Custodia cautelare: condizioni, termini e procedure della carcerazione preventiva

Simone Micocci

20 Giugno 2017 - 15:15

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Cos’è la custodia cautelare e qual è la sua durata massima? Ecco una guida nella quale sono indicati i termini, le condizioni e le procedure previste nell’ambito della carcerazione preventiva.

La custodia cautelare, detta anche carcerazione preventiva, è quella misura coercitiva con la quale un indagato viene privato della propria libertà all’interno di un carcere nonostante non sia stato ancora riconosciuto colpevole di reato.

Infatti, la custodia cautelare può essere disposta, entro determinati termini indicati dalla legge, prima della sentenza definitiva, sia durante le indagini che nel corso del processo. È l’articolo 285 del Codice di procedura penale a prevederlo, stabilendo che il giudice ha la possibilità di ordinare agli ufficiali e agli agenti di polizia giudiziaria di “catturare immediatamente” un imputato e di portarlo in un carcere dove resterà a disposizione dell’autorità giudiziaria.

È il giudice ad avere la facoltà di richiedere la custodia cautelare per un indagato; per farlo però è necessario soddisfare determinate condizioni e rispettare i termini indicati dalla legge. Vediamo quali sono in questo articolo di approfondimento sulla custodia cautelare.

Custodia cautelare: condizioni

La Costituzione italiana, nell’articolo 27, sancisce il “principio della presunzione d’innocenza” con il quale viene stabilito che un indagato in attesa di giudizio non si presume colpevole fino alla condanna definitiva.

Tuttavia, la legge consente alle autorità giudiziarie di adottare delle misure restrittive personali anche nei confronti degli indagati, ma solo in presenza di determinati fattori. Una di queste misure restrittive, come vi abbiamo anticipato, è la custodia cautelare la quale può essere disposta dal:

  • GIP: nel corso delle indagini preliminari;
  • GUP: nel corso dell’udienza preliminare;
  • dal giudice pertinente: nel corso del processo.

Per procedere con la detenzione in carcere dell’imputato, però, devono sussistere particolari esigenze, quali:

  • esistenza di gravi indizi di colpevolezza;
  • rischio concreto di reiterazione del reato;
  • pericolo di fuga;
  • possibile inquinamento delle prove.

Queste motivazioni per essere valide ai fini della custodia cautelare devono essere accertate di concreto. Inoltre, per poter richiedere questa misura bisogna provare che qualsiasi altro strumento sia inadeguato per evitare che si venga a creare una delle situazioni suddette.

Nell’applicare la custodia cautelare il giudice deve rispettare due principi molto importanti:

  • principio di adeguatezza: per il quale la misura cautelare deve essere adeguata alla condizione da tutelare;
  • principio di proporzionalità: la misura deve essere proporzionata all’entità del fatto, alla sanzione che è già stata inflitta e quella che si ritiene irrogabile.

Quanto può durare al massimo la detenzione cautelare? A tal proposito l’articolo 13, comma 5, della Costituzione stabilisce che è la legge a definire i limiti massimi della carcerazione preventiva.

Per fare chiarezza su quali sono i termini della custodia cautelare, quindi, bisogna analizzare quanto indicato dall’articolo 303 del Codice di procedura penale.

Custodia cautelare: termini

L’articolo 303 del Codice di procedura penale stabilisce la durata massima della custodia cautelare a seconda della fase processuale nella quale viene disposta.

Come potete vedere dalla tabella successiva, i termini della custodia cautelare si calcolano in base alla gravità del reato per il quale si procede:

FASE DEL PROCESSO TIPOLOGIA DELLA PENA DURATA MASSIMA CUSTODIA CAUTELARE
Indagini preliminari Edittale fino a 6 anni 3 mesi
Edittale tra i 6 e i 20 anni 6 mesi
Edittale superiore ai 20 anni (o ergastolo) 1 anno
Ordinanza che ammette il giudizio abbreviato Edittale fino a 6 anni 3 mesi
Edittale tra i 6 e i 20 anni 6 mesi
Edittale superiore ai 20 anni (o ergastolo) 9 mesi
Condanna in 1° grado Edittale fino a 6 anni 6 mesi
Edittale tra i 6 e i 20 anni 1 anno
Edittale superiore ai 20 anni (o ergastolo) 1 anno e 6 mesi
Tra la condanna di 1° e 2° grado e tra la condanna di 2° grado e il giudicato Condanna fino a 3 anni 9 mesi
Condanna dai 3 ai 10 anni 1 anno e 6 mesi
Condanna oltre i 10 anni (o ergastolo) 1 anno e 6 mesi
Altri gradi Condanna fino a 6 anni 2 anni
Condanna dai 6 ai 20 anni 4 anni
Condanna oltre i 20 anni (o ergastolo) 6 anni

Questi sono i termini stabiliti dalla legge per la custodia cautelare, tuttavia è bene specificare che la scadenza e la scarcerazione che ne consegue non impediscono al giudice di disporre della medesima misura nella fase successiva del giudizio.

Sospensione dei termini

Ci sono dei fattori che possono portare alla sospensione temporanea dei termini per la custodia cautelare. Questo avviene quando:

  • viene rinviato il dibattimento a causa di un impedimento, su richiesta dell’indagato o per la sua mancata presentazione in aula;
  • si procede contro uno dei reati gravi indicati nell’articolo 407, comma II, del Codice Penale, o quando si tratta di giudizi abbreviati particolarmente complessi.

In questi casi la sospensione è facoltativa, mentre è obbligatoria quando:

  • l’allontanamento o la mancata partecipazione di uno o più difensori rende privo di assistenza uno degli imputati;
  • per tutta la durata necessaria per stendere le motivazioni della sentenza.

Custodia cautelare: procedure

Anche se è il Pubblico Ministero ad essere l’organo competente alle indagini preliminari è comunque il Giudice a dover applicare una misura cautelare.

Il PM quindi deve farne richiesta al GIP, il quale può decidere se disporre della custodia cautelare, se revocarla in peius o in melius o se sostituirla con un’altra misura.

Qualora il Giudice competente accolga la richiesta del PM, emette un’ordinanza (prevista dall’articolo 292 del Codice di procedura penale) con la quale viene disposta l’applicazione della misura cautelare. Questa poi viene consegnata ad un ufficiale della polizia giudiziaria, il quale provvede con l’esecuzione.

Una volta ricevuta la notifica l’ufficiale giudiziario ha il dovere di avvertire il destinatario della misura cautelare del suo diritto a nominare un legale di fiducia. Sarà l’avvocato poi a difendere e a tutelare la posizione del suo assistito.

Se invece l’organo della polizia giudiziaria al momento dell’arresto dimentica di informare l’indagato del suo “diritto alla difesa” l’atto è irregolare e quindi la custodia cautelare è nulla (come precisato dalla Corte di Cassazione con la sentenza n°4559 del 1993).

La difesa, infatti, è un diritto inviolabile in ogni stato del procedimento e come tale va tutelato.

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