Cosa rischio se fornisco nome e dati falsi?

Fornire dati falsi sulla propria identità può risultare un’operazione molto semplice ma bisogna stare attenti e capire bene a cosa si va incontro e in quali casi particolari.

Cosa rischio se fornisco nome e dati falsi?

A volte vorremmo fare finta di essere qualcun altro - ad esempio dando nome e cognome falsi - mascherando la nostra identità per evitare di incorrere in qualche sanzione o per non assumerci il peso delle nostre responsabilità; questo atteggiamento però oltre ad essere scorretto moralmente è anche vietato dalla legge.

Prima di trovarsi in una situazione sgradevole, quindi, sarà bene sapere cosa si rischia in caso si scoprisse che abbiamo fornito nome e dati falsi.

Quali saranno le conseguenze di questo gesto magari compiuto sull’onda della paura e nella falsa credenza di essere più furbi? Le responsabilità in merito si considereranno solo civili o avranno anche valore penale? Sarà bene fare chiarezza per sapere cosa rischia chi ha già compiuto quest’atto e per evitare di ripeterlo.

Falsa dichiarazione di identità

La falsa dichiarazione sulla propria identità è un vero e proprio reato previsto dal Codice Penale all’articolo 496; si tratta di una norma riformulata da uno dei cosiddetti decreti sicurezza che nel 2008 ha previsto sanzioni più dure per chi tenti di ostacolare le procedure di identificazione personale.

La norma in particolare stabilisce che:

Chiunque dichiara o attesta falsamente al pubblico ufficiale, in un atto pubblico, l’identità o lo stato o altre qualità della propria o dell’altrui persona è punito con la reclusione fino a tre anni. Alla stessa pena soggiace chi commette il fatto in una dichiarazione destinata ad essere riprodotta in un atto pubblico”.

Il reato può avere quindi ad oggetto:

  • l’identità propria o altrui, cioè le generalità della persona medesima;
  • le qualità personali, ossia le caratteristiche che servono ad individuare una persona all’interno della collettività sociale.

L’interrogazione

Attenzione però perché per parlare di falsa dichiarazione è necessario che questa segua un’interrogazione che abbia per oggetto le richieste suddette: il mero silenzio e le dichiarazioni spontanee non costituiscono reato.

Si può parlare di interrogazione anche quando questa non avvenga oralmente ma in forma scritta tramite compilazione di moduli dell’ufficio a cui appartiene il pubblico ufficiale.

In tal senso è bene specificare di chi stiamo parlando riferendoci al pubblico ufficiale: sono pubblici ufficiali gli appartenenti alle forze di polizia, i vigili del fuoco, i militari in servizio, i notai, gli avvocati nel compimenti di alcuni atti, i consiglieri comunali, gli ufficiali giudiziari, gli ufficiali dell’anagrafe.

Si parla invece di incaricato di pubblico servizio riferendosi a colui che pur non dotato dei poteri tipici dei pubblici ufficiali svolge un’attività comunque pertinente allo Stato o ad altri enti pubblici in genere.

Esempi pratici

Uno dei casi più frequenti di dichiarazione di falsa identità è quello nei confronti del controllore sull’autobus; spesso, infatti, per sfuggire alla multa derivante dal mancato possesso di biglietto si cade nella tentazione di rilasciare un nome o un indirizzo che non ci appartengono.

Il controllore che trova un passeggero senza biglietto potrebbe chiedere innanzitutto i documenti; in tal caso il viaggiatore potrebbe anche affermare di non esserne in possesso in quel momento senza per questo commettere alcun illecito. A questo punto allora il controllore chiederà le generalità del passeggero per compilare la multa e in caso questi fornisse uno o più dati falsi incorrerebbe nel reato penale.

Altro caso molto importante da trattare in questo momento storico è sicuramente legato alla creazione di falsa identità su internet, tanto più urgente con la diffusione su larga scala del commercio elettronico.

Aprire un profilo falso su Facebook non è reato in assoluto se non nel caso di assunzione dei connotati di una persona realmente esistente: non è quindi illegale dotarsi di un nome di fantasia e usarlo come proprio profilo personale per comunicare, ma le persone devono essere consapevoli di avere davanti una maschera.

Pena prevista

Con questo genere di reati non si scherza affatto: la pena prevista è la reclusione da 1 a 5 anni. Inoltre il Pacchetto Sicurezza ha introdotto la possibilità per gli organi giudiziali di disporre misure cautelari per le persone colpevoli di aver dichiarato il falso.

Il reato è perseguibile d’ufficio e l’autorità giudiziaria competente è il tribunale del luogo dove il fatto è avvenuto.

Pertanto se si ha anche solo il sospetto di poter essere indagati sarà bene contattare un avvocato, in questo caso penalista, per ricevere chiarimenti sul caso e iniziare a programmare eventualmente una strategia d’azione.

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