Chi è Walter Biot e quali documenti italiani ha venduto alla Russia

Alessandro Nuzzo

9 Aprile 2022 - 10:54

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La Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per il sottufficiale della Marina Militare accusato di spionaggio. Ecco quali documenti fornì alla Russia.

Chi è Walter Biot e quali documenti italiani ha venduto alla Russia

Walter Biot resta in carcere. Respinta la richiesta della difesa e per il sottoufficiale della Marina Militare accusato di spionaggio resta la custodia cautelare.

I giudici della Suprema Corte di Cassazione hanno inoltre stabilito che verrà processato da due tribunali: quello militare e civile.

«Un doppio processo perché il reato è unico, ma le finalità sono due, una politica e l’altra militare» - si legge nelle motivazioni.

E nelle motivazioni sono state anche rese note ulteriori informazioni su questa storia di spionaggio scoperta lo scorso anno. Walter Biot avrebbe consegnato ad un diplomatico russo una serie di documenti militari segreti e riservati.

Ecco quali e cosa rischia per questo.

Chi è Walter Biot

In questi giorni si è tornato a parlare molto di Walter Biot, il capitano di fregata della Marina Militare finito su tutte le cronache lo scorso anno quando fu arrestato il 31 maggio al termine di una complessa indagine condotta dai carabinieri del Ros in collaborazione con l’Aisi, l’intelligence interna, e dello Stato Maggiore della Difesa.

Avrebbe consegnato ad un diplomatico russo una serie di file contenenti documenti segreti militari su Nato e missioni in Iraq e Afghanistan previo il pagamento di 5.000 euro.

Per questo motivo i reati a lui contestati sono: procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato, spionaggio politico-militare e spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione.

Walter Biot era in servizio allo Stato Maggiore della Difesa nell’ufficio politica militare. Un ruolo delicato che gli dava accesso ad una serie di documenti riservati.

Il sottoufficiale per non farsi scoprire fotografò i documenti con il suo cellulare per poi salvare le immagini su una pen-drive.

Dopo l’arresto Biot si è sempre difeso dicendo di aver agito per problemi economici e non per motivi politici o militari. Biot ha detto di non aver mai rivelato informazioni di rilievo e non ha mai messo in pericolo la sicurezza dello Stato.

Quali documenti ha venduto alla Russia

Maggiori informazioni anche su quali documenti ha venduto alla Russia sono arrivate dalle motivazioni rese note dalla Cassazione.

Walter Biot avrebbe consegnato al diplomatico in servizio presso l’ambasciata russa in Italia Ostroukhov Dmitry, 47 notizie considerate «Nato secret», 57 «Nato confidential» e 9 con classifica «riservatissimo».

Questi sono stati immortalati attraverso 181 fotografie scattate con uno smartphone S9, poi rinvenuto identico nell’abitazione del sottoufficiale.

Biot ha avuto accesso a tali documenti proprio grazie alla sua qualifica nello Stato Maggiore della Difesa, occupandosi di operazioni militari estere e di polizia militare internazionale.

Il doppio procedimento

La Cassazione ha anche confermato la correttezza del doppio procedimento sia militare che civile proprio a causa della doppia finalità del reato, una politica e l’altra militare.

Così a suo carico si sta procedendo con l’inchiesta della Procura di Roma con le accuse di spionaggio, rivelazione di segreto di Stato e corruzione.

E poi con l’inchiesta militare per rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio, procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio, esecuzione di fotografie a scopo di spionaggio, procacciamento e rivelazione di notizie di carattere riservato e comunicazioni all’estero di notizie non segrete né riservate.

Cosa rischia Walter Biot

La pena per il capitano di fregata potrebbe essere molto pesante. Rischia infatti l’ergastolo. L’articolo 86 del codice penale militare di pace che riguarda la “rivelazione di segreti militari, a scopo di spionaggio" indica infatti la massima pena.

Un secondo articolo, l’88 che punisce «il militare, che, allo scopo di darne comunicazione a uno Stato estero, si procura notizie concernenti la forza, la preparazione o la difesa militare dello Stato e che devono rimanere segrete», la pena è invece comunque non inferiore ai 20 anni di reclusione.

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