Coronavirus: tracciamento digitale è legittimo? Serve nuovo decreto

Per frenare il contagio del coronavirus c’è chi pensa al tracciamento digitale come in Corea del Sud. Secondo il Garante della privacy, una misura necessaria ma da utilizzare con cautela. Serve un decreto legge ad hoc.

Coronavirus: tracciamento digitale è legittimo? Serve nuovo decreto

Legittimo utilizzare il tracciamento digitale per prevenire il contagio della COVID-19 e punire chi si sposta senza motivo? La questione apre molti dibattiti, etici oltre che giuridici, tuttavia pare che il cosiddetto “modello Corea” abbia portato buoni risultati nei Paesi che hanno deciso di “controllare” i movimenti dei cittadini, ad esempio Taiwan e Singapore.

Anche l’Italia sta pensando di prevedere delle forme di controllo digitali, da utilizzare però con la dovuta cautela. Il Garante della privacy Antonello Soro è favorevole al contact tracing, ma serve un decreto specifico e temporaneo che stabilisca precisamente forma, modalità e durata dei controlli sui cittadini.

Fondamentale garantire la sicurezza dei protocolli attuati e la protezione dei dati sensibili. Il dibattito è tutt’altro che chiuso: la mappatura delle persone infette divide l’opinione pubblica.

Coronavirus, tracciamento digitale: per Soro serve un decreto

In una recente intervista riportata sul quotidiano Repubblica, Antonello Soro si dichiara favorevole al modello coreano di tracciamento digitale, ma solo se il Governo provvederà con un decreto legge ad hoc a stabilire come, a chi e in che modalità debba avvenire. Servono, infatti, regole precise per assicurare la protezione dei dati, la proporzionalità e la correttezza del tracciamento. Queste le parole del Garante della privacy sul contact tracing: “un decreto-legge potrebbe coniugare tempestività della misura e partecipazione parlamentare.”

Soro, quindi, rifiuta che il modello coreano possa essere adottato con un DPCM - la forma più diffusa in questo momento - dato che esclude il coinvolgimento della minoranza. Sul tracciamento dei cittadini, invece, è necessario ampliare le garanzie dato che queste misure mettono a rischio la riservatezza delle persone sottoposte ai controlli. Un notevole restringimento delle libertà individuali tuttavia necessario - secondo alcuni ma non tutti - a fermare il prima possibile l’emergenza sanitaria.

Tracciamento digitale modello Corea: come funziona

Ma come funziona il modello coreano tanto dibattuto? Per capire se serve davvero un decreto legge sul tema, dobbiamo prima comprendere per bene in cosa consista il tracciamento digitale. Detto a parole molto semplici, si tratta di controllare, tramite App per esempio, gli spostamenti dei cittadini sottoposti a quarantena - quindi positivi alla COVID-19 - o “sospetti” (per esempio perché entrati in contatto con persone infette) e gli anziani, che sono i soggetti più fragili. In Corea del Sud sono state sponsorizzate della App che erano in grado di evidenziare i luoghi frequentati dalle persone infette, così da mettere in guardia chi si trovava nello stesso ambiente e quindi circoscrivere l’epidemia. Ad essere tracciato digitalmente è anche il personale sanitario, per evitare che medici, infermieri e oss diventino un pericoloso veicolo di trasmissione del virus. Vero è che si tratta di una ampissima invasione della privacy da parte delle Forze dell’ordine, tuttavia, è uno strumento rapido ed efficace che permette di rilevare nuovi focolai in tempo reale.

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