Crisi dell’Euro: conflitti politici e mezze verità minacciano la moneta unica

Raffaele Guerra

11 Maggio 2012 - 11:43

Crisi dell’Euro: conflitti politici e mezze verità minacciano la moneta unica

La tregua nella crisi dell’euro è durato pochi mesi. Ora, nonostante un secondo pacchetto da 130 miliardi per la Grecia, un patto fiscale concordato con i leader dell’euro-zona nel mese di dicembre e mille miliardi di prestiti a basso costo e a lungo termine da parte della Banca Centrale Europea, i terrori sono tornati.

Il tempo è poco.

In Francia gli elettori hanno eletto il loro nuovo presidente, François Hollande, per un mandato che cambi il corso «austero» del suo predecessore deposto, Nicolas Sarkozy e di Angela Merkel, cancelliere della Germania, per concentrarsi sulla crescita. La signora Merkel dice che non cambierà il fiscal compact, ma Hollande ha bisogno di qualcosa da mostrare agli elettori nei sondaggi legislativi del mese prossimo.

Ancora più minacciosa è la seconda tornata elettorale che si profila in Grecia, dove i partiti stanno lottando per formare un governo. Se la maggioranza dei greci voterà ancora una volta per respingere i tagli alla spesa e le riforme, previsti dal salvataggio, i governi della zona euro e la Germania in particolare dovranno affrontare una scelta drastica. La signora Merkel o si adatterà alla Grecia o, più probabilmente, rimarrà salda e manderà i greci alla deriva.

L’idea di una caotica uscita della Grecia dall’euro in un momento di inimicizia franco-tedesca dovrebbe terrorizzare tutti (il danno che farebbe all’economia mondiale potrebbe essere, ad esempio, il più grande rischio per la possibilità di rielezione di Barack Obama). Con una tale posta in gioco, il resto della zona euro ha un urgente bisogno di ridurre il rischio che il contagio che un’uscita di Atene potrebbe causare per Portogallo, Irlanda e perfino per Spagna e Italia. La preoccupazione è che, proprio nel momento in cui è necessaria un’ostinata realpolitik, la politica è caduta preda di un auto-inganno, con i leader di tutti i principali paesi che vendono seducenti mezze verità, le quali promettono ai cittadini europei un modo semplice per uscire dalla crisi.

Le storie che la gente racconta ...

La zona euro ha bisogno di fare un sacco di passi difficili. La lista dovrebbe includere: a breve termine, un più lento risanamento dei conti pubblici, più investimenti, l’alleggerimento della politica monetaria per promuovere la crescita e un firewall maggiore per proteggere i paesi deboli dal rischio di contagio; nel medio termine, riforme strutturali dei rigidi mercati europei e dello stato sociale fuori misura (non popolari nel sud dell’Europa), insieme a un piano per ripartire almeno una parte del debito e per istituire a livello europeo un meccanismo di risanamento per le banche (un’idea difficile per tutti). Si tratta di un programma ambizioso, ma all’inizio di quest’anno, con gli italiani, gli spagnoli e i greci che prendevano scelte difficili e con il denaro della BCE, questa politica sembrava possibile.

Ora hanno voltato nel mondo dei sogni. La Francia ne è l’esempio più evidente. Hollande ha ragione nel dire che la crescita trasformerebbe le prospettive dell’Europa, rendendo il debito più gestibile, ripristinando le banche e limitando la disoccupazione. Ma quella verità è annullata da due falsità. Anche se presta un’attenzione puramente formale al consolidamento fiscale, Hollande ha soprattutto promesso di spendere e di tassare per uscire dalla crisi, lasciando gli elettori francesi con la fantasia che i ricchi possano pagare e che il loro disagio sarà limitato. Ha inoltre affermato che liberalismo, privatizzazione e deregolamentazione non sono le soluzioni della crisi europea: la Francia è ora impegnata nell’idea di trincerarsi dietro le imprese che hanno reso la sua economia non competitiva.

Nel breve periodo Hollande dovrebbe essere in grado di trovare un compromesso con la Merkel: potrebbe essere aggiunto un patto sulla crescita a quello fiscale. Sarebbe anche una buona occasione per la Germania per rilanciare la domanda. Ma Hollande dovrà approvare le riforme richieste, perché ha bisogno di un credibile piano a medio termine per pagare la spesa sociale senza ricorrere al prestito. Inoltre, dopo che i suoi vicini avranno adottato le riforme, la Francia dovrà unirsi a loro, a meno che non voglia assistere a una crescita della disoccupazione e al ristagno dei salari. Che bello sarebbe se un taglio dei tassi di interesse, 60.000 insegnanti in più e alcune nuove strade potrebbero risparmiare i francesi tutto questo. Ma questa crescita fatata non esiste.

... e le storie in cui crede.

In tutta Europa, lo schema si ripete. In Italia la mezza verità è che il paese possa sfuggire alla sua crisi politica affidando le scelte difficili a un tecnocrate. Il primo ministro Mario Monti è davvero un uomo dotato, ma il voto di protesta forte nelle elezioni locali di questa settimana suggerisce che le politiche impopolari che toccano la vita di tanti italiani sono in ultima analisi determinate dai politici eletti.

La mezza verità tedesca è, invece, che i problemi della zona euro possano essere risolti solamente con una rinuncia alla prosperità da parte dei paesi indebitati. In realtà, i tedeschi hanno bisogno di vivere con una maggiore inflazione, consumare un po’ di più e sostenere i membri più deboli dell’unione monetaria. Infatti, l’euro sopravviverà solo se ogni paese si confronterà con le scelte che vuole evitare. Come in uno scherzo terribile, l’euro ha bisogno delle riforme francesi, della stravaganza tedesca e della maturità politica italiana.

La situazione peggiore è in Grecia. La mezza verità ad Atene è che i bigotti nordeuropei non riconoscono ai greci alcun merito per le difficoltà che hanno sopportato. La Grecia ha realmente sofferto: tra il 2007 e il 2012 l’economia si è ridotta di quasi un quinto. Il sistema economico è stato strangolato da un credito severo e da una crisi di liquidità, con tagli di bilancio e aumenti delle tasse che si prospettano per il futuro. Anche se tutto dovesse andare bene, il debito della Grecia sarà pari al 161% del PIL il prossimo anno. Qualunque sia il colore del governo, l’idea che la Grecia possa ripagare tutto questo è la più grande fantasia.

Vuol dire che la Grecia sta meglio nell’euro? Probabilmente, sebbene il giudizio diventi sempre più sottile. Un’uscita, con il conseguente default, consentirebbe di snellire il suo debito, ristabilire la competitività e portare i politici a prendere in mano il destino del Paese. Eppure, lasciare l’euro potrebbe anche creare un certo caos e distruggere i risparmi e, come spesso è accaduto in passato, i vantaggi dell’uscita potrebbero improvvisamente svanire. Il resto della zona euro sta meglio con una Grecia europea, se non altro a causa del rischio di contagio. Ma ancora una volta, non a qualsiasi prezzo.

Se la Grecia respinge il secondo salvataggio o non terrà fede al suo programma, l’uscita potrebbe diventare inevitabile. Angela Merkel e Hollande possono avere come minimo un mese per prepararsi a questo. Hanno un sacco di lavoro da fare.

Traduzione di Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The Economist.

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