Dall’India all’Europa la crisi energetica peggiora: la situazione

Violetta Silvestri

4 Ottobre 2021 - 10:46

La crisi energetica che sta colpendo le principali economie mondiali non si placa: dall’India all’Europa arrivano nuovi segnali di allarme. Gas, carbone e persino acqua scarseggiano: la situazione.

Dall’India all’Europa la crisi energetica peggiora: la situazione

La crisi energetica continua a diffondersi nel mondo.

L’India è solo l’ultimo Paese ad affrontare la mancanza di risorse che minaccia di minare la ripresa dalla pandemia. Le autorità indiane hanno avvertito che le centrali elettriche sono pericolosamente a corto di carbone. Come in Cina, del resto.

Intanto, l’Europa del Nord si aggiunge alla lista delle regioni mondiali con gravi carenze: a mancare è l’acqua, prezioso motore dell’idroelettrico. La penuria aggrava il già drammatico bilancio europeo, alle prese con gas introvabile e alle stelle.

La situazione della crisi energetica: a che punto siamo e perché c’è ancora da preoccuparsi.

L’India non ha carbone: motivi e conseguenze

Il ministero dell’Energia indiano ha avvisato che le 135 centrali termoelettriche della terza economia asiatica avevano una media di appena quattro giorni di scorte di carbone a partire all’inizio di ottobre, in calo rispetto agli stock di agosto.

La carenza di energia elettrica ha già iniziato a colpire l’economia nella vicina Cina, dove il settore manifatturiero il mese scorso ha mostrato sofferenza. Pechino ha ordinato alle compagnie energetiche statali di garantire a tutti i costi le forniture di combustibili fossili per evitare le carenze invernali, contribuendo ad aumentare i prezzi per altri grandi importatori, compresa l’India.

I produttori di energia indiani hanno ridotto le importazioni di carbone negli ultimi mesi, poiché i prezzi internazionali sono aumentati sulla scia della robusta domanda globale, dall’Europa e dalla Cina.

Il Governo del primo ministro Narendra Modi ha anche promosso una politica di autosufficienza economica, come principio guida per la sua ripresa. Tuttavia, le forniture interne di carbone - più economiche e per quasi l’80% provenienti dalla massiccia e inefficiente impresa statale Coal India Ltd - non sono riuscite a tenere il passo con l’aumento della domanda interna.

Inoltre, le forti piogge di settembre nelle aree minerarie del hanno colpito sia la produzione che la consegna del carbone. In più, il combustibile dall’Indonesia, uno dei principali fornitori dell’India, è passato da $60/ton di marzo a $200/ton di settembre, scoraggiando le importazioni.

In questo contesto, la prospettiva per l’Inda è di imminenti interruzioni di corrente su larga scala, prezzi più alti dell’elettricità al consumo e un colpo ai profitti dei generatori di energia, in un’economia in cui le centrali a carbone rappresentano ora circa il 66% della produzione di energia, in aumento da circa il 62% nel 2019.

Europa del Nord, manca l’acqua: non è una buona notizia per la crisi energetica

Alla carenza di gas naturale e carbone, con conseguenti prezzi alle stelle, si aggiunge la penuria di acqua nel Nord Europa a impensierire la regione.

L’area nordica dell’UE sta affrontando una crisi energetica poiché i serbatoi d’acqua svuotati a causa di scarse piogge e clima più caldo ostacolano la generazione di energia idroelettrica.

I livelli idroelettrici norvegesi sono ai minimi da oltre 10 anni per questo periodo dell’anno. Mentre negli ultimi giorni è arrivata un po’ di pioggia, la situazione nel Sud-Ovest della Norvegia è stata così grave che l’operatore di rete Statnett ha emesso un avvertimento: siamo in zona razionamento.

Occorre sottolineare che questa parte del Paese ha la più grande capacità di giacimento e collegamenti con Germania e Danimarca, oltre a un nuovo cavo per la distribuzione in Gran Bretagna.

I dati sulla disponibilità di acqua norvegese sono quindi importanti per il mercato energetico europeo: non c’è abbastanza risorsa idrica per esportare energia sia nel continente che nel Regno Unito. Gran Bretagna e Irlanda saranno probabilmente le più colpite dalla carenza globale di gas.

Intanto, proprio il gas naturale europeo è salito alla soglia record di 100 euro (116 dollari) per megawattora venerdì 1 ottobre e lunedì mattina è stato scambiato a circa 95 euro.

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