Crisi banche, Borsa Italiana: le analisi di Deutsche Bank e Citigroup

Livio Spadaro

3 Febbraio 2016 - 13:15

Citigroup e Deutsche Bank hanno pubblicato due report in cui prendono in analisi la situazione delle banche italiane. Ecco nel dettaglio le analisi dei due istituti stranieri.

Crisi banche, Borsa Italiana: le analisi di Deutsche Bank e Citigroup

A piazza Affari anche oggi pesa il forte ribasso del comparto bancario, colpito duramente dalla speculazione ribassista che ormai dura da diversi giorni. Il titolo che sta registrando la contrazione più forte quest’oggi è quello di Banco Popolare che perde quasi il 9%, seguito da quello di MPS che risulta negativo per un 5,7%. Durante la mattinata sono stati pubblicati i report di Citigroup e Deutsche Bank che analizzano la situazione attuale delle banche italiane. Nel dettaglio, si vedrà cosa pensando le due case d’affari straniere del settore bancario italiano.

Borsa Italiana: continua il calo dei titoli bancari

Anche oggi si sta verificando un nuovo attacco ribassista sul comparto bancario italiano che continua ad essere colpito dalla spirale ribassista che ormai si registra da diversi giorni. Tutti i titoli bancari italiani sono in ribasso, con quelli di Banco Popolare e di MPS che guidano le perdite del settore.

Durante la mattinata, Citigroup e Deutsche bank hanno pubblicato dei report che analizzano la loro view sul sistema bancario italiano.

Crisi banche: l’analisi di Deutsche Bank

Deutsche Bank, commentando la Bad Bank, ha spiegato che dalla garanzia dello Stato sui crediti deteriorati potrebbe risultare un aumento del prezzo dei non-performing loan (NPL) di circa il 3%-5%.

Per la banca tedesca, questo non riuscirebbe a colmare il gap tra il valore attuale di mercato dei NPL e quello iscritto nei bilanci delle banche. Da ciò, ogni istituto di credito dovrà vendere solamente una parte dei portafogli di sofferenze, in particolar modo quelli di più alta qualità che godono appunto della garanzia statale.

Gli esperti dell’istituto teutonico ipotizzano una cessione graduale dei crediti deteriorati che permetterà alle banche di limitare o evitare le perdite ma che rinvierà anche la soluzione definitiva alla questione dei crediti in sofferenza.

In merito alla fusione tra istituti, gli esperti di Deutsche hanno preso in esame due possibili deal: quello tra BPM e Banco Popolare e quello tra Ubi e MPS, visto che sono al momento le operazioni più probabili nel breve periodo.

Dal merger tra Popolare e BPM, gli esperti della casa d’affari si aspettano che potrebbe risultare una nuova entità con un CET1 ratio superiore al 12%.

Un’operazione del genere non richiederebbe neanche eventuali aumenti di capitale. Per quel che riguarda il deal MPS-Ubi, la banca tedesca ipotizza la creazione di un nuovo polo bancario con un CET1 superiore al 12%, rimanendo però perplessi su come possa avvenire la gestione dell’ingente ammontare di crediti deteriorati.

Crisi banche: il report di Citigroup

Citigroup, nel report sulle banche italiane, ha abbassato i target price sugli istituti di credito del Bel Paese come segue:

  • B.Popolare passa da 15€ a 10€ con rating neutral,
  • Unicredit passa da 6,15€ a 4€ con rating neutral,
  • BPER passa da 8,7€ a 6,8€ con rating buy,
  • Mediobanca da 11,2€ a 9€ con rating buy,
  • BPM da 1€ a 0,85€ con rating neutral,
  • Ubi da 7,1€ a 4,9€ con rating neutral,
  • Intesa San Paolo prezzo confermato a 3,45€ con rating buy.

Gli esperti della banca d’affari nel report mettono subito in evidenza la discrepanza di performance delle banche italiane con quelle europee tra Gennaio 2015 e Gennaio 2016. Nel Gennaio dello scorso anno infatti, i titoli delle banche italiane avevano sovraperformato del 10% il resto di quelli europei.

Invece, nel Gennaio di quest’anno il comparto bancario italiano ha perso il 10% nei confronti del resto d’Europa.

Secondo gli analisti di Citi, il miglioramento dei NPL, la crescita dei prestiti, la speculazione su operazioni di fusione e la bassa esposizione degli investitori all’Italia sarebbero i motivi alla base della performance di Gennaio 2015.

La situazione invece si è ribaltata nel Gennaio di quest’anno: i timori sulla qualità dei crediti deteriorati, la mancanza di progressi sulle operazioni di mergin e l’alta esposizione degli investitori alle azioni italiane hanno determinato il crollo del comparto bancario italiano.

La banca americana si pone dunque ora il quesito se ormai sia troppo tardi per vendere le azioni delle banche italiane. Per gli analisti, il movimento negativo della Borsa italiana non è legato ai fondamentali ma bensì alla mancanza di fiducia degli investitori. Secondo Citi, se i dati dei conti degli istituti di credito italiano deluderanno l’outlook del mercato, allora non sarebbe ancora troppo tardi per vendere i titoli bancari italiani.

Viceversa, conti migliori del consenso potrebbero portare una boccata di fiducia al mercato, con conseguente re-rating sulle banche italiane. Secondo Citi, Unicredit e B.Popolare sono vulnerabili ai peer sul capitale e sulla qualità dell’attivo. Nel particolare, per Unicredit sarà fondamentale il dato sul CET1 ratio mentre per Intesa quello sul dividendo. Sulle popolari invece, il focus rimane sulle possibilità di fusione.

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