Cos’è il Fondo KKR che vuole comprare TIM

Chiara Esposito

21 Novembre 2021 - 20:40

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Approfondiamo il profilo della società di investimenti che punta ad acquisire TIM. Focus dettagliato su membri del CDA e attività del noto fondo americano.

Cos'è il Fondo KKR che vuole comprare TIM

Da tempo si parla di uno stretto contatto, o per meglio dire mire espansionistiche, che il fondo KKR avrebbe sull’italiana TIM. L’intenzione della prima è comprare la seconda ma le indiscrezioni circolano da tempo senza trovare ancora riscontri certi.

Non molti però conoscono la storia e l’assetto presente di questa società globale di investimenti e per contestualizzare al meglio la vicenda in corso è bene avere una visione d’insieme.

La forza del nome KKR è infatti notevole poiché l’azienda conta molteplici attività sia nel settore del private equity che nel creditizio e nell’immobiliare. L’autorevolezza che KKR si è infatti costruita con il tempo rende la proposta d’acquisto dell’intero gruppo italiano soggetta a importanti e attente valutazioni.

Chi è KKR? Storia della società

KKR è una società americana fondata 45 anni fa (nel 1976) e oggi presente in 21 città in quattro continenti (America, Europa, Asia e Medio Oriente).

Dal 2010 il fondo è quotato alla Borsa di New York ed è cresciuto progressivamente fino ad estendersi in vari settori: dalle infrastrutture al real estate, dall’immobiliare agli hedge funds.

L’azienda oggi vanta un team di oltre 1.700 dipendenti, consulenti e senior advisors, compresi anche circa 550 professionisti di investimenti. Tra questi anche alcuni nomi italiani: Diego Piacentini, l’ex Commissario alla Trasformazione digitale con Matteo Renzi, forte della sua lunga carriera manageriale in America fra Apple e Amazon, e Gianemilio Osculati, presidente di Valore Spa, già inserito in ambienti quali il Boston Consulting Group e Ibm.

Di cosa si occupa?

Quando parliamo di KKR innanzitutto parliamo di una società globale di investimenti che mira ad offrire soluzioni gestionali in ambito assicurativo, patrimoniale alternativo e dei mercati di capitali.

Non ci riferiamo quindi ad un fondo considerato speculativo bensì a un gruppo che ha l’obiettivo dichiarato di «generare interessanti ritorni sugli investimenti grazie a un approccio prudente e disciplinato agli investimenti, richiamando collaboratori di livello mondiale e supportando la crescita delle società nel suo portafoglio e delle comunità».

KKR quindi si impegna a sponsorizzare fondi di investimento mirati nei segmenti del private equity, creditizio e immobiliare.

Lo staff e i rapporti con la politica

Ai vertici del CDA del fondo troviamo nomi di rilievo a partire dai cofondatori Kravis e Roberts, seguiti poi da Joseph Y. Bae e Scott Nuttal, manager con un passato a Goldman Sachs e Blackstone. Il direttore finanziario è invece Robert Lewin.

Tra questi incarichi apicali però spicca anche un nome di caratura internazionale ovvero il presidente del KKR Global Institute, l’istituto che fornisce analisi di rischio e geopolitiche agli investitori del fondo: David Petreus. C’è chi lo definirebbe un leggendario generale dei Marines vista la sua esperienza a capo delle truppe in Iraq, in Afghanistan e Pakistan, ma il suo punto di forza è sicuramente l’aver ricoperto il ruolo di direttore della CIA. Accettare questa posizione nel fondo potrebbe sembrare cosa da poco ma in realtà nel 2013 Petreus, intervistato da Forbes, definì il suo “un enorme incarico”.

Tornando su Kravis, uno dei fondatori, troviamo però anche storie di retroscena politici o almeno per contatti con una figura che il mondo intero ha conosciuto molto bene; quella dell’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

Ai tempi tra i due vigevano ottimi rapporti tanto è vero che nel 2016 Trump andò anche a bussare alla sua porta per proporgli la posizione di Segretario del Tesoro. Il cortese rifiuto di allora si tramutò però in una donazione per l’inaugurazione di Trump del gennaio 2017 di un milione di dollari.

Investimenti: conti in tasca a KKR

Note degna di merito per KKR sono il suo ingresso in Fibercop a fianco di Tim e Fastweb con il con 37,5% del capitale e investimenti nella azienda produttrice di chitarre Gibson, in Endeavor (a capo del circuito UFC e Miss Universo) ma anche nel gruppo editoriale tedesco Axel Springer (di cui è il maggior azionista).

Al netto di tutto ciò il fondo può inoltre dire di aver completando 280 investimenti di private equity con quasi mezzo miliardo di valore gestendo anche asset per 429 miliardi di dollari (quasi 400 miliardi di euro). I ricavi annui sono pari a 244 miliardi di dollari.

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