Cina e Australia: stop ai rapporti commerciali. Le conseguenze economiche

Riccardo Lozzi

6 Maggio 2021 - 10:43

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La Cina ha annunciato l’interruzione dei rapporti commerciali con l’Australia a tempo indeterminato, ma Pechino e Canberra sono legate in un rapporto strettissimo per il ferro.

Cina e Australia: stop ai rapporti commerciali. Le conseguenze economiche

Ormai è scontro totale tra Australia e Cina. Il Governo di Pechino ha infatti annunciato la sospensione dei rapporti economico-commerciali a tempo indeterminato verso Canberra, portando le relazioni tra le due nazioni ai minimi storici.

Quella della Repubblica Popolare è solo l’ultima di una serie di decisioni che hanno visto aumentare dal 2018 a oggi sempre di più le tensioni di questo legame bilaterale.

Il primo evento ad aver messo in crisi il rapporto è legato alla decisione dell’Australia di impedire pubblicamente l’ingresso di Huawei nella rete 5G nazionale.

Ma incrinare in maniera irreversibile la situazione è stata l’iniziativa, sempre dell’Australia, di chiedere all’Organizzazione Mondiale della Sanità un’indagine indipendente sulle origini e la diffusione del Covid-19.

Scontro tra Cina e Australia, stop ai rapporti commerciali

Una richiesta che la Cina ha giudicato come un atto di sfida nei propri confronti, avviando una vera e propria guerra commerciale e boicottando le importazioni provenienti dallo Stato dell’Oceania, come vino e carbone.

Inoltre le autorità politiche hanno sconsigliato ai propri concittadini di recarsi a Sydney e dintorni per turismo, poiché correrebbero il rischio di essere vittime di razzismo da parte della popolazione locale.

La notizia dell’interruzione dei rapporti commerciali non è stata presa bene dai mercati finanziari, con il valore del dollaro australiano che è sceso bruscamente nel giro di poche ore, passando dallo 0,7747 allo 0,7701 rispetto al dollaro statunitense.

Quanto valgono le esportazioni dell’Australia in Cina

Negli ultimi 12 mesi, in cui si era già registrato un raffreddamento tra i due Paesi, l’Australia aveva esportato verso la Cina beni e prodotti per un ammontare totale di 149 miliardi di dollari australiani.

Non sorprende quindi che la prospettiva di uno stop desti più di una preoccupazione nei confronti degli investitori, i quali vedono in questo scenario un rischio di impiegare le proprie riserve nella valuta australiana.

Tuttavia, di questi 149 miliardi di esportazioni, una larga parte era rappresentata dal ferro, il vero asso nella manica del Governo australiano.

Così il ferro rimane fuori dalle tensioni

Diversi osservatori prevedono che le tensioni tra Cina e Australia non toccheranno lo scambio del minerale, essendo troppo importante per l’economia di entrambi i Paesi, per cui nessuna delle parti può sopravvivere senza l’altra.

Infatti, l’Australia, con oltre 910 milioni di tonnellate estratte solo nel periodo 2019-2020, è il più importante produttore di ferro al mondo.

Al tempo stesso, la Cina rappresenta il maggior realizzatore di acciaio, di cui il ferro è uno degli elementi principali. Inoltre, Pechino è intenzionata a dare vita a un gigantesco piano infrastrutturale per spingere la ripresa economica post-Covid e il suo bisogno del minerale non è stato mai così grande.

Così, nonostante le relazioni diplomatiche siano molto tese, né il primo ministro Scott Morrison né il presidente Xi Jinping possono fare a meno l’uno dell’altro in questo ambito, almeno per il prossimo futuro.

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