Brasile: Dilma Roussef in visita negli USA. La politica monetaria di EU e USA costituisce un nuovo allarme per i mercati emergenti.

Raffaele Guerra

10 Aprile 2012 - 09:13

Brasile: Dilma Roussef in visita negli USA. La politica monetaria di EU e USA costituisce un nuovo allarme per i mercati emergenti.

Il presidente brasiliano Dilma Rousseff ha lanciato l’ultima salva all’interno del dibattito globale sulle valute che oppongono le economie emergenti contro quelle ricche, dichiarando nell’incontro dei giorni scorsi con il presidente degli USA Barack Obama che una politica monetaria espansiva degli Stati Uniti assolverebbe certamento allo scopo di guidare la crescita in casa, ma sarebbe potenzialmente dannosa per il Brasile e per altri paesi in via di sviluppo.

La decisione degli Stati Uniti di lasciare i tassi di prestito di riferimento vicino allo zero ha creato un sovraccarico di denaro speculativo che si è riversato in economie come quella del Brasile, con una conseguente sopravvalutazione delle valute locali e scarsa competitività delle fabbriche, «compromettendo in tal modo la crescita ... nei paesi emergenti,» ha dichiarato la Rousseff proprio nel primo giorno di una sua visita di due giorni negli Stati Uniti che si concluderà oggi.

Dilma Rousseff, nel suo secondo anno in carica, ha fatto degli squilibri valutari globali, sulla scia della crisi finanziaria del 2008, il centro della sua agenda di politica estera. Il mese scorso, la Rousseff ha pronunciato una denuncia simile sulla politica monetaria della zona euro al cancelliere tedesco Angela Merkel nel corso di una visita.

I reclami da parte dei leader politici dei mercati emergenti sostengono che la debolezza del dollaro e le politiche monetarie europee stanno avendo effetti collaterali indesiderati nel mondo in via di sviluppo e stanno trasformandosi in una nuova urgenza, dal momento che le grandi economie emergenti come il Brasile stanno rallentando, trascinate in parte dalle valute eccessivamente forti. L’economia brasiliana è infatti cresciuta a un tasso del 2,7% nel 2011, rispetto al 7,5% del 2010.

Anche se Dilma Rousseff ha usato la sua prima visita alla Casa Bianca di Obama per pronunciare un reclamo, il respiro più ampio negli argomenti toccati nel primo giorno della sua visita ha fatto emergere un desiderio di legami più stretti tra i due paesi. I rapporti erano infatti diventati tesi per le controversie sulla politica statunitense in Medio Oriente e in America centrale sotto il predecessore della Rousseff, Luiz Inácio Lula da Silva.

Nell’incontro all’interno dell’Ufficio Ovale della Casa Bianca, i leader hanno infatti discusso di una serie di questioni, dall’economia globale alla sicurezza regionale e per l’ambiente. Barack Obama ha elogiato il «progresso straordinario» che il Brasile ha fatto sotto il governo della Rousseff e ha parlato dei livelli «record» raggiunti dagli scambi tra i due paesi.

Davanti all’innegabile effetto delle politiche monetarie di USA ed Europa denunciati da Dilma Rousseff, gli economisti che sostengono l’approccio dei ricchi del mondo sostengono che è giustificato dal momento che il mondo intero - Brasile incluso - potrà beneficiare se la crescita negli Stati Uniti e dell’Europa riesce a ingranare una marcia più veloce. Ma si tratta, comunque, di un modello di economia globale che prevede il perpetuarsi di una gerarchia che i paesi del BRIC non amano, anzi cercano nell’attuale contesto di crisi la possibilità di cambiare i tradizionali rapporti di forza tra i paesi.