Perché l’accesso agli atti sulle riaperture promosso da Crisanti dovrebbe preoccupare il governo Draghi

Alessandro Gregori

26 Aprile 2021 - 13:15

condividi
Facebook
twitter whatsapp

Il professore di microbiologia promette un’iniziativa di trasparenza sui documenti che hanno permesso all’esecutivo di prendere il «rischio ragionato» sulle riaperture. Ma il problema è che tutti i report sconsigliavano di far tornare la zona gialla ad aprile.

Perché l'accesso agli atti sulle riaperture promosso da Crisanti dovrebbe preoccupare il governo Draghi

«Lanceremo una petizione per far sì che siano pubblicati i documenti e i numeri che hanno condotto il governo alle riaperture di oggi, parlando di rischio calcolato. Tutti i cittadini devono conoscere su quali basi sono state prese quelle decisioni»: Andrea Crisanti, direttore del dipartimento di Microbiologia dell’università di Padova, annuncia così all’agenzia di stampa Dire oggi la sua intenzione di andare a fondo sul ritorno della zona gialla dal 26 aprile deciso dal governo Draghi con il decreto legge n. 52.

E la sfida del professore sul «rischio calcolato» è solo l’ultima in ordine di tempo da parte degli esperti nei confronti dell’esecutivo.

Perché l’accesso agli atti sulle riaperture promosso da Crisanti dovrebbe preoccupare il governo Draghi

Crisanti va all’attacco sul «rischio calcolato» o «ragionato» perché sa che il Comitato Tecnico Scientifico non è stato nemmeno interpellato sulle riaperture prima delle decisioni del governo Draghi. E infatti il professore pronostica che con le riaperture si determinerà uno scenario molto negativo, ovvero con un aumento dei positivi e dei morti.

Sostiene che il governo si sia assunto una responsabilità, ovvero ha calcolato il rischio che corriamo con la ripresa di alcune attività, «solo che non ce lo ha detto». E poi promette anche altro, esortando gli italiani a «non farsi prendere in giro: se il ragionamento sul rischio calcolato è stato fatto sulla base dei numeri, faremo accesso agli atti dei verbali del Cts, che dovrebbero già essere pubblici. Se quegli atti non ci sono, allora significa che le riaperture sono state basate su un’idea, un’ipotesi».

Ed è proprio questo il punto più importante. Ovvero che non c’è stata alcuna interlocuzione con il mondo scientifico prima della decisione di Draghi (su spinta di Salvini e della Lega). Anzi, di più. Uno studio firmato da Stefano Merler, l’uomo dei modelli matematici della Fondazione Bruno Kessler che dal febbraio 2020 lavora sui numeri dell’epidemia per l’Istituto superiore di sanità e di cui parla oggi Il Fatto Quotidiano, spiegava che, con l’indice Rt a 0,72 al 3 aprile, il “margine per le riaperture” era circa di 0,28, cioè era possibile riaprire un po’ meno di un terzo di quanto era chiuso senza che il tasso di riproduzione del virus superasse 1 (ovvero quando una persona infetta ne contagia in media più di una). Anzi, in realtà meno "perché sono state riaperte le scuole” – era successo dopo Pasqua, dal 7 aprile – ma l’effetto “sarà osservabile solo fra un po’ di tempo”.

Come il governo Draghi rischia di scatenare la quarta ondata con il decreto Riaperture

Lo studio si conclude esattamente come previsto. Ovvero nel testo si afferma che le riaperture precoci possono portare a un “costante ma alto numero di morti giornaliere”. Non solo: perché lo studio preconizza anche che con un eventuale (e possibile a causa della zona gialla: basta vedere cosa è successo in Sardegna con l’area bianca) aumento dell’indice Rt a 1,1 l’epidemia di coronavirus potrebbe non essere più controllabile se non con ulteriori restrizioni.

E se invece Rt riesce ad arrivare a 1,25 (ovvero proprio quella soglia che nel decreto aprile faceva scattare in automatico la zona rossa nelle regioni) si rischia la quarta ondata dell’epidemia. E un’ecatombe di morti che potrebbe essere fermata soltanto da un lockdown hard.

Argomenti

Iscriviti alla newsletter