Coronavirus, lo stupore degli studiosi: è ancora più resistente del previsto

In laboratorio il virus tollera molto bene il calore, si autorigenera ed è molto resistente ai disturbi ambientali: la scoperta sorprende gli scienziati.

Coronavirus, lo stupore degli studiosi: è ancora più resistente del previsto

Un team di ricercatori ungheresi ha pizzicato la particella virale del SARS-CoV-2 con un ago nanometrico per misurare la sua forza prima di scoppiare come un palloncino. La procedura è stata ripetuta 100 volte: sotto la pressione dell’ago la particella si schiacciava e rimbalzava, rimanendo più o meno intatta.

“È sorprendentemente resistente, hanno commentato i ricercatori guidati dal dott. Miklos Kellermayer dell’Università Semmelweis di Budapest. Lo studio, pubblicato sulla rivista biorxiv.org, è in attesa di essere sottoposto a peer review.

Coronavirus, studiosi sorpresi: è estremamente resistente

I ricercatori hanno preso il virione congelato (per ottenere riprese fotografiche più nitide e stabili) per vedere come si comporta quando è vivo e come risponde agli stimoli. Hanno quindi messo le particelle virali su una placca rivestita di materiale biologico legante e sotto un microscopio a forza atomica a emissione laser e ci hanno giocato stuzzicandole con un nano-ago.

Il team ha scoperto che l’involucro virale era molto resistente di fronte alla punta dell’ago. Man mano che si spingeva la forza di resistenza raggiungeva il suo picco e poi man mano diminuiva fino a svanire.

Il virus più elastico mai conosciuto

Dai dati sperimentali si pensa che il virus del Covid-19 potrebbe essere il virus fisicamente più elastico mai conosciuto dall’uomo finora. Neppure la deformazione ripetuta sembrava influenzarne struttura e contenuto.

“Le sue proprietà meccaniche e autorigeneranti possono garantire l’adattamento a un’ampia gamma di circostanze ambientali”, hanno detto i ricercatori.

Una resistenza termica inaspettata

Ma non è finita qui. Uno studio condotto in Francia ad aprile ha scoperto che il virus potrebbe replicarsi nelle cellule animali dopo essere stato esposto a una temperatura di 60°C per un’ora. I focolai apparsi in alcuni Paesi quest’estate hanno anche suggerito che il caldo non rallenta la diffusione del virus, come invece si era sperato all’inizio.

Per saperne di più il team dell’Università di Budapest ha riscaldato la particella virale a 90°C per 10 minuti e ha scoperto che l’aspetto era solo leggermente alterato. Alcune punte si erano staccate a causa del calore, ma la struttura complessiva era rimasta intatta.

“Il virione Sars-Cov-2 mostra una stabilità termica inaspettata”, hanno concluso gli esperti.

Come la particella virale sia riuscita a sopravvivere ai disturbi ambientali è ancora poco chiaro agli studiosi. Così come resta da chiarire il motivo per cui questo virus, a differenza di altri, non diventa vulnerabile dopo aver lasciato l’ospite: secondo alcuni studi, infatti, la sua carica virale può resistere sulle superfici, come gli armadi, per alcuni giorni.

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