Digital Scenario

Digital Scenario

di Matteo Pogliani

Clubhouse. Less is more?

Matteo Pogliani

19 febbraio 2021

Clubhouse. Less is more?

Clubhouse e l’affermazione della voce.

Che il vocal sia un trend in fortissima crescita era già evidente da tempo, tra smart speaker, assistenti virtuali e podcast. Una crescita rafforzata dagli investimenti di realtà come Amazon, Google, Spotify, ma ancor di più dall’apprezzamento degli utenti, utile a riscoprire, se mai ce ne fosse stato bisogno, il valore, lato comunicazione, della voce.

Se tutto ciò non bastasse nelle ultime settimane abbiamo assistito ad un altro rilevante passaggio in tal senso: l’arrivo e l’affermazione di una nuova piattaforma strettamente connessa al vocal, Clubhouse.

Clubhouse, di cosa parliamo

App nata ad Aprile 2020 ad opera di Paul Davison e Rohan Set (Alpha Exploration Co.), è disponibile solamente per dispositivi iOS, elemento che ne ha rafforzato, nella fase di lancio, di un forte effetto di esclusività ( secondo le ultimissime notizie di Alpha, l’App atterrerà a breve anche su Android).

Andressen Horowitz, uno dei più importanti fondi di venture capital, dopo un iniziale investimento di 12 milioni, ha deciso di aggiungerne altri 100, tant’è che la sua valutazione ora supera il miliardo di dollari. L’app si appoggia sui servizi audio della cinese Agora.io.

La stima mondiale è oggi di circa 6 milioni di utenti mensili. In Italia, nell’ultima settimana, è stata la terza app più scaricata e la prima tra quelle social (dati da Similarweb). La stima in Italia, basandosi sui dati di download dell’app, è di circa 150.000 installazioni.

Come detto far parte di Clubhouse però non è così semplice; infatti è possibile iscriversi solo dopo aver ricevuto un invito da un’altra persona che già utilizza l’app (ogni utente ha inizialmente da 2 a 5 inviti), esclusività che sta suscitando un incredibile interesse e desiderio di prenderne parte. Per accedere inoltre, occorre inserire il proprio nome e verificare l’identità ed è disponibile solo per i maggiorenni.

La voce al centro

Clubhouse è un social network che permette di comunicare utilizzando solo la voce, in modalità sincrona. Si intuisce quindi che l’utilizzo del solo canale uditivo renda il tutto un po’ più intimo e reale; una forma meno stressante di interazione, ma allo stesso tempo meno impattante rispetto l’immediatezza di un’immagine o di un video.

Parlando in diretta quindi, tutte le conversazioni avvengono in tempo reale; nessuna chat, nessuna condivisione di video e di immagini. L’unicità di questo social inoltre, è testimoniata dal fatto che nessuna conversazione venga registrata sull’app, né possa essere condivisa o scaricata, se non attraverso strumenti esterni (l’App può identificare questa azione e l’utente potrebbe essere bannato). Ma l’app non pare così attenta alla gestione dei dati, tanto da aver ricevuto in questi giorni una richiesta di chiarimento dal Garante. Sembra infatti che le room siano registrate, che ci siamo dubbi su l’archiviazione dati personali e l’utilizzo dell’accesso alla rubrica.

Non sono più i like e i commenti la forma di engagement del social in questione, ma la continuità di una relazione costruttiva attraverso l’audio che è l’unico strumento di interazione. Anche l’immagine dell’icona dell’App incuriosisce: è una foto in bianco e nero che cambia ogni 3 mesi ed il volto di un utente che si è distinto, a confermare ancor di più la democraticità di questa piattaforma dove tutti possono fare la differenza se hanno qualcosa da dire.

Le room, il centro di Clubhouse

Il social è suddiviso in “stanze” ciascuna con un argomento e con dei partecipanti (gli utenti) che non sono tutti uguali. In ogni stanza infatti, si può essere moderatori, speaker o ascoltatori. Il moderatore ha il compito di “curare” la conversazione, invitare gli speaker e dare o togliere loro parola ed espellere utenti dalla stanza; inoltre il moderatore decide quando e se farci essere speaker.

Gli speaker, sono coloro che parlano e gli ascoltatori invece possono assistere e chiedere di intervenire alzando la mano (cliccando sull’apposita icona in basso) oppure solamente ascoltare. La stanza ha una sua gerarchia, riprodotta visivamente: i moderatori e gli ospiti invitati stanno in alto, seguiti dagli utenti da loro seguiti ed infine troveremo tutti gli utenti che sono in ascolto all’interno della Room.

All’ingresso in una stanza, il microfono è di default spento e si possono ascoltare le conversazioni in corso, come se fosse un vero e proprio podcast. Mentre, per uscire senza “dar fastidio” basta cliccare nel tasto “Leave quietly”.

È possibile creare delle room in real-time o programmarle, creando così un proprio palinsesto. Le stanze inoltre possono essere:

  1. Open: ovvero stanze pubbliche, visibili a tutti e nelle quali chiunque può entrare;
  2. Social: cioè stanze visibili e frequentabili soltanto dalle persone seguite dai moderatori della stanza. Più moderatori sono presenti più la stanza diventa visibile;
  3. Closed: stanze private, ovvero visibili e accessibili solo da coloro che sono stati invitati.

Oltre alle stanze sono presenti i club ovvero community tematiche, accessibili solo ai membri, realizzate a cadenza regolare (la loro icona è una casetta verde). Non è possibile ad oggi crearli autonomamente. È però possibile farne richiesta attraverso un modulo dedicato dopo aver realizzato 3 eventi. L’approvazione, pare, necessita di 3/4 settimane.

Utenti ed early adopter

Ad oggi, in Italia, Clubhouse è frequentato da giornalisti, esperti del mondo digital e marketing, celebrities, speaker radiofonici, ciascuno riconosciuto per il suo ambito di riferimento. Non mancano ovviamente figure meno di spicco, il quale ruolo è semplicemente quello dell’ascolto.

Sembra davvero che questo sia il social in cui parla solo chi ha veramente qualcosa da dire. Forse serviva veramente un social così verticale per tenere al loro posto i leoni da tastiera e gli haters? Oppure stanno solo aspettando il momento giusto per accendere il loro microfono e iniziare ad inveire?

I creator sono centrali anche in Clubhouse, fondamentali per dare peso ed evidenza alle room. Le loro abilità e abitudine alla comunicazione gli permette di gestire al meglio e creare interesse nelle room. Se si vuole avere successo con una room il consiglio è proprio quello di puntare sul coinvolgimento di influencer e opinion leader.

Il successo di Clubhouse

In tempo di pandemia, il successo di Clubhouse, si capisce ancora meglio poiché la nostra esigenza di un contatto che andasse oltre una foto si è amplificata. Clubhouse infatti non è il nuovo social di turno; non ti mostra il volto, ma la voce e quella non mente: è lei. Offre quell’autenticità che rischiamo di perdere con gli altri social (nonostante la presenza di immagini e video). Clubhouse ha riunito gruppi di persone brillanti e con una mentalità aperta e gli ha dato lo spazio per confrontarsi sulle ultime tendenze economiche e sociali.

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Matteo Pogliani

Partner e Digital Strategist di Openbox, agenzia specializzata in Social Media e Influencer Marketing.

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