Cosa sono i coronabond, che dovrebbero salvare l’Italia

Cosa sono i coronabond, strumento che dovrebbe aiutare l’Italia ad affrontare la crisi economica legata al coronavirus?

I coronabond sono - o meglio, potrebbero essere - un’emissione di debito congiunto tra i Paesi componenti l’Eurozona, degli eurobond in cui l’onere di ripagare il debito è suddiviso tra tutti i membri. L’obiettivo è quello di raccogliere liquidità per far fronte alle spese legate alla gestione dell’emergenza di COVID-19.

Il presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, ha chiesto ai ministri delle finanze dei Paesi che compongono l’Eurozona - in occasione di una videoconferenza nella serata di martedì - di prendere in seria considerazione lo strumento dei coronabond per aiutare a combattere la pandemia di coronavirus.

Oggi nove leader europei, tra cui il premier Conte, hanno redatto una lettera per richiedere a gran voce la creazione di coronabond, in vista del vertice UE in programma domani.

Cosa sono i coronabond

I coronabond potrebbero far parte della soluzione, se progettati correttamente per tenere conto dei fondamentali finanziari, sia a breve che a lungo termine. Proprio come gli eurobond, questi sarebbero titoli di stato che andrebbero a creare debito nell’Eurozona nel suo complesso.

La creazione di un mercato di eurobond standardizzato darebbe un forte impulso al piano di ripresa delle economie in difficoltà a causa del coronavirus.

Arriva l’ok ai coronabond da Lagarde, BCE

«(Lagarde, ndr) ha dichiarato che dovremmo pensarci seriamente, insieme all’uso degli strumenti del MES. L’Eurogruppo non ha discusso sulla mutualizzazione del debito in questa fase»,

ha raccontato un funzionario che ha partecipato alla riunione di ieri sera.
Un secondo funzionario ha confermato che il presidente della BCE ha avanzato l’idea di attivare dei coronabond, scontrandosi però con l’opposizione di Germania, Paesi Bassi e altri Paesi del nord Europa, da sempre contrari a qualsiasi emissione di titoli di debito congiunto.

L’emissione di coronabond, secondo lo stesso funzionario, dovrebbe essere una tantum stando alle dichiarazioni di Lagarde.
Grande supporto all’idea dei coronabond, invece, dai Paesi del sud Europa, Italia in primis.

No ai coronabond per Germania, Paesi Bassi

Il muro del Paesi del nord Europa mostra chiaramente come l’Eurozona - composta da 19 membri - sia ancora ben lontana da voler condividere gli oneri derivanti dalla crisi del coronavirus.
Lagarde non ha fornito ulteriori dettagli circa l’emissione di debito congiunto rappresentato dai coronabond; nessuna indicazione né sugli importi né tanto meno sull’iter legale per istituirli.

La Germania e il nord Europa si oppone ai coronabond poiché se i singoli governi nazionali fossero autorizzati a emetterli liberamente, la consapevolezza che qualcun altro pagherà il conto incentiverebbe i Paesi membri a spendere oltre i propri mezzi come mai prima. Questa versione di coronabond non può funzionare, sia economicamente che politicamente.

L’Eurogruppo vuole il MES

L’Eurogruppo ha piuttosto sostenuto con vivacità lo strumento del MES, proponendo di estendere le linee di credito precauzionali, pari a circa il 2% del PIL del Paese, agli Stati membri che ne facciano richiesta.

Giovedì l’Unione Europea prenderà una decisione sull’opportunità di procedere con tale strumento.

I prestiti erogati dal MES consentirebbero ai governi di continuare a finanziarsi autonomamente sul mercato a tassi bassi e aprirebbe la strada all’acquisto illimitato di obbligazioni della BCE nell’ambito delle Outright Monetary Transactions (OMT), se necessario. Ma il prezzo da pagare, in termini di condizioni e austerity, sarebbe troppo alto per l’Italia.

Lagarde ritiene che il QE d’emergenza da 750 miliardi di euro già lanciato sia uno strumento più flessibile per calmare i mercati, poiché non collegato a condizioni come per le OMT.

Ma è chiaro che le OMT - strumento annunciato al culmine della crisi del debito nel 2012 e non ancora utilizzato - sono una possibilità concreta e potrebbero essere messe in campo quando necessario.

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