Covid, in arrivo distinzione tra positivi e malati: cosa cambia

Giorgia Bonamoneta

16 Gennaio 2022 - 18:02

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Gli esperti dicono che siamo di fronte a una nuova fase della pandemia. In questo scenario, con Omicron dominante, serve maggiore distinzione tra positivi e malati. Ecco cosa potrebbe cambiare.

Covid, in arrivo distinzione tra positivi e malati: cosa cambia

COVID - La pandemia sta cambiando volto. Rispetto alle precedenti ondate, quella che stiamo vivendo è, a detta degli esperti, una fase di mezzo tra la pandemia e l’endemia, cioè uno stato di permanenza della malattia. È quindi giunto il momento, dice Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute, di fare una distinzione tra positivi e malati.

Secondo Sileri tra qualche settimana la distinzione tra positivi e malati sarà essenziale per aggiustare le strategie di contenimento. In particolare “la nuova fase dell’epidemia deve portarci entro breve a rivedere le regole soprattutto per la gestione degli ospedali”.

Della stessa opinione è il direttore regionale dell’OMS per l’Europa, Hans Kluge, che ha spiegato come il picco sarà raggiunto entro due-tre settimane, molto prima del previsto. Le ragioni son diverse: la variante Omicron dominante, il 90% della popolazione over 12 completamente vaccinata (in parte con la dose booster) e le restrizioni hanno giocato a favore. Una volta terminata la quarta ondata, che ricordiamo in questi giorni sta comunque facendo segnare un numero elevato di decessi (oltre 300), il ritorno alla “normalità” sarà lento, ma costante. Il primo passo, in arrivo, è la distinzione tra positivi e malati.

Nuova fase della pandemia Covid: bisogna fare distinzione tra positivi e malati

Che questa quarta ondata sia atipica rispetto alle precedenti è chiaro a tutti, in particolare con i numeri. Infatti mai in Italia il numero dei casi positivi era stato così alto, ma per “merito”, per così dire, della variante Omicron i casi di malattia grave sono decisamente inferiori. Nonostante la crescita dell’infezione molto significativa e l’impatto notevole sul servizio sanitario, il dominio della variante Omicron (80%) e quasi il 90% della popolazione vaccinata, rendono il quadro meno grave di quanto sarebbe stato in passato.

Uno scenario molto diverso rispetto alle precedenti ondate e che è stato considerato il migliore tra gli scenari possibili dal patologo e immunologo Guido Silvestri. La conferma che siamo di fronte a una nuova fase della pandemia è arrivata anche dalle parole di Pierpaolo Sileri, sottosegretario alla Salute:

Facciamo una distinzione tra positivo e malato. Oggi, con questa nuova variante che circola, possiamo farla con più facilità. I positivi sono tantissimi - nemmeno paragonabili a quelli dello scorso anno - ma non sono malati.

Il ritorno alla normalità passa attraverso la distinzione tra positivi e malati

Sono stati scritti numerosi articoli e saggi sul ritorno alla normalità e sul fatto che questa normalità tanto agognata non sarà mai uguale a quella che avevamo prima del 2020. L’immagine di “normalità” che immaginiamo oggi è quella del ritorno alla libera circolazione, senza timore di nuove restrizioni, senza i limiti del green pass. Una normalità nuova, diversa sicuramente.

Con la distinzione tra positivi e malati si potrebbe fare un passo in questa direzione. Solo in questo modo si potranno rivedere le regole per la gestione della vita quotidiana, per esempio nella gestione degli ospedali, da un maggiore spazio per le malattie diverse dal Covid-19, all’apertura di spazi per le relazioni umane, tra i pazienti e i parenti, come ricorda lo stesso Sileri. “È un altro di quei passaggi che dovranno segnare il transito dalla pandemia all’endemia, dall’emergenza alla convivenza con il virus”.

Cosa potrebbe cambiare grazie a questa distinzione è presto detto. Sulla scia statunitense si potrebbe attuare una quarantena dirotta per i positivi asintomatici vaccinati, per un massimo di 5 giorni; mentre per i contatti dei positivi già è possibile procedere con un auto-sorveglianza, cioè con l’obbligo di indossare mascherine FFP2, ma senza doversi isolare. Come ci proteggiamo da un’influenza, per la quale non si è soliti uscire se sintomatici, così in futuro conviveremo con il Covid-19.

Va però ricordato, dice ancora Pierpaolo Sileri, che il Covid “non è una banale influenza” e che le conseguenze su chi non è immunizzato sono tutt’oggi gravi, in particolare se contagiati con la variante Delta, che rappresenta la maggior parte dei posti letto occupati in terapia intensiva.

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