Cos’è e come funziona l’economia circolare

28 Febbraio 2019 - 13:44

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L’economia circolare è un argomento che interessa sempre più persone, ma che spesso non viene compreso pienamente. Di seguito vediamo cos’è l’economia circolare, come funziona e cerchiamo di darne una definizione.

Cos’è l’economia circolare? In più occasioni ci saremo posti questa domanda, sentendo utilizzare così spesso questo termine, ma non avendone una definizione ben chiara in mente. Non tutti infatti sono consapevoli del fatto che attualmente il tipo di economia che viene sfruttato nei Paesi sviluppati è quella di tipo lineare, che prevede l’uso delle materie dopo l’estrazione, che viene poi lavorato e trasformato in un oggetto con un tempo di vita più o meno stabilito.
Al contrario l’economia circolare prevede che i materiali vengano riutilizzati e che le materie prime vengano sfruttate per riuscire a non appesantire Madre Natura.

L’economia circolare nasce per permettere di ridurre al minimo gli sprechi e per riuscire a sfruttare al meglio le materie che abbiamo. L’economia lineare, allo stato attuale delle cose, non sembra essere più una via percorribile, dal momento che richiede grandi quantità di materie prime, energie e risorse che al momento la Terra non è in grado di offrire. La consapevolezza che si debba cambiare rotta e che lo si debba fare nel minor tempo possibile è ormai ben chiara, dato che Madre Natura non è in grado di sostenere i ritmi di sfruttamento che questo tipo di produzione richiederebbe.

Di seguito vediamo quindi di dare una definizione di economia circolare, mettendo in luce quali sono i processi su cui si basa e cercando di spiegarne nel modo più chiaro possibile il funzionamento.

Economia circolare: cos’è e come funziona

L’economia circolare, come abbiamo accennato, si oppone al quella lineare e prevede uno sfruttamento delle risorse disponibili più oculato e meno inconsapevole. La definizione più utilizzata del termine è quella data dalla Ellen MacArthur Foundation che spiega in questo modo:

è un termine generico per definire un’economia pensata per potersi rigenerare da sola. In un’economia circolare i flussi di materiali sono di due tipi: quelli biologici, in grado di essere reintegrati nella biosfera, e quelli tecnici, destinati ad essere rivalorizzati senza entrare nella biosfera.

L’obiettivo è quello di avere il minor quantitativo di spreco, di materiale, energie e ridurre al minimo ogni tipo di consumo nei vari passaggi della catena. L’economia così pensata e strutturata è destinata a rigenerarsi da sola, dal momento che gli scarti biologici vengono reintrodotti nella biosfera, mentre quelli tecnici ad essere ripensati e riutilizzati per altre componenti.
Un modo di operare di questo tipo comporta però una rivoluzione profonda dei consumi e soprattutto del modo di produrre, incentrato attualmente sulla massimizzazione dei profitti senza pensare all’impatto che i prodotti avranno sull’ambiente. Per passare dall’economia lineare a quella circolare si dovranno quindi ripensare tutte le fasi della produzione, che dovranno essere totalmente stravolte.

Si dovranno sin dall’inizio progettare prodotti che abbiano un impiego a fine vita, con caratteristiche quindi che permettano di utilizzarne nuovamente i materiali in maniera agevole. L’oggetto si dovrà produrre con energie rinnovabili, in modo da non impattare sull’ambiente per la produzione dell’oggetto; inoltre si dovrà passare ad usare materiali di secondo utilizzo eliminando l’uso di materie vergini.
Un processo molto complesso da attuare, soprattutto per il sistema radicato che si ha nella catena di produzione, che dovrebbe essere del tutto stravolta. Un approccio di questo tipo ha però un vantaggio da non sottovalutare per le aziende: lo svincolo dalle materie prime. Le aziende produttrici non saranno più legate all’approvvigionamento delle materie prime, anzi potranno proporre soluzioni innovative e soprattutto competitive, che potranno portare a nuovi modi di lavorare e produrre. I benefici dell’economia circolare riguardano anche il settore del lavoro, dal momento che saranno richieste nuove figure, che avranno il compito di scoprire nuovi modi di produrre, metterli in atto e riuscire ad ottenerne i migliori risultati.

Per il momento l’Italia nell’economia circolare sta svolgendo un ottimo lavoro, risultando, tra i Paesi europei più importanti, quello con il maggio numero di materiali riutilizzati. I dati di Eurostat affermano che l’Italia, con 256,3 tonnellate per milione di euro prodotto, è il più efficiente tra nella nazioni UE, nel consumo di materia, seconda solo dopo la Gran Bretagna (con 223,4 tonnellate di materia per milione di euro).
Un settore quindi da sfruttare e che tutti i Paesi dovrebbe cominciare ad incentivare anche con sovvenzioni statali, in modo da invogliare le aziende a cambiare modo di operare.

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