Continua la discesa dello Shanghai composite, è un lunedì nero per i mercati asiatici. Effetto domino sulle Borse Europee?
La settimana viene inaugurata con prospettive ben peggiori per i mercati in Cina, con il relativo effetto domino su molte delle altre economie mondiali.
Il lunedì nero per la Cina e gli altri mercati asiatici mostra così una continuazione della discesa dei mercati finanziari mondiali.
I futures sulle azioni oggi in Europa e negli Stati Uniti sono previste registare ancora perdite pesanti. Molti parlano di un’apertura delle borse europee “brutale”, con i futures che mostrano già dei ribassi del 3% e un forte aumento di interesse per il bund tedesco.
I trader in Europa si stanno preparando per un pesante sell-off, quando i mercati azionari saranno aperti (09:00, ora italiana).
Il FTSE 100 è previsto scendere sotto quota 6000 punti per la prima volta dall’inizio di gennaio 2013.
Anche gli altri mercati europei vivranno lo stesso effetto domino dovuto al selloff in Cina - come già avvenuto venerdì.
Il rallentamento dell’economia in Cina e la svalutazione a sorpresa dello yuan cinese hanno costretto gli investitori ad una rielaborazione della propria strategia di investimento.
Il problema ora è in che misura le preoccupazioni per la crescita globale ostacoleranno le prospettive dei profitti aziendali.
Le autorità di Pechino hanno lottato per mantenere i ribassi sotto controllo.
Lo Shanghai Composite è in perdita però dell’8,7% a 3202. Con una chiusura al di sotto dei 3233 punti, si perdono tutti i guadagni registrati nell’anno.
Angus Nicholson di IG commenta:
E’ un risultato disastroso per la Cina, dopo aver lavorato così duramente nel mercato azionario dopo la crisi del 2007 e aver speso centinaia di miliardi di dollari per sostenere il mercato dal mese di giugno.
Da ricordare come il mercato cinese fosse riuscito più che a raddoppiare in termini di valore in 18 mesi fino a giugno. Un calo del 30% nelle ultime settimane non è molto se confrontato con un aumento del 150% e qualcuno ritiene che quella in corso sia una correzione naturale.
L’economista Saul Eslake sostiene che la recente svalutazione dello yuan non è stata un tentativo di stimolare le esportazioni, ma un vero e proprio tentativo di riformare il mercato interno del forex e per cercare di difendersi dall’imminente rialzo dei tassi della Federal Reserve.
La mossa della PBOC, quindi, sarebbe stata messa in atto in cerca di una maggiore flessibilità in vista del rialzo dei tassi Fed. Lo yuan è in crescita del 20% in termini effettivi, così le autorità hanno voluto ritagliarsi un certo margine.