Come aprire un bar in pochi e semplici passi: cosa serve sapere

Claudio Garau

8 Novembre 2021 - 17:34

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Aprire un bar, cosa fare? Ecco una guida per non commettere errori e non dimenticare nulla d’importante.

Come aprire un bar in pochi e semplici passi: cosa serve sapere

Aprire un bar potrebbe garantire nel tempo interessanti guadagni, specialmente se l’attività in oggetto è intrapresa in un quartiere di una grande città o in una zona dove c’è molta circolazione di persone e di turisti.

Insomma vero è che, nonostante il mercato italiano possa apparire ormai saturo, l’apertura di un bar potrebbe offrire grandi possibilità.

In effetti, il bar consiste nella tipologia di attività commerciale adatta a chi desidera lavorare a stretto contatto con le persone. Se si affronta l’avventura imprenditoriale con il giusto spirito, aprire un bar rappresenta trovarsi poi in un ambiente stimolante e in grado di coniugare al meglio le idee di chi decide d’investire in questa attività con le necessità dei consumatori.

Tuttavia prima di attivarsi concretamente per aprirne uno, è necessario fare un po’ di chiarezza sull’iter da seguire.

Di seguito intendiamo dunque dare una serie d’informazioni rilevanti e che è necessario sapere, al fine di poter avviare un bar in piena conformità con le norme vigenti.

Come aprire un bar in semplici passi: il contesto di riferimento

In base alle norme di legge vigenti, i bar sono definiti “locali di vendita per il consumo sul posto”. Vero è che da alcuni anni sono state abolite le licenze che regolamentavano la libera concorrenza. Ne consegue che oggigiorno i Comuni non possono più scegliere il numero di bar e ristoranti che possono essere aperti sul territorio locale, tranne alcune eccezioni inerenti in linea generale i centri storici delle maggiori città d’arte.

Anticipiamo che le regole di cui alla legge su cosa serve per aprire un bar attengono alla struttura e alla posizione del locale (destinazione d’uso, metri quadri, rispetto di alcune caratteristiche urbanistiche ed edilizie) e al possesso dei requisiti per l’esercizio dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande.

Vero è che se una persona si domanda come aprire un bar, dovrà valutare in quale posizione avviare la propria attività: meglio in centro o in periferia? Non c’è una risposta giusta e valida a priori: ambo le soluzioni possono andare bene, a patto che il bar sia funzionale rispetto ai bisogni della clientela.

Colui che intende aprire un bar dovrà altresì valutare fattori come il tipo di arredamento, in quanto la scelta di un particolare colore o di uno specifico stile avrà riflessi sulla tipologia di clientela che tendenzialmente entrerà all’interno dei locali per fruire dei relativi servizi. Ovviamente alla cura dei dettagli, l’ordine e la pulizia avranno un rilievo non secondario nel determinare il successo dell’attività imprenditoriale in questione.

Se ci si chiede come aprire un bar e quali passi compiere, non si può non menzionare la necessità di stilare un accurato business plan. Insomma, prima d’iniziare occorre prendere carta e penna e fare i conti con estrema attenzione. Fondamentale è avere un’idea dettagliata dei costi da mettere in gioco, dei finanziamenti che eventualmente sono da ottenersi all’inizio.

Altri fattori che non possono non essere considerati attengono:

  • al numero di persone che andranno a comporre il personale del bar;
  • al budget iniziale;
  • ai costi dei fornitori, del commercialista e della tasse.

    Ma sull’argomento costi torneremo più avanti.

Come aprire un bar: la normativa di riferimento

In effetti la scelta di aprire un bar comporta di rispettare poi un iter specifico, di cui si trova traccia nella legge n. 287 del 1991, relativa alla somministrazione di alimenti e bevande. In linea generale, allo scopo di poter aprire l’esercizio commerciale si deve applicare quanto fissato in materia dalla normativa regionale e dalla normativa locale del Comune nel quale ha sede l’attività.

Come accennato poco sopra, da qualche anno è scattata l’abolizione delle licenze che regolavano la concorrenza. In buona sostanza, a eccezione dei regolamenti comunali che regolano l’apertura di esercizi commerciali nei centri storici, oggi non è più nella facoltà dei Comuni decidere il numero di bar che possono essere aperti sul territorio, e ciò certamente è una buona notizia per tutti coloro che vogliono buttarsi in questa avventura imprenditoriale. La situazione attuale trova origine nella circolare del MISE n. 3635/C del 2010.

Non solo, per poter avviare concretamente il bar è necessario che il locale sia in regola con quanto fissato dalla normativa igienico-sanitaria per i pubblici esercizi, all’interno del decreto del Presidente della Repubblica n. 327 del 1980.

Come aprire un bar: quali sono i requisiti da rispettare?

In effetti aprire un bar, comporta il rispetto di non poche regole. Ecco perché è consigliabile buttarsi in questa avventura imprenditoriale soltanto se davvero motivati e desiderosi di avviare un’attività di questo tipo.

