CRISI, SUMMIT. L’Europa si trova di fronte alla vertigine di una crisi globale. Il vertice Ue dell’ultima chance sta per concludersi. Difficile pensare di poter tracciare i contorni di una nuova Europa in una sola settimana. Permane una forte incertezza, che preoccupa gli europei e i mercati.Il risultato del vertice UE di Bruxelles è particolarmente difficile da prevedere. Ma questo è «normale», in quanto l’incertezza è un elemento integrante della «storia». Non si sa cosa accadrà nei giorni o nelle prossime ore. Al momento, anche in questo preciso momento storico, l’incertezza prevale. Il principio di indeterminazione è, del resto, consustanziale alla storia.
Naturalmente l’incertezza non fa che esacerbare la crisi. Non sappiamo che cosa accadrà stanotte o domani, se una soluzione miracolosa verrà estratta dal cilindro, o se si continuerà a rimandare a nuovi summit dell’ultima chance. Da un parte questo temporeggiare è comprensibile: tutte le soluzioni proposte, e i leader europei lo sanno bene, hanno conseguenze a lungo termine che vanno oltre la portata della crisi del debito o le storie delle agenzie di rating, che non sono che elementi circostanziati della crisi.Tuttavia, e forse questa è la grande differenza rispetto alle crisi del passato, ci muoviamo continuamente dall’economia alla politica. Quasi senza accorgercene ci stiamo dirigendo nell’era della sovranazionalità, anche se questa rimane incompiuta e l’Europa è ancora a metà del guado. E’ però chiaro che la logica economica si scontra con la logica politica.
L’incertezza è sempre esistita ma il contesto è cambiato radicalmente. Ora siamo in un mondo globalizzato in cui l’eco di ogni evento rimbalza da un capo all’altro del mondo, e dove ogni accadimento provoca conseguenze non solo nella zona in cui si verifica, ma ovunque, in tutto il pianeta. E’ per questo che i paesi che nulla hanno a che fare con l’Unione europea stanno facendo pressione, spingendo affinché l’Unione europea si decida ad adottare le necessarie misure per risolvere la crisi economica. Se la crisi dovesse perdurare e prolungarsi nel tempo, rappresenterebbe una minaccia per tutti, rischiando di risucchiare l’intero globo nella sua spirale.
L’incertezza di oggi è dunque maggiore e più profonda rispetto a quella del passato perché tutto ciò che accade, così come ogni misura adottata e passo compiuto nella direzione della risoluzione della crisi, produce effetti in tutti i paesi del mondo. Inoltre, ogni evento è subito reso noto e commentato, grazie ai mass media e in particolare a Internet. Anche questo, è un prodotto della globalizzazione.
Questa crisi è la prima grande crisi non regionale, ovvero la prima crisi globale.