.

La strategia di strizzare l’occhio in contemporanea sia alla Lega che al PD non starebbe dando i frutti sperati, tanto che il Presidente Mattarella a breve darà un mandato esplorativo a Maria Elisabetta Alberti Casellati, con Di Maio che così potrebbe veder svanire le sue chance di diventare premier visto che questo sarà il suo ultimo giro in Parlamento.

Le difficoltà per Di Maio

Negli ultimi mesi tanto si è parlato di una sorta di trasformazione di Luigi Di Maio, diventato di colpo più responsabile per dare rassicurazioni a Mattarella di avere lo spessore e le capacità di poter guidare il paese.

Dopo cinque anni passati in Parlamento, anche il Movimento 5 Stelle in toto si è fatto più smaliziato e scaltro, tanto da essersi già spartito assieme a Lega e Forza Italia tutte le poltrone assegnabili in queste prime settimane della XVIII° legislatura.

Nonostante questa nuove veste da partito più vecchio stampo che da forza politica anti sistema, Di Maio sta trovando non poche difficoltà a far partire un governo che veda i pentastellati al comando e lui a Palazzo Chigi.

Eppure le aperture non sono mancate, tanto da far cadere nel dimenticatoio molte delle promesse elettorali fatte. Spazio quindi a trattative per quanto riguarda i ministri e il programma di governo, con l’unico dogma intoccabile che rimane quello della poltrona di Presidente del Consiglio che spetterebbe al golden boy dei 5 Stelle.

I due forni però aperti in contemporanea con la Lega e con il Partito Democratico si stanno chiudendo. I dem in teoria non l’hanno mai considerato vista la ferma opposizione di Matteo Renzi a qualsiasi accordo con il Movimento.

La Lega invece si è detta disponibile, ma Matteo Salvini non è ancora pronto a dire addio a Silvio Berlusconi. Prendendo in considerazione diversi fattori, il segretario del carroccio si starebbe convincendo che gli conviene rimanere a capo del Centrodestra unito piuttosto che rompere la coalizione e subordinarsi ai pentastellati.

Ecco dunque il perdurare dell’impasse attuale. Il Colle però non ha intenzione di aspettare ancora a lungo ed è pronto a conferire un mandato esplorativo alla Alberti Casellati. Una accelerata questa che potrebbe innescare un effetto domino pericoloso per i piani di Di Maio.

Un governo istituzionale

In questo momento nessun leader intende fare un passo indietro rispetto alle loro posizioni di partenza e, al tempo stesso, vista la mancanza di possibili accordi nessuno vuole ricevere un pre-incarico per non correre il rischio di “bruciarsi”.

La crisi in Siria però impone all’Italia di dotarsi al più presto di un governo che abbia pieni poteri operativi. Ecco perché la mossa di Mattarella di affidare un mandato esplorativo potrebbe rompere questa situazione di stallo.

Se come ormai appare essere sicuro la Alberti Casellati verrà incaricata di sondare i vari partiti per conto del Presidente, qualcosa si dovrà per forza muovere altrimenti sarà il Colle a prendere in mano le redini del gioco.

Se Di Maio in queste nuove consultazioni più informali non dovesse riuscire a trovare un accordo con la Lega oppure con il PD, allora Mattarella non potrebbe far altro che prendere atto dell’impossibilità di questo Parlamento di produrre una maggioranza.

Visto che il Quirinale non sembrerebbe essere entusiasta di tornare a breve al voto, la soluzione più percorribile sarebbe quella di dar vita a un governo istituzionale che potrebbe durare anche a lungo.

Non sarà facile quindi per Luigi Di Maio coronare il sogno di diventare premier. Sia Salvini che il PD infatti accetterebbero un governo in coabitazione soltanto di fronte a un passo indietro del leader pentastellato. Se poi dovesse nascere un governo istituzionale, appare lampante che si cercherà di individuare una figura terza e condivisa.

Visto che questa legislatura potrebbe comunque avere una durata tale da non giustificare l’ipotesi di una deroga al limite dei due mandati per i 5 Stelle, Di Maio in questo suo ultimo giro in Parlamento potrebbe rimanere a bocca asciutta nonostante l’exploit elettorale.

La politica è l’arte anche della pazienza ma, per chi ha solo due mandati a disposizione, tutto si fa più complicato. Dura lex sed lex, soprattutto quando sei tu ad aver appena riscritto il codice del tuo partito.

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