Cina in controtendenza: perché la banca centrale taglia i tassi

Violetta Silvestri

17 Gennaio 2022 - 11:47

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La Cina va in un’altra direzione rispetto alle altre potenze economiche: con una ripresa sotto pressione per diversi fattori, la banca centrale ha avviato un taglio dei tassi. Cosa aspettarsi?

Cina in controtendenza: perché la banca centrale taglia i tassi

Cina: la banca centrale ha tagliato il suo tasso di interesse chiave per la prima volta in quasi due anni, cercando di stimolare un’economia che ha perso slancio a causa di un crollo immobiliare e ripetuti focolai Covid.

In netta divergenza politica con le altre principali economie, la People’s Bank of China ha abbassato di 10 punti base il tasso al quale fornisce prestiti a un anno alle banche, la prima riduzione dall’aprile 2020.

Mentre l’inflazione è la preoccupazione dominante per i banchieri centrali negli Stati Uniti e in Europa, i prezzi relativamente stabili della Cina significano che i responsabili politici hanno urgenza di rilanciare la crescita.

Nella potenza asiatica, infatti, permangono fattori di stress per il pieno rilancio economico, con la strategia zero-contagi che rallenta la domanda interna.

Cosa aspettarsi in Cina e cosa significa la mossa della banca centrale? Dati e previsioni.

La banca centrale taglia i tassi in Cina: i motivi

La banca centrale cinese ha tagliato inaspettatamente i costi di finanziamento dei suoi prestiti a medio termine per la prima volta da aprile 2020, mentre alcuni analisti di mercato prevedono un maggiore allentamento delle politiche quest’anno per attutire un raffreddamento dello slancio economico.

Nel dettaglio, la PBOC ha dichiarato lunedì 17 gennaio che stava abbassando il tasso di interesse di 10 punti base al 2,85% su 700 miliardi di yuan ($ 110,19 miliardi) di prestiti a medio termine a un anno ad alcune istituzioni.

La decisione fa parte degli sforzi di Pechino per fermare i venti contrari alla piena crescita in un anno cruciale di transizione per la seconda economia più grande del mondo.

Le maggiori sfide sono le epidemie sporadiche aggravate da Omicron e i continui cali delle vendite immobiliari che riducono gli investimenti di settore.

Come affermato dalla presidenza dell’Ufficio nazionale di statistica cinese:

“Dobbiamo essere consapevoli che l’ambiente esterno è più complicato e incerto e l’economia interna è sotto la triplice pressione della contrazione della domanda, dello shock dell’offerta e dell’indebolimento delle aspettative.”

Gli economisti si aspettano una maggiore azione di politica monetaria nei prossimi mesi.

Goldman Sachs ha affermato che esiste la possibilità che la banca centrale consentirà agli istituti di abbassare il tasso primario di prestito a cinque anni, un riferimento per i mutui.

Il tasso a un anno era già stato tagliato a dicembre. Gli economisti dell’Australia & New Zealand Banking Group e di BNP Paribas vedono la probabilità di ulteriori riduzioni del coefficiente di riserva obbligatoria per le banche.

I dati economici cinesi: quali novità?

Per l’intero 2021, l’economia cinese è cresciuta dell’8,1%, ben al di sopra dell’obiettivo del governo di «oltre il 6%».

L’anno scorso Pechino ha approfittato del rimbalzo dal 2020 e della forte domanda estera, per provare a ricostruire la sua economia. Le mosse sono state: frenare le grandi società di piattaforme tecnologiche e cercare di limitare i finanziamenti alle società immobiliari per ridurre la dipendenza dell’economia dallo sviluppo immobiliare, che rappresenta fino al 20% del PIL.

La stretta finanziaria ha portato a un calo dell’11,4% nell’area dei nuovi progetti avviati da sviluppatori immobiliari lo scorso anno, trascinando al ribasso la produzione di materie prime come acciaio e cemento.

Gli investimenti immobiliari sono diminuiti del 14% a dicembre rispetto all’anno precedente, secondo i calcoli di Bloomberg basati sui dati del governo per l’intero anno.

I dati del 17 gennaio hanno anche mostrato che il prodotto interno lordo è cresciuto del 4,0% nell’ultimo trimestre, più veloce del previsto ma ancora al ritmo più debole dal secondo trimestre del 2020. La crescita è stata del 4,9% nel terzo trimestre.

La produzione industriale è comunque balzata del 4,3% a dicembre rispetto a un anno fa. In particolare, il settore auto è cresciuto per la prima volta da aprile, con un aumento del 3,4% su base annua a dicembre.

Tuttavia, le vendite al dettaglio hanno mancato le aspettative e sono cresciute dell′1,7% a dicembre al 2020.

Il coro degli analisti è piuttosto unanime nel prevedere una Cina non splendente nel 2022.

“I dati sul PIL migliori del previsto non cambiano il quadro generale: l’economia cinese per ora è sotto molteplici venti contrari ed è in corso un ciclo di allentamento delle politiche, ha affermato in una nota Larry Hu, capo economista cinese di Macquarie.

Sulla stessa scia il commento di Ning Jizhe, capo della NBS: “Al momento, la pressione al ribasso sull’economia cinese è ancora relativamente grande e la crescita dell’occupazione e del reddito dei residenti è limitata.”

“Lo slancio economico rimane debole tra ripetuti focolai di virus e un settore immobiliare in difficoltà. Pertanto, prevediamo altri 20 punti base di tagli ai tassi ufficiali della PBOC durante la prima metà di quest’anno”, hanno affermato in una nota gli analisti di Capital Economics.

Aggiungendo un’altra preoccupazione a lungo termine per l’economia, il tasso di natalità della Cina continentale è sceso a un minimo storico di 7,52 per 1.000 persone nel 2021. Si è quindi estesa la tendenza al ribasso che ha portato Pechino lo scorso anno a iniziare a consentire alle coppie di avere fino a tre bambini.

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