Sulla scorta delle norme vigenti in tema, è possibile tracciare in sintesi un elenco dei requisiti da possedere, per aprire un bar in piena conformità alla legge. Eccoli di seguito:

  • aver già compiuto i 18 anni di età;
  • aver completato la scuola dell’obbligo;
  • scelta di un locale commerciale che abbia le caratteristiche idonee allo scopo;
  • iscrizione all’Inps e alla Camera di Commercio (Registro delle imprese);
  • apertura della Partita Iva;
  • superamento del corso ICAL, che consente l’abilitazione alla somministrazione di alimenti e bevande;
  • certificazione di inizio attività (SCIA) presso il Comune - Sportello unico per le attività produttive - che includa i seguenti dati: titolare dell’impresa, orari di apertura e chiusura, agibilità, conformità Asl, planimetria del locale e visura catastale ecc..;
  • pagamento dei diritti SIAE per la diffusione di musica e immagini negli spazi del bar;
  • possesso dell’attestato di analisi dei pericoli e dei punti critici di controllo (HACCP), giacché come proprietario del bar è ovvio aver a che fare quotidianamente con il cibo e serve conoscere quali alimenti, quali preparazioni o quali iter possono costituire un rischio d’intossicazione alimentare.

Non solo. La legge vigente impone altresì il possesso di un requisito tra quelli esposti di seguito:

  • essere diplomati presso un istituto alberghiero;
    aver frequentato un corso di somministrazione di alimenti e bevande;
  • aver svolto in proprio, per almeno due anni nell’ultimo quinquennio, l’attività di vendita all’ingrosso o al dettaglio di prodotti alimentari.
  • aver lavorato, per almeno un biennio negli ultimi 5, presso un’impresa del settore alimentare come dipendente qualificato alla vendita, alla preparazione o all’amministrazione di prodotti alimentari;
  • aver frequentato un corso di somministrazione di alimenti e bevande.

In particolare, il locale prescelto per esercitare l’attività in oggetto, deve rispettare una serie di requisiti previsti dalla legislazione locale. Tra le regole valevoli, quelle inerenti il rispetto dei vincoli paesaggistici e storici previsti dal comune; la materia della sicurezza sul lavoro e dell’igiene. Serve altresì ottenere la certificazione antincendio a seguito di un controllo del locale eseguito dai Vigili del Fuoco.

E non è finita qui. Al fine di poter esporre l’insegna del bar sulla pubblica via, è obbligatorio domandare e ottenere l’autorizzazione del proprio Comune, mentre in caso l’interessato voglia vendere alcolici o superalcolici serve conseguire una licenza ad hoc, emessa dall’Agenzia delle Entrate.

Come aprire un bar: quali sono i costi da considerare?

Se ci si chiede a quanto ammonta l’investimento base, per aprire un bar, occorre considerare fattori come le dimensioni del locale e la sua posizione, centrale o nella periferia.

I costi per aprire un bar possono essere suddivisi in costi fissi e costi variabili. Vero è che tantissimi sono i fattori e le opzioni, perciò fare una previsione di massima sui costi iniziali, risulta poco utile in linea generale. Infatti, tutti i costi possono essere preventivabili, ma molti sono variabili.

Vero è che se colui che intende lavorare non può avvalersi di spazi di proprietà, dovrà tener conto dei costi dell’affitto, insieme alle utenze e al personale (cassiere, camerieri ecc.).

Tra i costi fissi, abbiamo le somme che servono per la costituzione dell’impresa che gestirà il locale. Lo stesso vale anche per l’assolvimento di tutta la burocrazia e degli obblighi di legge.

Sono altresì da sommarsi i costi variabili, legati ai macchinari e all’arredamento. Ci riferiamo a banchi frigo, banconi e macchine professionali. Ne esistono versioni economiche e versioni che possono anche costare anche decine di migliaia di euro. Ecco perché, specialmente per quanto attiene a prodotti come gelati, caffè e similari, non pochi interessati ad aprire un bar si rivolgono a ditte specializzate nel comodato d’uso di suddette attrezzature.

Alla luce di quanto riportato sopra, la cifra minima da investire per aprire un bar è non inferiore ai 50mila euro circa. Inoltre, se si rileva un bar già esistente, la cifra può tranquillamente oltrepassare i 100mila euro.

Concludendo, una valida alternativa per risparmiare qualcosa è rappresentata dal franchising, in quanto consente di aprire l’esercizio commerciale con un servizio ’chiavi in mano’ a costi non altissimi e potendo sfruttare un brand solido. In queste circostanze, l’interessato dovrebbe investire una cifra minima attorno ai 10-15 euro. Ma è ovvio che a far la differenza è la scelta verso una società di franchising seria, che assicuri assistenza qualificata e formazione periodica, oltre che la fornitura degli arredi.

Insomma, se ci si chiede come aprire un bar, la risposta è che non ci si può di certo improvvisare. Occorre invece tener presenti le regole di legge ed utilizzare alcune accortezze che possono determinare il successo del locale nel corso del tempo.

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