Oggi è possibile investire sui mercati emergenti con numerosi prodotti finanziari, facilmente accessibili ai risparmiatori privati. Ecco alcuni consigli per non sbagliare
Oggi investire nei mercati emergenti non è mai stato così facile, grazie a una vasta gamma di strumenti e prodotti finanziari in grado di far spaziare il risparmiatore tra le varie asset class lungo un’ampia frontiera geografica senza grosse problematiche. Tuttavia per muoversi correttamente su questi mercati, che presentano rischi maggiori rispetto a quelli finanziariamente e politicamente più sviluppati, è necessario affidarsi a uno specialista del settore. La prima regola per investire nei paesi emergenti è diversificare. Oggi si può investire anche con pochi Etf e fondi comuni di investimento su un vasto numero di economie emergenti. In alternativa si possono acquistare più Etf o fondi per investire in singoli paesi. Inoltre, rispetto al passato, ci sono maggiori soluzioni per puntare sui bond sovrani e societari grazie a fondi ad hoc, Etf o singole obbligazioni (anche emesse da enti sovranazionali e denominati in dollari o in valuta locale).
Secondo gli esperti l’esposizione minima di portafoglio sulla asset class degli emergenti dovrebbe essere pari all’8-10%, a seconda del profilo di rischio. Infatti questi mercati restano piuttosto volatili, dipendenti dalla politica monetaria degli Usa, dall’andamento dell’economia cinese e soggetti a elevati rischi geopolitici. Inoltre bisogna ricordarsi di considerare il rischio valuta, visto che spesso fondi ed Etf non offrono la copertura del rischio di cambio. Ciò vuol dire che, oltre alle oscillazioni dei prezzi degli asset, bisognerà valutare anche l’andamento della valuta locale in cui investe lo strumento/prodotto finanziario acquistato. Gli esperti ricordano che i mercati emergenti restano agganciati alle dinamiche economico-finanziarie della Cina, per cui un eventuale caduta del gigante asiatico avrebbe ripercussioni negative su tutto o gran parte dell’intero gruppo degli emergenti.
Quali sono al momento le migliori aree geografiche emergenti sulle quali investire? Marcello Rubiu di Norisk consiglia Messico e Brasile, mentre invita a restare alla larga dall’Argentina. In molti paesi il rischio geopolitico è in deciso aumento, soprattutto in Asia e Medio Oriente, ma i paesi emergenti restano ancora i grandi artefici della crescita economica globale, trainati dalla Cina, nonostante la crisi finanziaria dell’ultimo anno. Il grande boom si è arrestato nel 2011, dopo lo scoppio della crisi del debito in Europa, e da allora gli investitori sono diventati molto più selettivi. Nell’ultimo anno l’indice Msci Emerging Markets ha comunque guadagnato il 10%. Secondo gli esperti di Pioneer Investments, nonostante le attuali difficoltà, i mercati emergenti non rischiano una crisi simile a quella degli anni ’90, per cui restano una asset class interessante sulla quale investire sebbene facendo maggiore attenzione alla selettività.
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