Cassa integrazione pagata dalle banche: conviene? Se a rimetterci è il lavoratore

Cassa integrazione pagata dalle banche: conviene? E se a rimetterci è il lavoratore? Cerchiamo di rispondere a queste domande analizzando il testo della convenzione firmata da Abi con le parti sociali per l’anticipo del trattamento di integrazione salariale.

Cassa integrazione pagata dalle banche: conviene? Se a rimetterci è il lavoratore

Cassa integrazione pagata dalle banche: conviene? E se a rimetterci è il lavoratore?

Il 30 marzo dopo una lunga trattativa, Abi e parti sociali al cospetto del ministro del Lavoro Nunzia Catalfo hanno firmato la convenzione per l’anticipo della cassa integrazione da parte delle banche per affrontare l’emergenza coronavirus.

Secondo l’accordo è la banca a pagare le casse integrazioni, per chi lo richieda, al lavoratore. Questo sistema permetterebbe a tutti di avere la cassa integrazione senza dover aspettare i due o tre mesi che l’INPS impiega per pagarla.

Ricordiamo che il decreto Cura Italia introdotto per fornire aiuti a lavoratori, imprese e famiglie in piena epidemia di COVID-19, prevede una cassa integrazione in deroga anche per le microimprese. Questa, con il protocollo, può essere pagata dalle banche, ma può non essere così conveniente per il lavoratore. INPS si impegna a restituire alla banca, che non chiede oneri aggiuntivi, i soldi entro 7 mesi. Ma se non accade cosa succede? Potrebbe essere il lavoratore a rimetterci? Un rischio c’è. Vediamo perché.

Cassa integrazione pagata dalle banche conviene?

Cassa integrazione pagata dalle banche: conviene? Conviene al lavoratore approfittare del prestito (ripagato poi dall’INPS) senza oneri invece di aspettare 2 o 3 mesi?

La prima risposta sarebbe sì dal momento che conosciamo cosa voglia dire in Italia la parola burocrazia. Senza contare che l’INPS è oberata di lavoro per i vari bonus che i lavoratori stanno richiedendo e questo ha mandato in tilt il sistema creando anche una grave falla nella sicurezza mettendo a rischio la privacy di molti utenti.

La convenzione firmata da Abi, sindacati e associazioni datoriali per una cassa integrazione pagata prima dalle banche ai lavoratori non è altro che il rinnovo e l’estensione anche alla cassa in deroga e quella guadagni della precedente firmata nel lontano 2009.

La convenzione prevede che il pagamento della cassa integrazione da parte della banca che aderisce avvienga mediante l’apertura di credito di un conto corrente apposito, se richiesto dalla banca “per un importo forfettario complessivo pari a 1.400 euro, parametrati a 9 settimane di sospensione a zero ore (ridotto proporzionalmente in caso di durata inferiore), da riproporzionare in caso di rapporto a tempo parziale.”

La cassa integrazione può essere pagata nuovamente nel caso di un ulteriore intervento legislativo. Il debito verrà estinto con il versamento da parte dell’INPS e per un periodo che non potrà superare i 7 mesi.

Fin qui nulla da eccepire: si tratta di un anticipo senza interessi che tra le altre cose sarà l’INPS a restituire qualora la domanda di cassa integrazione venga accettata.

Si presume che anche l’apertura del conto, chiuso con l’estinguersi del debito, sarà gratuita. Per il lavoratore nessun svantaggio, ma la convenienza di avere subito gli aiuti che merita in mancanza di lavoro con un’epidemia in atto.

Ecco però che se si scorre la convenzione si arriva al punto 6 che potrebbe destare qualche dubbio sulla convenienza della cassa integrazione pagata dalla banca per il lavoratore che ne faccia richiesta.

Cassa integrazione: se a pagare è (anche) il lavoratore

La cassa integrazione è pagata dalle banche, ma a rimetterci potrebbe essere il lavoratore. A pagare alla fine potrebbe essere proprio chi si trova in difficoltà e a farci venire il dubbio è il punto 6 succitato della convenzione.

Essendo l’anticipo della cassa integrazione pagata dalle banche un prestito lo stesso cessa sia per non accettazione della domanda di integrazione salariale da parte dell’INPS e mancanza di risorse, o anche nel momento in cui, ottenuta è l’INPS a restituire i soldi all’Istituto di credito.

A pagare potrebbe essere però il lavoratore nel momento in cui l’INPS al termine dei 7 mesi non abbia restituito l’anticipo della cassa alla banca o abbia respinto la domanda.

Il lavoratore o la lavoratrice in questione come chiarisce la convenzione al punto 6 si impegnerà a restituire quanto anticipato dalla banca entro 30 giorni. Se non lo fa sarà il datore di lavoro a dover pagare trattenendo quanto dovuto dalla busta paga del dipendente. Si legge infatti nella convenzione che:

il datore di lavoro verserà su tale conto corrente gli emolumenti e tutte le componenti retributive spettanti al lavoratore, fino alla concorrenza del debito. Il lavoratore darà preventiva autorizzazione al proprio datore di lavoro attraverso la modulistica allegata alla presente Convenzione [...].”

Dunque qualora INPS non paghi sarà il lavoratore a doverlo fare o anche il datore di lavoro, ma sempre attraverso le trattenute in busta paga allo stesso.

Sicuramente la cassa integrazione pagata dalle banche subito conviene dati i tempi dell’INPS e la necessità immediata di molte famiglie in questa situazione di emergenza, ma bisogna considerare, che pur essendo privo di oneri aggiuntivi, il prestito prevede sempre un margine di rischio per il lavoratore.

Come fare domanda per l’anticipo della cassa integrazione

Vediamo ora come fare domanda per avere l’anticipo della cassa integrazione dalle banche secondo la convenzione stipulata. Possono accedere al prestito tutti i soggetti che ne abbiano diritto secondo quanto stabilito dal decreto Cura Italia.

Il lavoratore dovrà fare richiesta alla banca che ne dà applicazione mediante la modulistica che alleghiamo alla fine del presente articolo e che è disponibile nella pagina ufficiale di Abi insieme alla convenzione.

La banca stessa deve agevolare il ricorso alle procedure telematiche per evitare affollamenti negli uffici. Allo stesso tempo le banche oltre a non applicare oneri e interessi devono impegnarsi a fornire una risposta il più velocemente possibile.

L’INPS dal canto suo per quanto concerne le domande di CIGO da parte dei datori di lavoro deve costantemente monitorare le richieste.

Da quanto si evince dalla convenzione con la cassa integrazione pagata dalle banche si vuole prima di tutto fare l’interesse del lavoratore in difficoltà.

Riportiamo di seguito, come abbiamo anticipato, il testo della convenzione e gli allegati necessari per chiedere l’anticipo della cassa integrazione alle banche.

Convenzione per anticipo della cassa integrazione da parte delle banche
Convenzione in tema di anticipazione sociale in favore dei lavoratori destinatari dei trattamenti di integrazione al reddito di cui agli artt. da 19 a 22 del DL n.18/2020.
Allegati A1, A2, A3, A4
Moduli per le richieste di anticipazione del trattamento di integrazione salariale ordinario ex Covid-19
Allegati B1, B2, B3, B4
Moduli per le richieste di anticipazione del trattamento di integrazione salariale in deroga ex Covid-19
Allegati C1, C2, C3, C4
Moduli per le richieste di anticipazione dell’indennità di cassa integrazione guadagni straordinaria, anche in deroga per altre causali

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