Coronabond come il MES, Marco Mori: “Basta cessioni di sovranità"

I coronabond, così come il MES, comporterebbero un’inevitabile cessione di sovranità da parte dell’Italia. Quali sono le possibili alternative secondo Marco Mori?

Coronabond come il MES, Marco Mori: “Basta cessioni di sovranità"

I coronabond avrebbero le stesse conseguenze del MES per l’Italia, portando ad una progressiva perdita di sovranità del nostro Paese nei confronti dell’Europa, che a sua volta avrebbe sempre più strumenti per ricattarci e attuare politiche di strozzinaggio nei nostri confronti.

È la posizione dell’avvocato Marco Mori, che nella puntata di sabato 18 aprile di “Memento Mori”, il format di cui è ospite sul canale YouTube di Money.it, ha fornito una spiegazione delle conseguenze a cui andrebbe in contro l’Italia nel caso in cui accettasse i coronabond, fornendo delle possibili alternative.

I coronabond e il MES implicano la cessione di sovranità

Insieme a Fabio Frabetti, Marco Mori ha risposto ad un commento di uno spettatore che ha richiesto il parere dell’avvocato in merito al no ai coronabond da parte della Lega e di Forza Italia. Mori ha dichiarato di essere d’accordo con la posizione del centrodestra, dal momento che:

“Ogni tipo di finanziamento, che è un prestito, denominato in una moneta di cui non abbiamo giurisdizione, significa cedere sovranità. L’Italia è uno Stato in cui i creditori possono ricattarci ed imporre scelte politiche al parlamento. Di fronte all’emergenza perché ci deve venire in mente di emettere titoli su cui non abbiamo voce in capitolo?”

L’avvocato ha poi continuato sostenendo che anche nel caso in cui fossero emessi titoli di Stato italiani non sarebbe pienamente d’accordo, perché almeno davanti l’emergenza sarebbe opportuno che il nostro Paese fosse in grado di creare moneta e dare credito direttamente senza bisogno di emettere obbligazioni che inevitabilmente finiscono per circolare sui mercati. Una delle possibili alternative sarebbe quella di venderli direttamente alla Banca Centrale senza immetterli sul mercato, rendendolo di fatto un debito che non esiste perché creditore e debitore sono la stessa persona.

Coronabond e MES: le conseguenze per l’Italia

Marco Mori ha poi analizzato le conseguenze che l’adesione ai coronabond comporterebbe, rendendole di fatto molto simili a quelle del MES:

“Emettere obbligazioni su cui non ho voce in capitolo è proprio una cessione della sovranità e non la vedo diversa dal MES, perché ha la stesso tipo di caratteristica: un creditore che dopo ti strozzina.

Per le spese sanitarie ci hanno detto senza condizionalità, quindi nel momento in cui faccio richiesta non ho un memorandum da rispettare, perché una delle condizioni del MES era che io ti faccio un piano di interventi economici che il tuo Stato deve attuare (taglio della spesa pubblica, pensioni da ridurre, licenziamenti nel settore pubblico) e questo programma me lo devi firmare prima, finché non metti la firma io non ti erogo il prestito”.

Nel caso delle cessioni per le spese sanitarie il memorandum non è contemplato, ma il debito dovrà comunque essere risarcito, per cui anche se le misure non vengono fatte firmare prima, dovranno comunque essere rispettate in seguito.

Anche con i coronabond la situazione che verrebbe a crearsi sarebbe analoga: l’Italia andrebbe a creare ulteriori vincoli con l’Europa su cui non ha voce in capitolo, inoltre le sarebbe richiesto in seguito di attuare delle misure politiche specifiche per rientrare nei debiti che è andata a contrarre.

Quali sono le alternative secondo Mori?

Marco Mori propone delle alternative in grado di far mantenere all’Italia la sua sovranità, prima fra tutte l’attuazione dell’helicopter money, un intervento immediato di accredito di soldi sui conti corrente dei cittadini.

Chi non fosse titolare di un conto corrente potrebbe andare a ritirare il denaro presso gli uffici postali, in modo che la gente possa avere quella liquidità necessaria sia per reggere questo periodo di lockdown, sia per ripagare quelle spese che dovranno sostenere nei prossimi giorni per ripartire con le proprie attività.

Un altro intervento da attuare è quello delle politiche espansive, che prevedono che lo Stato spenda molto di più di quanto tassa immettendo così liquidità nel sistema anno dopo anno.

Gli effetti dei prestiti sull’economia

Mori infine commenta gli effetti che i prestiti hanno sul breve e sul lungo termine nell’economia sostenendo che:

“Non puoi pensare di risolvere questa crisi sperando che salga il debito privato, quindi che le imprese chiedano prestiti e con quei prestiti riparta l’economia, perché ovviamente sapete bene che ogni prestito va restituito, quindi cosa fa un prestito se poi lo devo dare indietro con gli interessi?

Nel lungo periodo il prestito impoverisce, funziona solo come tampone dell’inefficienza dello Stato nell’immettere moneta nell’economia quando aumenta complessivamente nel numero. I soldi dei prestiti devono tornare con gli interessi agli istituti di credito, il risultato finale del debito privato sarà per forza di cose un impoverimento della collettività, fino ad un collasso completo a meno che gli interessi che vanno restituiti non siano immessi nell’economia nello Stato".

In questo periodo di emergenza serve lo Stato che controlli e disciplini il credito e che nazionalizzi qualche banca in modo da essere lui stesso l’erogatore del credito. In poche parole è necessario avere la sovranità monetaria piena, una nazione che non controlla la moneta è una nazione che non è più tale. Uno Stato esiste se ha un popolo, un territorio e il potere di imperio di quel popolo su quel territorio, se non puoi emettere moneta, questo potere di imperio non esiste”, conclude.

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