Le borse mondiali hanno chiuso il terzo trimestre con una pesante flessione, la peggiore dal 2011. Il trend ribassista è destinato a continuare o ci sarà il riscatto di fine anno?
Il trimestre appena concluso è stato senz’altro da dimenticare per i listini azionari di tutto il mondo, che hanno sperimentato il peggior andamento degli ultimi 4 anni. Le borse hanno visto andare in fumo ben 11.000 miliardi di dollari di capitalizzazione tra fine giugno e fine settembre. Il motivo? La crisi economico-finanziaria cinese e le preoccupazioni per il debito dei mercati emergenti hanno svolto un ruolo dominante nelle scelte degli investitori, che in estate avevano dovuto fare i conti con l’incertezza relativa al nuovo salvataggio della Grecia. Lo scoppio della bolla sui mercati cinesi ha poi devastato il sentiment generale, creando le condizioni per un fuggi fuggi rimediato solo parzialmente nelle ultime settimane.
Facendo un po’ i conti della serva, le borse europee sono quelle più in sofferenza dopo quelle dei mercati emergenti. Da inizio anno Piazza Affari resta sempre il listino migliore, seguito da Parigi. Negli ultimi dodici mesi, invece, è la borsa di Tokyo a comandare i rialzi, sebbene nelle ultime settimane abbia sperimentato clamorosi alti e bassi dovuti al boom della volatilità sui vicini mercati finanziari del Sud-Est asiatico. Di recente le borse hanno dovuto ingoiare un nuovo boccone amaro, legato sia al clamoroso crollo delle azioni Glencore (addirittura a rischio bancarotta) sia allo scandalo delle emissioni truccate della Volkswagen.
E’ chiaro che questo flusso di notizie negative ha confuso non poco gli investitori, che hanno preferito quantomeno alleggerire il carico di azioni in portafoglio dopo anni di rally eccezionali. L’ultimo trimestre potrebbe essere quello della svolta, ma non tutte le banche d’affari sono d’accordo. Di recente Goldman Sachs ha tagliato le stime sul target price dell’indice azionario americano S&P500 di 100 punti a 2mila, mentre Nomura si aspetta un ulteriore calo del 10-15%.
Dal canto suo Morgan Stanley invita a comprare azioni, sottolineando che si tratta di un’opportunità d’oro dopo i recenti forti ribassi. Si aspetta il riscatto anche Citigroup, che vede l’indice S&P500 in rialzo del 15% circa da qui a fine anno a 2.200 punti. Sullo sfondo, però, resta l’incognita legata alla reazione dei mercati al probabile aumento dei tassi di interesse della FED: il rischio è assistere a un finale d’anno ancora molto tormentato, nonostante storicamente si tratti di un trimestre che ha spesso visto le borse mostrare rendimenti molto positivi.
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